Ordine degli Ingegneri, tensioni & prevaricazioni

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Le modalità con cui si è giunti all’elezione del nuovo Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Caserta continuano ad alimentare riflessioni e forti perplessità all’interno della categoria.
Le dichiarazioni pubbliche dell’ing. Luigi Vitelli hanno rivendicato il risultato elettorale come espressione della volontà della maggioranza. Tuttavia, quanto accaduto nel corso del primo Consiglio di insediamento ha evidenziato un quadro politico ben più complesso, caratterizzato da tensioni, divisioni interne e tentativi falliti di mediazione.
Prima ancora del ritiro della candidatura del professor Gianfranco De Matteis, erano state avanzate diverse proposte finalizzate a garantire la partecipazione e il coinvolgimento di tutte le componenti consiliari, comprese le altre due liste presenti in Consiglio, nel tentativo di costruire una governance realmente condivisa e rappresentativa dell’intera categoria.
Nel corso della seduta era infatti emersa la volontà di costruire una Presidenza condivisa. In tale direzione si era mosso il professor De Matteis che, nell’interesse della categoria e con spirito di responsabilità istituzionale, ha ritirato la propria candidatura favorendo il tentativo di convergere sull’ing. Vittorio Felicità, figura ritenuta capace di rappresentare entrambe le componenti del Consiglio.
Lo stesso Felicità aveva dichiarato la propria disponibilità ad assumere la Presidenza soltanto in presenza di un consenso unanime. Quel consenso, però, non è arrivato proprio da parte di alcuni consiglieri della sua stessa area politica, facendo definitivamente fallire il tentativo di una soluzione condivisa.
La successiva candidatura dell’ing. Vitelli è così apparsa, agli occhi di molti consiglieri, non come il risultato di una sintesi istituzionale, ma come una scelta imposta dalla sola forza numerica della maggioranza.
Ed è proprio questo il nodo politico che oggi preoccupa maggiormente: una Presidenza nata senza condivisione, senza unanimità e in un clima di forte contrapposizione rischia inevitabilmente di essere fragile sin dal primo giorno.
La democrazia, soprattutto all’interno di un Ordine professionale, non dovrebbe limitarsi alla semplice conta numerica dei voti, ma dovrebbe fondarsi sulla capacità di costruire equilibrio, ascolto e rappresentanza dell’intera categoria. Quando invece prevale la logica dell’imposizione politica, il rischio è quello di generare divisioni profonde e un clima istituzionale costantemente instabile.
L’abbandono della seduta da parte dei consiglieri della lista “Ingegneri Insieme”, con relativa verbalizzazione della propria posizione, rappresenta il segnale più evidente di una frattura politica che potrebbe accompagnare l’intero mandato.
E proprio i numeri emersi in Consiglio alimentano ulteriori interrogativi sulla stabilità futura dell’Ordine: una maggioranza di appena 8 consiglieri contro 7 appare infatti estremamente fragile e potenzialmente esposta a continui cambiamenti di equilibrio. In un contesto già segnato da tensioni interne, basterebbe infatti una sola posizione diversa per mettere in discussione l’intero assetto politico del Consiglio.
La domanda che oggi molti iscritti si pongono è inevitabile: quanto potrà reggere una Presidenza nata in questo modo, priva di quella unità, di quella autorevolezza e di quella compattezza necessarie per guidare serenamente il Consiglio dell’Ordine?