IL TELEVIDEO VIVE E LOTTA INSIEME A NOI

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di Peppe Rock Suppa

Te lo ricordi il Televideo?

Chiedo a mia mamma settantenne ma molto smart, ha tutte le piattaforme streaming, ha I’ultimo smartphone e usa le Airpods meglio di me. Certo che me lo ricordo, mica sono rimbambita! Guarda e clic, le metto la tv sul Televideo. Come hai fatto? Esiste ancora mamma, e lei guarda lo schermo basita.

Eh sì, il Televideo c’è ancora, tale e quale al 1983, quando avevo cinque anni, quando Enzo Tortora annunciò il servizio RAl a Portobello, al momento solo per i televisori dotati di un decodificatore teletext. Non c’erano ancora i cellulari, gli sms, internet, nulla, e ora che c’è tutto c’è ancora il Televideo, con la stessa grafica con pixel di un centimetro.

Quindi immagino coloro che lavorano al Televideo, come saranno, chi saranno? Secondo me nella RAI c’è uno scantinato apposta, una segreta, e sono convinto che ci sia un piano interrato, livello -4, dopo l’archivio, dopo le bobine di Lascia o Raddoppia, dopo gli scheletri di Sanremo. Un bunker. Una cripta cristallizzata negli anni ottanta dove sono rinchiusi gli operatori del Televideo, seduti alle loro scrivanie, con davanti ciascuno un Commodore 64, una figata, appena uscito. Perché loro, gli addetti al Televideo, sono rimasti ancora nel 1983, al governo c’è Bettino Craxi, al cinema spopola Adriano Celentano e le notizie che scrivono credono non siano vere, i dirigenti della RAI Ii hanno convinti di essere degli autori di fantascienza, e mangiano tutto il giorno gli Oro Saiwa con i fumetti di Snoopy e bevono succhi di frutta Billy e sperano che un giorno I’Unione Sovietica crolli insieme al Muro di Berlino, come hanno fantasticato loro scrivendo che sarebbe accaduto nel 1989, tranne alcuni in redazione che sono comunisti, non pochi, dicono che non succederà mai.

E non è finita. Perché in fondo al bunker c’è la redazione sportiva. Quella è messa anche peggio. Loro sono convinti che Maradona giochi ancora nel Napoli. Ogni domenica aggiornano la classifica: “Napoli primo, a 2 punti dalla Juve di Platini”. Hanno un calendario del 1987 appeso al muro e lo usano come se fosse quello cosmico. Il caporedattore li guarda e sentenzia: “Ragazzi, non esageriamo con la fantasia. Il pubblico non è pronto. Restiamo sul credibile: Schillaci capocannoniere ai Mondiali”. Poi c’è il reparto meteo. Da 40 anni scrivono “Cielo sereno su tutto il Paese, salvo locali addensamenti al Nord”. Non hanno finestre, quindi non possono verificare. Una volta uno ha proposto: “E se mettessimo pioggia? Così, per cambiare”. È stato trasferito all’ufficio abbonamenti. Da lì non è più tornato.

Il Televideo non è un servizio. È un TSO editoriale. È la Rai che tiene in vita dei replicanti convinti di essere esseri umani, che scrivono il futuro senza sapere che il futuro è già passato, li ha doppiati, e non si è nemmeno fermato a salutarli. È archeologia in diretta. È Pompei con la connessione lenta. E la cosa più cinica è che funziona. Perché ogni tanto lo apri, per sbaglio o per nostalgia, e lui è lì. Fedele. Immobile. Inutile. Come un parente che non muore mai e sta sempre sulla poltrona buona.

L’anno scorso, se fossero potuti uscire, questi poverini, se qualcuno li avesse liberati, se solo sapessimo dove sono imprigionati, avrebbero voluto vedere Rambo, con questo nuovo attore che si chiama Sylvester Stallone e che ha fatto anche il film Rocky, ma gli hanno detto che nella realtà reale, non quella virtuale e fantastica che scrivono loro sul Televideo, al cinema è appena uscito il film Ai confini della realtà, e loro vorrebbero tanto andarlo a vedere, almeno questo, perché qualcosa, nel profondo, gli dice che li riguarda.

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