CASERTA – La violenza di genere è una questione, innanzitutto, culturale: è ciò che hanno voluto
sottolineare oggi pomeriggio presso la sede centrale dell’ASL di Caserta i sottoscrittori del
protocollo d’intesa per la promozione di una risposta integrata, tempestiva e multidisciplinare
ed il rafforzamento della rete di protezione a sostegno delle persone più vulnerabili.
In provincia di Caserta si registra, come spiegato dal Sig. Questore Andrea Grassi, la più bassa
percentuale, a livello nazionale, di recidiva dei comportamenti violenti da parte dei soggetti
destinatari di ammonimento. Un risultato particolarmente significativo, che costituisce la
premessa sulla quale si innestano le azioni di rafforzamento della rete istituzionale e
interistituzionale e il coinvolgimento coordinato di soggetti diversi, ciascuno con competenze
specifiche e complementari.
In questo solco si inseriscono le attività previste dal protocollo d’intesa volto a favorire
l’emersione dei fenomeni di violenza, migliorare i percorsi di accoglienza e presa in carico delle
vittime e rafforzare ulteriormente le attività di prevenzione e sensibilizzazione sul territorio.
La sottoscrizione del Protocollo conferma dunque un principio fondamentale: fare rete
significa condividere responsabilità, competenze e strumenti, ma anche costruire una cultura
comune della prevenzione e del contrasto alla violenza di genere.
È attraverso la collaborazione quotidiana tra istituzioni, Forze dell’Ordine, servizi sanitari e
realtà territoriali che è possibile raƯ orzare la capacità della comunità di riconoscere la
violenza, prevenirla e offrire alle vittime risposte tempestive, efficaci e rispettose della dignità
della persona. È proprio su questo aspetto che si è soffermato il Direttore Generale dell’Asl
Caserta Antonio Limone sottolineando il lavoro che nei vari distretti della provincia si sta
portando avanti per il rafforzamento di un sistema territoriale più attento nell’intercettare i
segnali della violenza e più efficace nell’accompagnare le persone verso percorsi di protezione e di cura.
Il Protocollo sottoscritto oggi rappresenta un ulteriore tassello di un percorso che mette al
centro non soltanto la risposta all’emergenza, ma soprattutto la capacità di intervenire prima
che la violenza si manifesti o si ripeta. Particolare attenzione sarà riservata alle persone che
vivono condizioni di maggiore vulnerabilità, comprese quelle che possono incontrare barriere linguistiche, culturali e sociali nell’accesso ai servizi. In tale ambito assume un ruolo strategico
il contributo dell’INMP, rappresentato oggi dal Direttore Generale Cristiano Camponi,
orientato alla promozione dell’equità in salute e al contrasto delle disuguaglianze.
Il raƯ orzamento della rete significa, dunque, non solo garantire una risposta più eƯ icace alle
situazioni di violenza, ma anche costruire le condizioni perché i segnali di disagio e di rischio
possano essere riconosciuti tempestivamente e perché le persone sappiano di poter trovare,
nelle istituzioni e nei servizi del territorio, ascolto, protezione e sostegno.
Un’alleanza istituzionale che pone al centro la collaborazione, la prossimità e la capacità di
intercettare i bisogni delle persone più vulnerabili, affinché nessuno resti solo di fronte alla violenza.



















