QUEL PASTICCIACCIO DELLE ELEZIONI DEL 2018

0

Manca ancora qualche giorno e poi finalmente avremo contezza di questo pastrocchio chiamato – Elezioni Politiche 2018. Una tornata elettorale chiesta a gran voce un po’ da tutti, una sfida all’OK Corral tra Renzi, Grasso, Berlusconi e Di Maio, tutti e quattro armati fino ai denti, ma consapevoli che se qualcosa durante queste elezioni dovesse andare storto, questa volta veramente qualcuno ci lascia le penne. Ognuno di loro si è preparato la propria squadra, e questa operazione ha già lasciato sul campo diversi morti e feriti, ma l’effetto domino è continuato, e proprio certe scelte, che non sono state condivise dalla base dei partiti o dall’elettorato, hanno portato ad una deflagrazione interna dei partiti e della stessa campagna elettorale. Siete proprio sicuri che il risultato elettorale che uscirà dalle urne, rispetterà il reale quadro politico locale e nazionale? Basta guardarsi con attenzione un po’ intorno per valutare l’impegno che molti animali politici del territorio stanno mettendo in campo. Preferiamo non fare nomi, anche se qualcuno riuscirà a riconoscere tra le righe questo o quel personaggio politico. Partiamo dal Partito Democratico, rappresentato sul territorio da una miriade di amministratori, sulla carta dovrebbe fare man bassa, ma i rumors non sono così ottimistici, sarà stata l’inchiesta di Fanpage, alcune scelte nelle candidature o le gelosie trasversali, ma si prevede una ecatombe elettorale, che inevitabilmente porterà all’epurazione di una classe dirigente, che dovrebbe lasciare spazio alle seconde file del partito. Una sorta di cannibalismo democratico, dove i voti sono dirottati su Liberi e Uguali, e sui 5 Stelle per i più disinvolti. Il primi cittadini, i consiglieri regionali e qualche grande elettore, lanciano laconici appelli all’unità di partito e poi non si degnano di fare una telefonata per raccogliere preferenze, anzi se la fanno è per denigrare la propria compagine. I candidati fanno buon viso e cattivo gioco, che altro potrebbero fare se non contenere i danni, aspettano il risultato elettorale per poi vendicarsi in una prossima notte dei lunghi coltelli.

Se Atene piange Sparta non ride, anche il Centrodestra, e Forza Italia in particolare, dopo una partenza sprint che la vedeva come la coalizione da battere, adesso si ritrova a fare i conti con un fisiologico effetto down legato alle incertezze sulla probabile ingovernabilità del Paese dovuta al difficile raggiungimento dell’agognato 40% sul totale dei deputati, e contestualmente anche delle ipotetiche alleanze che si prospettano. Se poi ci mettiamo le frizioni interne con la Lega e Fratelli d’Italia su alcuni punti del programma, e parliamoci chiaro anche rispetto alla leadership della coalizione, il momento non è dei più idilliaci e perciò potrebbe riflettersi negativamente sul risultato. Liberi e Uguali non ha un risultato precedente con il quale confrontarsi, e questo per loro è una fortuna, ovviamente stanno approfittando di questo momento di sbandamento dell’elettorato di centrosinistra, e riescono a raccattare diversi voti che inevitabilmente porteranno ad aumentare di qualche punto percentuale il loro risultato. Questo per loro è tutto Grasso che cola, passateci la battutaccia, ma è comunque un bagaglio di elettorato che possono rivendicare e consolidare lavorando bene nel futuro. Arriviamo così ai Cinque Stelle, che dopo qualche incidente di percorso e se non fanno qualche grossa cappellata in dirittura d’arrivo, potrebbero avere l’occasione storica per andare al Governo e dimostrare finalmente cosa sono capaci di fare, questo nel bene e nel male, così almeno ce lo leviamo questo dente e forse sarà l’occasione affinché la meritocrazia rientri a far parte del bagaglio dei partiti politici tradizionali, e solo così finalmente si potrà ricominciare a fare veramente politica, nel senso più aulico del termine, e non lasciando il campo a quelle figure cialtronesche e autoreferenziali che affollano gli altri partiti del panorama politico nazionale e locale. I Grillini si sono aperti alle alleanze con altre forze politiche, questo dimostra che sono tali e quali agli altri, e che pure di cantare “Andiamo a comandare” sono disposti a tutto. Questo significa che non è detto che i cialtroni, gli autoreferenziali e i disonesti non ci siano anche nelle fila dei Cinque Stelle, ma questi almeno non li conosciamo, o per lo meno non li conosciamo ancora. Ma un dato è certo, e cioè che la loro partecipazione a questa tornata elettorale creerà inevitabilmente una dicotomia con una maniera di fare politica, trasformandola in una “politica di maniera”, speriamo solo che qualora questa metamorfosi si concretizzasse, questa si tramuti in una buona politica e non in un ulteriore manierismo di facciata, perché se così fosse, allora lo ricorderemo come … quel pasticciaccio dell’elezioni del 2018.

 Il Bagatto