
– di Giuseppe Rock Suppa –
Nel panorama desolante politico italiano, flagellato da piaghe bibliche come il rispetto reciproco, l’inclusività e la devastante minaccia dei dotti che usano i congiuntivi, un faro di speranza si è acceso nel buio. Anzi, un proiettore da stadio alimentato a testosterone e nostalgia: l’eurodeputato e leader di un nuovo partito Generale Roberto Vannacci.
Senza il suo avvento, come avremmo fatto a sapere che il mondo è “al contrario”? Vivevamo nell’illusione che la Terra girasse intorno al Sole, e invece gira intorno al cortile di una caserma degli anni ottanta. Con la grazia letteraria di un carro armato che tenta di fare retromarcia in un negozio di cristalli, l’alto ufficiale ha scalato le classifiche e i palazzi di Bruxelles armato di una sola, incrollabile certezza: la normalità la decide lui, possibilmente misurandola con il righello d’ordinanza e dizionario Zingarelli nel cervello.
Il suo capolavoro sociologico ci ha finalmente aperto gli occhi sui veri drammi dell’umanità. Non il cambiamento climatico, non le guerre, ma il fatto intollerabile che le minoranze pretendano di non essere discriminate a favore di telecamera. Con la profondità filosofica di un meme di Facebook condiviso da tuo zio conservatore alle tre del mattino, il Generale ha sdoganato il diritto divino di dire ad alta voce tutto ciò che una volta si sussurrava soltanto al terzo negroni al bancone del bar.
Che dire poi della sua fulminea transizione da uomo in divisa a paladino dell’Europarlamento? Un sacrificio immenso. Lasciare le fatiche della strategia militare per andare a combattere la “dittatura del politicamente corretto” sulle poltrone di Bruxelles, percependo un modesto stipendio da eurocrate che, siamo certi, accetta solo con profondo disgusto patriottico.
Grazie, Generale. Grazie per averci ricordato che per fare politica in Italia e scrivere bestseller non servono visioni sul futuro o programmi economici complessi. Bastano un forte accento sulla “patria”, un pizzico di fobia per tutto ciò che è fluido e libero e soprattutto la granitica incrollabile convinzione che il progresso sia solo un brutto malinteso della storia. Avanti marsh, verso il Medioevo!



















