Delitto Piscitelli, un pentito di camorra racconta la verità sul sindaco ucciso e bruciato

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CERVINO – (Tina Palomba) Un pentito di camorra avrebbe raccontato un nuovo retroscena sulla atroce morte del sindaco Giovanni Piscitelli, il sindaco di Cervino ucciso e bruciato in località Lebbrosi a Durazzano il 28 febbraio del 2008. Le dichiarazioni potrebbero essere depositate nel processo in Corte di Assise di Appello in attesa di fissazione dopo il ricorso del pubblico ministero.  Le indagini successive alla morte del sindaco, dunque, durarono 14 mesi sembrarono segnare una svolta nel marzo del 2009: l’allora capo dell’Ufficio Tecnico Comunale, Pietro Esposito Acanfora, e un imprenditore del posto, Vincenzo Vigliotti, furono arrestati e indagati per la sparizione del primo cittadino. Ma, poco più di due settimane dopo, i due furono scarcerati dalla decima sezione del Tribunale del Riesame per «mancanza di elementi». Nel gennaio del 2012, infatti, al termine del processo celebrato con il rito abbreviato, Acanfora fu assolto in primo grado «per non aver commesso il fatto» dal giudice Marcello De Chiara; la posizione di Vigliotti, invece, fu stralciata e archiviata come pure quella di Franco Piscitelli. In attesa di fissazione del giudizio in secondo grado i difensori di parte civile  per la moglie e i due figli sono assistiti da Renato Jappelli  hanno presentato proprio ieri un’ulteriore sollecitazione per la fissazione del giudizio d’appello. Lo stesso l’avvocato del Comune, l’avvocato Giovanni De Lucia chiede “La verità su questa brutta storia”.  Sullo sfondo del delitto si va delineando sempre di più un movente di natura economica. Chi uccise il sindaco lo eliminò con determinazione forse per questione di una vendita di terreni. Questa l’idea che si sono fatti gli investigatori, ma senza dare un nome e un volto alla mano assassina