
Nella giornata di mercoledì 15 aprile, durante un controllo effettuato da una pattuglia della Polizia Provinciale di Caserta presso un’azienda di allevamento bufalino del territorio, sono stati individuati due lavoratori di origine marocchina, vittime di gravi forme di sfruttamento lavorativo.
Sembra che l’azienda era già stata oggetto di verifiche in passato e l’imprenditore è stato denunciato per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, con l’aggravante dell’impiego di manodopera straniera in condizioni di irregolarità.
Il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento continuano a manifestarsi in forme diffuse e strutturate approfittando di condizioni di estrema vulnerabilità di tante lavoratrici e lavoratori.
Ricordiamo che meno di un mese fa in occasione della missione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro, lo sfruttamento e la sicurezza nei luoghi di lavoro, svoltasi presso la Prefettura di Caserta, a cui hanno partecipato la CGIL Caserta e la FLAI CGIL Caserta ed hanno presentato un quadro articolato e allarmante della situazione nel territorio,
“Con le nostre attività di sindacato di strada abbiamo dimostrato negli anni le storture di un sistema che schiaccia i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Urge sempre più dare totale applicazione alla legge 199/2016. Per questo è urgente rilanciare la Sezione territoriale della Rete del lavoro agricolo di qualità, come strumento concreto di incontro tra parti sociali e istituzioni per elaborare pratiche di prevenzione del caporalato e dello sfruttamento.” Tammaro Della Corte segretario generale FLAI Caserta
Non c’è spazio per chi pensa di costruire il proprio profitto sulla dignità dei lavoratori vulnerabili, Chi sfrutta non è un imprenditore, è un elemento di disturbo che inquina il mercato e danneggia l’immagine delle nostre eccellenze, a partire dalla filiera bufalina.
Come FLAI Caserta ribadiamo ancora con forza che il lavoratore sfruttato deve poter contare su alternative concrete: percorsi di emersione, tutela effettiva dei diritti, accesso alla regolarizzazione e protezione da ritorsioni.
Ribadiamo anche l’introduzione e la piena applicazione del Documento di Coerenza in Agricoltura, come strumento per far emergere il lavoro nero e legare l’accesso ai fondi pubblici e al mercato al rispetto dei diritti e della sicurezza.
È indispensabile rafforzare il coordinamento tra tutti i soggetti preposti alla vigilanza sul lavoro — forze dell’ordine, ispettorati, enti locali — e incrementare gli investimenti in risorse umane e strumenti operativi. Allo stesso tempo, è necessario promuovere una cultura della legalità all’interno delle imprese agricole, sostenendo quelle realtà che rispettano le regole e contrastando con fermezza chi le viola. Per contrastarlo davvero serve colpire l’intera filiera, non fermarsi agli ultimi anelli, e garantire la piena applicazione della legge 199 del 2016, rafforzandone soprattutto la dimensione preventiva”.
La lotta al caporalato non è solo una questione di legalità, ma di civiltà e giustizia sociale. Su questo terreno non sono ammesse ambiguità né arretramenti, conclude Della Corte



















