L’EQUO GIUDIZIO FEMMINISTA: DONNE DI SERIE A E DONNE DI SERIE B

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di Francesca Nardi

Grazie a Gene Gnocchi ed alle sue sozzure dialettiche, abbiamo la possibilità di dissertare sulle due velocità della pietas…sulle diverse sensibilità che si accendono nel petto, caliente a comando, delle strenue sostenitrici della dignità femminile, sugli alti ed i bassi delle  proteste, innalzate  secondo il quadro politico della convenienza o… meglio ancora e sintesi del tutto…sull’aridità di fondo e la plateale ignoranza, intorno alla quale si innesta la battaglia fasulla per i diritti delle donne e per il rispetto cui pare  si attenti talvolta, anche per un sospiro andato per traverso…Grazie ad un poveraccio come Gene Gnocchi ultima spiaggia,  ed all’assenza di reazione che hanno generato le sue immonde battute, possiamo ragionare sulle battaglie fasulle dell’umanità variopinta…perché una battaglia che sceglie come e quando illuminarsi di santa gloria o animarsi di sacro fuoco, non per l’offesa nel suo significato, ma secondo chi sia stato offeso, non è una battaglia degna di questo nome… è infatti soltanto il saggio partigiano di una discriminazione vergognosa…e se la persona offesa è una donna morta barbaramente, il silenzio del dopo è una vera e propria schifezza. Ma…ciò che disgusta davvero, non è il silenzio delle femministe politicizzate “a pene di segugio” ma bensì il silenzio conveniente di quelle donne che, pur mosse a pietà e sdegnate per l’insulto arrecato ad una donna uccisa, tace ugualmente, per non inimicarsi il sistema imperante. Claretta Petacci a differenza di molte eroine contemporanee seguì l’uomo di cui si era innamorata, nella sventura, nel declino e nella morte…a differenza delle decine di migliaia di italiani che, dopo essersi usurati la lingua per un ventennio, allo sbarco degli americani si trasformarono in dissidenti del regime…