– di Francesca Nardi –
Se soltanto riuscissimo a disporci con intelligenza e consapevolezza, dinanzi a ciò che appare come il risultato deleterio ed inevitabile, di una malagestio accertata, appunto, in sintesi soltanto dai numeri finali, forse ci accorgeremmo dell’esistenza di fattori e di altri “numeri” pregressi, sui quali sarebbe di fondamentale importanza ragionare. Senza nulla togliere al lavoro della commissione prefettizia che, a seguito delle note vicende che hanno coinvolto l’amministrazione comunale, si è insediata al Comune di Caserta, il tempo stesso che scorre inesorabile e in previsione di una nuova tornata elettorale, diventa addirittura automatico, ripercorrere con attenzione diversa e maggiore coinvolgimento, alcuni passaggi. Il numero di dipendenti comunali a Caserta, si aggirava intorno ai 600 fino a circa dieci/dodici anni fa, ridotti a 500 nel 2015 fino a raggiungere i 160 negli ultimi anni…Ce la va sans dire che la situazione debitoria del Comune di Caserta che continua a tenere banco nell’immaginario collettivo, provocando critiche, insulti e all’occasione, pericolosi vaticini nei confronti dei presunti colpevoli, non fa una piega ma… forse uno sguardo al cuore del problema, scarno e spoglio di ogni aggiunta o giustificazione, sarebbe interessante lanciarlo. Ed il risveglio improvviso dell’attenzione si è verificato quando, quasi per caso abbiamo appreso che la commissione prefettizia all’atto dell’insediamento, aveva già provveduto a farsi affiancare da ben 25 attachés di sua fiducia…Partenza con la doverosa aggiunta, per analizzare il lavoro che originariamente veniva svolto da 600 dipendenti e da qualche anno soltanto da 160 circa…un lavoro che, nell’arco di dieci anni ed oltre, si era aggravato sicuramente di nuove formule e nuovi particolari, evolvendosi nella maggior parte dei suoi meccanismi, o no?, pertanto…senza indugiare troppo nella formulazione delle ipotesi, appare naturale presumere che ognuno o la maggior parte di quei 160 dipendenti, dovesse trovarsi a svolgere in determinate circostanze ed in linea di massima, il lavoro di tre dipendenti, o no? Ma non vogliamo rischiare di restare intrappolati in un ingranaggio troppo complicato per chi guarda dall’esterno, anche se non dovrebbe essere poi così difficile, per gli esperti del settore trovare il bandolo della matassa e sfilarlo fino in fondo…Ed appunto per questo… ciò che lascia perplessi, dinanzi ad una, per noi, nuova chiave di lettura dei fatti, è soprattutto il disprezzo mostrato da una componente della commissione prefettizia, nel contenuto della prima relazione al Prefetto, nei confronti proprio del personale, ridotto numericamente all’osso, per il giudizio della cui formazione di tipo medioevale, la commissione stessa aveva avuto bisogno di ben 25 assistenti. Hasta la vista!



















