“THE NORTHMAN” DI ROBERT EGGERS: UN CULT MODERNO

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-Di Ciro Scognamiglio-

Nel 2022 viene confezionato per il pubblico un film che, nonostante il flop iniziale, si è già affermato a distanza di soli 4 anni dall’uscita come uno dei lavori meglio riusciti e di maggior rilievo dei primi decenni del ventunesimo secolo. Il film in questione è The Northman, terza opera di Robert Eggers. Il regista americano è oggi considerato come uno dei più importanti fra i contemporanei, a livello di Denis Villeneuve; ricordato per la sua eccezionale opera prima The VVitch e per la recente reinterpretazione di uno dei più celebri vampiri del cinema: Nosferatu.

In un’originale reinterpretazione dell’Amleto di Shakespeare la trama segue per l’appunto il principe Amleth che giura vendetta nei confronti dello zio dopo l’assassinio del padre e il rapimento della madre. In una storia di pura violenza non filtrata in cui i cattivi e i buoni sono spesso indistinguibili The Northman è indubbiamente uno dei migliori film sui vichinghi mai realizzati.

Le continue incursioni della mitologia normanna dimostrano un alto livello di approfondimento registico da parte di Eggers che riesce a rappresentare su schermo valchirie, lich e berserker in maniera accurata e artisticamente molto accattivante. Un semplice dettaglio che esemplifica questo studio è l’alfabeto runico appositamente utilizzato in sceneggiatura da Sjon in collaborazione con studiosi specialistici.

Meravigliose anche le interpretazioni di tutta la troupe. Alexander Skarsgård è forse il vichingo più convincente e riuscito del cinema. Anya Taylor-Joy che rinnova la collaborazione con Eggers dopo The VVitch interpreta in maniera eccezionale il suo personaggio simbolo di razionalità che si oppone alla violenza insensata. Interessante anche Willem Dafoe che torna a collaborare con Eggers dopo il precedente The Lighthouse  in un ruolo tanto breve quanto importante. Nicole Kidman è per me la meno convincente del cast nonostante l’interpretazione più che sufficiente nei panni della madre di Amleth.

La parte del film che preferisco rimane senza dubbio la fotografia, che rispetta i canoni generali di tutte le opere di Robert Eggers grazie al suo eccellente direttore Jarin Blaschke, il quale riesce dopo il grande lavoro sul b/n di The Lighthouse ad approfondire l’uso di ombre e luci diegetiche per rimarcare ed evidenziare la sporcizia delle violenze commesse a schermo. Eccezionale lo scontro finale dove si utilizza come fonte luminosa la lava del vulcano in eruzione.