La giornata dell’Europa, il monito di De Gasperi

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–    di Vincenzo D’Anna*    –    

Ricorre la Giornata dell’Europa, il disegno politico nato nel 1941 con il “Manifesto di Ventotene” per un’Europa unita e libera, scritto dal socialista Altiero Spinelli e dal liberale Ernesto Rossi. Entrambi esuli politici, erano stati condannati e rinchiusi dal regime fascista nel carcere dell’isola di Ventotene. Il Manifesto fu il primo documento politico a delineare l’idea di un’Europa unita, fondata su una federazione di Stati: un nuovo modello capace di affrancare il vecchio Continente dalle tragedie di un futuro conflitto mondiale e dalla trappola del totalitarismo che quegli stessi conflitti avevano generato. Un’idea costruita poi molto lentamente in un’area geopolitica che finì per contrapporsi, per sistema di governo e principi di libertà, diritti individuali e democrazia decisionale, al blocco comunista formatosi a Est sotto l’imperio tirannico dei Soviet. Un processo di aggregazione tra Paesi che avevano scelto il modello delle democrazie occidentali e che divenne parte di quello scontro senza armi chiamato “guerra fredda”. Uno scontro che rifletteva l’antagonismo tra le due potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale: la Russia comunista e gli Stati Uniti d’America. Contrapposti interessi geopolitici originati dagli assetti postbellici determinatisi in Europa, sulla quale, per dirla con Winston Churchill, era calata una metaforica cortina di ferro. Il processo unitario cominciò con i Trattati di Roma, firmati il 25 marzo 1957 in Campidoglio. Un’intesa tra Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Lussemburgo e Olanda che diede vita a un mercato comune per favorire la cooperazione economica e garantire la pace. Il punto di partenza non fu politico, ma economico: cooperazione sulla produzione dell’Accaio e del Carbone ( CECA) e l’energia atomica ( Eurocom ) con il corollario della libera circolazione di persone, merci e capitali e dell’impegno a una legislazione comune in alcune materie, come l’agricoltura. Ancora oggi, a distanza di quasi settant’anni, si avverte però la carenza di una vera intesa politica tra i 27 Stati membri dell’Unione Europea. Benché siano state create una moneta unica, una Banca centrale, Corti di giustizia sovranazionali, vincoli e parametri di bilancio condivisi, politiche agricole comuni ex una Carta costituzionale europea con l’elezione a suffragio universale di un Parlamento, manca ancora ciò che caratterizza davvero una federazione di Stati. Mancano una politica estera ed un esercito comune, un autentico organo politico di governo europeo capace di assumere decisioni sovranazionali, superando i lecci dovuti ad assicurare l’unanimita’ di voto dei Paesi membri. Ma ciò che soprattutto blocca e rallenta decisioni e iniziative è l’idea della cosiddetta sovranità nazionale: la pretesa di tutelare i propri interessi a prescindere dalle decisioni europee. Il sovranismo, come il nazionalismo, è quasi sempre il rifugio dei bricconi, l’argomento rifugio dei politici incapaci, un espediente che rende ciascun membro della Ue coeso con gli altri soltanto quando vi siano vantaggi economici o politici da ottenere per la propria nazione. In questo stato di cose, ancora lontano da una vera sintesi federativa, pensare a un’Europa realmente unita appare quasi un mito. E torna allora attuale la lezione di uno dei padri fondatori dell’unità europea: Alcide De Gasperi. Un monito ancora oggi rilevabile nello stralcio dell’intervento pronunciato in Senato dallo storico leader democristiano nel novembre del 1955: “L’unità europea è un mito, è vero, nel senso soreliano. Ma se volete che un mito ci sia, ditemi quale mito dobbiamo dare alla nostra gioventù per quanto riguarda i rapporti fra Stato e Stato, l’avvenire dell’Europa e del mondo, la sicurezza e la pace, se non questo sforzo verso l’unione. Volete forse il mito della dittatura, della forza, della propria bandiera, sia pure accompagnato dall’eroismo? Ma noi creeremmo di nuovo quel conflitto che porta fatalmente alla guerra. Io vi dico che questo è un mito di pace; questa è la strada che dobbiamo seguire”. Oggi restano gli stessi dubbi e l’analogo scetticismo. Ma stiamo peggio di allora, perché non abbiamo più un De Gasperi a governarci.

*già parlamentare