Sembra quasi impossibile in un periodo dove ogni uscita viene prematuramente etichettata come capolavoro o viceversa come scempio riuscire a parlare di un film che invece si trova, in maniera oserei dire oggettiva, a nessuno degli estremi. Backrooms di Kane Parsons non è infatti né il capolavoro assoluto declamato da molti né il disastro dichiarato da altrettanti, ma un buon compromesso.

Prima di tutto ci tengo a esprimere la mia opinione sulle numerose polemiche che sono dilagate proprio in merito alla scelta dell’allora diciannovenne Kane Parsons come regista. A mio parere non c’è cosa migliore nel mondo artistico che dare possibilità anche ai giovanissimi permettendo l’ingresso di “aria fresca”. Stiamo parlando poi di un nome già conosciuto sul web grazie al suo canale YouTube in cui aveva già pubblicato numerosi cortometraggi (realizzati in maniera autonoma) tutti inerenti al medesimo mondo: quello delle Backrooms per l’appunto, un fenomeno horror nato in internet avente a che fare con spazi surreali e illimitati che col tempo ha sviluppato un enorme community di cui Parsons era senza dubbio maggiore esponente.

Detto ciò la trama è quanto mai semplice: Clark (Chiwetel Ejiofor) è un architetto di mezz’età che si ritrova cacciato di casa e costretto a gestire un negozio di mobili per sopravvivere quando cominceranno ad avvenire strane interferenze che lo porteranno a scoprire l’ingresso ad un altra dimensione. Dopo una prolungata scomparsa la psicoanalista di Clark Mary (Renate Reinsve) sì metterà in cerca del suo paziente.

Durante la visione del film vi sono state tre cose che ho decisamente apprezzato e tre che ho decisamente disprezzato:Partendo dai lati assolutamente positivi impossibile non citare le parti interamente ricreate con l’effetto analogico delle camere a nastro che restituiscono a pieno il clima di analog-horror tipico dei corti originali di Parsons (dei quali è possibile notare numerosi easter egg). Si nota moltissimo in positivo anche la dichiarata ispirazione a David Lynch nella costruzione dell’inquietudine anche nelle scene più normali. Nonostante tutto ciò la parte migliore del film rimangono le scenografie: metri quadri di puro spazio liminale che potrebbero addirittura valere una candidatura agli oscar in mia opinione.

Parlando ora dei lati negativi è impossibile non partire dal punto più debole del film: il mostro. Un pupazzo di tre metri che può risultare si disturbante ma non di certo terrorizzante come mi sarei aspettato. In generale una grande pecca del film è la suspence che risente di un pacing a tratti lacunoso che concentra tutti i suoi sforzi nell’ultimo atto. La cosa che più mi ha sconcertato è stata però la sensazione di aver assistito a una semplice introduzione di un universo cinematografico tutto da espandere.

In conclusione devo dire che personalmente reputo Backrooms un’opera prima ottima pur con numerosi difetti (senza annoverare quelli oggettivamente dovuti al budget limitatissimo), specialmente considerando l’età così giovane del regista che si presenta indubbiamente promettente.


















