– di Francesca Nardi –









Un anno di commissariamento vissuto da bravi soldatini, l’aria sconfitta per l’occasione, ogni qualvolta vale la pena, mostrare quel senso di appartenenza che qualcuno aveva stracciato, sciabolando senza pietà, l’immagine adamantina di una comunità che si era distinta, fino al giorno prima del disastro, per un menefreghismo assoluto, tale da far impallidire il Guinness dei primati…Un anno da coloni in casa propria, ignari dei compiti per la “vacatio”, che ognuno di noi avrebbe dovuto assegnare a se stesso, per sfangare il tempo di mezzo, attenzionato e sub iudice. Nulla al di là del gorgoglio su misura dei soliti noti, petto in fuori , orgogliosamente pronti, a riprendere in mano i destini di una Città, troppo a lungo avvilita, ovviamente dagli altri …il tutto senza soffermarsi a considerare il contributo eventuale che all’avvilimento non era stato fatto mancare, o no?…Attraversare la Città non è mai stato triste come negli ultimi sei mesi, quando abbiamo iniziato a chiederci in cosa consistesse l’ordinario, cui avrebbe dovuto attendere la Commissione d’accesso, che si era insediata al Comune… Dai muri delle case agli angoli delle strade, lungo i marciapiedi luridi e decorati dai cespugli spontanei, inframezzati di cicche e tappi deformi di bottiglie, che crescono attorno al tronco degli alberi, ai sacchetti di munnezza abbandonati ovunque, trasuda un abbandono tale, da intristire persino il silenzio di dentro…e là dove la grigia desolazione dell’asfalto rattoppato e franato, sembra interrompersi, emerge il ridicolo in tutto il suo discutibile splendore, quel ridicolo che siamo riusciti ad imprimere a questa nostra povera Città…Lunghe e quel che è peggio, larghe piste ciclabili dipinte di azzurro, si snodano lungo le arterie principali, occupando pomposamente in alcune zone, più di metà della carreggiata, senza tener conto delle auto parcheggiate su un lato…E mentre sulle piste ciclabili non vedi transitare un ciclista, neppure a pagarlo a peso d’oro, le auto procedono in blocco e a tratti, come se fossero ammucchiate, mentre negli spazi recuperati a fatica in pieno traffico, sfrecciano ragazzini in motorino a due alla volta…E con lo zaino dei perché, che ad ogni passo sembra diventare più greve, arriviamo alla Chiesa del Buon Pastore, a quattro passi dal Rione Vanvitelli… e allora… perché non penetrare in quella dimensione affabulante che evoca campagne elettorali, all’insegna della promessa giocata sul bisogno, sull’aiuto provvidenziale che, candidati dal cuore d’oro, di qualsiasi colore e appartenenti a qualsiasi dinastia, non disdegnano di offrire “assai disinteressatamente”…ma la gente dei rioni è riconoscente non è vero?, e si offre di dare una mano “elettorale”, al generoso candidato, o no? E vorremmo vedere chi, tra i consiglieri in carica fino ad un anno fa, non è passato di qui…Ma… avvicinandoci all’area verde, ci accorgiamo che un enorme albero è caduto e le radici emergono dal terreno, evidenziando le proporzioni davvero esagerate del tronco. Apprendiamo che l’albero è caduto da qualche giorno e nessuno fino a quel momento, era venuto a controllare cosa fosse successo…Un giovane si avvicina e ci informa che lavora con suo padre, il quale è titolare di una ditta che si occupa proprio di rimozione e che sarebbero disposti a rimuovere gratuitamente l’albero caduto, ma, a quanto pare, la loro offerta non è stata neppure presa in considerazione…chissà perché… Uno sguardo più attento e la sintesi stessa del più totale abbandono in cui versa l’area verde e l’intero Rione Vanvitelli è data da un lampo di rosso in mezzo alle piante spontanee…Non lo credereste… ma si trattava di una panchina rossa, una di quelle panchine simbolo della lotta al femminicidio, completamente avvolta e coperta da arbusti cresciuti spontaneamente…Ed ancora una volta tentiamo di dare la giusta interpretazione all’ordinario cui la Commissione d’accesso avrebbe dovuto e dovrebbe attendere…E ricordiamo che è trascorso un anno e la Commissione Straordinaria non ha mai dato segno di sé alla Città, in alcun modo, magari con una banale conferenza stampa all’inizio del mandato…nulla di nulla fino a qualche giorno fa, quando la commissaria Daniela Caruso, nel corso di un’audizione con la Commissione parlamentare d’inchiesta, ha descritto l’Ente Comune di Caserta con tinte molto ma molto più fosche di quanto avessimo mai immaginato noi, nei momento più bui e deprimenti del nostro pessimismo…Una situazione “scioccante” avrebbe detto, consegnando gli impiegati del Comune ad un livello di tale inadeguatezza da lasciare intendere che la loro assunzione, fosse dipesa da ben altro che non da una corretta selezione.
“Feudalesimo organizzativo” è stata un’altra definizione calzante ed assai pungente che assieme al resto, ha fatto giustizia sommaria persino delle eventuali eccezioni…omertà e fallimento della politica che data molti molti anni addietro…una raffica di paccheri in piena faccia ad una intera Città, nessuno escluso e nessuno dinanzi a tali giudizi può chiamarsi fuori. Preso atto di tali valutazioni, è appena il caso di evidenziare che i tentativi dei puri a prescindere, di prendere le distanze dichiarando che da anni denunciano inascoltati la malagestio, sono più che ridicoli, addirittura grotteschi…Prima di ricominciare a fiatare a sproposito, sarebbe opportuno che gli eroi della Lega e la falange intemerata di Speranza per Caserta e Caserta Decide, scendessero dal piedistallo, si rimboccassero le maniche e visto che… loro sì che sono belli, buoni e bravi, si dessero una mossa ed iniziassero la fase d’ascolto seriamente, cominciando proprio dai Rioni e magari, vergognandosi tutti insieme di quella panchina rossa semi seppellita dalle frasche. Hasta la vista!



















