STORIE DI RISCATTO ED EMOZIONI ALL’EX CANAPIFICIO

di Francesco Capo

“Oltre la violenza, il riscatto”, la serata organizzata ieri 3 dicembre presso il centro sociale ex canapificio ha regalato emozioni

 e la pelle d’oca a me che ho avuto il privilegio di viverla. Blessing Okeidon, una giovane donna nigeriana, ha raccontato con forza, coraggio, facendo piombare il silenzio nella sala, la sua storia di dramma e riscatto.

A ventisei anni viene ingannata da una amica di famiglia che le propone un lavoro sicuro nel settore dell’informatica (materia in cui Blessing è laureata) e una prospettiva di vita migliore in Italia.

Giunta a Castel Volturno, scopre di essere finita nelle mani di trafficanti di esseri umani e che il lavoro che deve iniziare la sera stessa del suo arrivo è la prostituta. “Ero pietrificata, spaventata, avrei voluto scappare, ma non apevo dove andare e non parlavo una parola di italiano”, ha raccontato Blessing. “Io sapevo bene dell’esistenza di organizzazioni criminali che nel nostro paese vendono le donne, ma non avrei mai creduto di finirci dentro. Pensavo che non mi riguardasse”.

“Mi dicevano che con il tempo avrei fatto l’abitudine: a ventisei anni dovevo accettare di essere trattata come un oggetto, a ventisei anni dovevo accettare di fare un lavoro che non sapevo fare, a ventisei anni dovevo rassegnarmi ad essere una schiava per far arricchire altre persone”, ha ripetuto urlando con forza e rabbia la giovane donna.

“Una sera non ce l’ho fatta più e sono andata a denuciare tutto alla polizia”. Da lì l’incontro con suor Rita Giaretta di Casa Rut, dove i poliziotti portano  Blessing che non sa dove andare.

“Di storie come quelle di Blessing ce ne sono tante e lei è stata più fortunata rispetto a tante altre, perché ha avuto la forza di uscirne grazie alla sua cultura e a una famiglia forte alle spalle”, ha detto suor Rita. “Altre ragazze non riescono a ribellarsi e si rassegnano al dramma di fare quel lavoro, ma dentro di loro c’è un dolore, un grido soffocato che noi non vediamo e non sentiamo”.

“La tratta delle donne è il mercato più reddittizio per la criminalità organizzata, più della droga e dell’usura.   Ogni mese in Italia sono nove milioni le prestazioni sessuali a pagamento: come è possibile che uomini di ogni età, estrazione sociale e cultura accettino tutto questo?”, ha gridato suor Rita. “Occorre un nuovo modo di concepire e vivere le relazioni, fondato sull’amore e non sul possesso. É un cambio di mentalità che tutti noi dobbiamo compiere, altrimenti il problema dello sfruttamento della prostituzione non sarà mai risolto”, ha detto suor Rita.

Prima degli interventi di suor Rita e Blessing, la compagnia teatrale Matutae ha messo in scena “Stazione di servizio 23”, uno spettacolo contro il femminicidio, che racconta soprattutto l’abitudine e rassegnazione ad accettare forme di violenze fisiche e psicologiche che andrebbero subito denunciate.

La storia di Blessing Okeidon è raccontata nel libro “Il coraggio della libertà. Una donna uscita dall’inferno della tratta”, scritto da Blessing con la giornalista Anna Pozzi ed edito da Edizioni Paoline.

Suor Rita ha invitato ad acquistarlo insieme al pacco “Traffichiamo speranza”, contenente prodotti realizzati dalle ragazze di casa Rut: due belle idee per un ragalo di Natale.

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