INGIUSTIZIA & RICERCA…

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    – di Francesca Nardi –

Mario De Michele è stato assolto perché il fatto non sussiste…L’accusa di estorsione ai danni di Angelo Brancaccio, è caduta miseramente, rotolando al contrario lungo il solito dirupo, fino a raggiungere il mare nostrum, nostrum de iure e de facto, la cui profondità, per l’occasione, farà concorrenza alla Fossa delle Marianne e pertanto, sarà difficile che la falsità dell’accusa riemerga e galleggi, e si imponga lordata di vergogna, all’attenzione della brava gente, timorata di Dio, e restituisca spazio, tempo, parole in libertà e giustizia ad un giornalista generoso, troppo intelligente e preparato, per non essere talvolta preda di se stesso e sovente oggetto di una, scioccamente perfida, sottile, ripetitiva sintesi di un’antica memoria peraltro usurata.

In principio fu l’Ingiustizia, aspra e gelida come una scheggia di ghiaccio, levigata e resa viscida dalla calunnia…poi, il fruscio sibilante della notizia, incolore, insinuante, a tratti decorato e morbido, che percorre le arterie fino al cuore…il cuore… lo stesso che Aristotele identificava come sede dell’anima, come l’impulso stesso della vita, sintesi del tutto…e nel tutto si identificano il bene, il male e la scelta. L’Ingiustizia, che divide equamente il suo potere con il cinismo, elabora con lucidità la procedura vincente e considera con sufficienza la vittima, il dolore, l’umiliazione e…persino il sopraggiungere della morte di dentro, purché non si veda…purché non si sappia… perché…anche l’Ingiustizia ha un’immagine da tutelare!… La vittima quindi, avrebbe imboccato un calvario che nessuna eventuale assoluzione, avrebbe potuto cancellare ma… poiché il cuore è la sede dell’anima, del bene e del male, comunque fossero andate le cose, tutto avrebbe prima o poi, dovuto risolversi con il minor danno, a prescindere, n’est pas?, e se la vittima, qualora fosse stata riabilitata, fosse stata messa nelle condizioni di non esagerare gioendo più di tanto, anche l’Ingiustizia avrebbe salvato la faccia e ricominciato, o no?

NO! Poco più di un anno fa, incredula e preoccupata, chi scrive, ha frugato nelle tasche dell’Ingiustizia che, per l’occasione, si manifestò camuffata da martire tremolante…Ma io cercai le prove nascoste di quelle cicatrici che redimono e cercai di tradurre i giorni del silenzio di Dio, sperando che una verità lacera e sanguinante, si sarebbe fatta strada tra le macerie del dolore trascorso e lasciato a dimora in una cella, dallo stesso uomo che, in quella stessa cella, aveva macerato gli anni e la memoria.  Fu allora che compresi la perversione della solitudine invecchiata, che tenta di suicidarsi e i diversi affluenti superstiti che conducono al delta di una coscienza mutevole e vendicativa. Fu allora che compresi: il ragazzo brillante che molti anni fa a TvLuna veicolò il suo spirito ribelle, in quel giornalismo colto e critico che assai difficilmente capita d’incontrare, era appena stato incastrato nel delta di risulta di una coscienza tormentata, che inquinava le azioni di un uomo che nonostante le esperienze vissute, non era riuscito a ritrovare il percorso di ieri. Mario De Michele non aveva commesso alcuna estorsione, ma sicuramente era stato estorto…ed una parte della sua vita era inesorabilmente perduta, morta nell’umiliazione di doversi consegnare stanco e offeso, alla comprensione e all’amore della sua famiglia.

Alan e Larry erano due macachi di cui si impadronì la “ricerca”che Aristotele, nella sua logica perfetta, avrebbe identificato come la negazione dell’anima, la negazione del bene e del male, la sintesi dell’orrore.  La ricerca infatti, poteva non tener conto di certe convenzioni morali, perché non avendo il cuore e quindi non essendo sede dell’anima, aveva licenza di vivisezione, di tortura prolungata, di orrore continuato ed inoltre, quando non vi fosse stato più nulla da smembrare, la sua licenza di morte aveva il potere di negare alle due vittime una dolce agonia…nessuna condanna…soltanto inutile pietas

Quale sia la differenza in termini di annientamento dello spirito, della volontà e dolore tra l’Ingiustizia e la Ricerca, è arduo, difficile e forse impossibile da isolare e considerare ma, se un’altra ricerca pervadesse i territori fisici e morali propri dell’Uomo, potremmo rivedere le colpe e le responsabilità di coloro che uccidono senza spargimento di sangue. Hasta la vista!

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