‘NDRANGHETA: GdF CONFISCA 5 MILIONI DI EURO DEL PATRIMONIO DEGLI EREDI DEL BOSS GIUSEPPE CIRILLO

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SALERNO – La cassazione ha messo un punto alla battaglia degli eredi di Giuseppe Cirillo, boss di mafia deceduto nel 2007. Suprema Corte di Cassazione, con una sentenza resa in data 10.04.2018, ha consentito alla Guardia di Finanza di Salerno di procedere alla confisca del patrimonio di Giuseppe Cirillo, già “congelato” dal Tribunale di Salerno.

L’ordinanza della Corte di Appello di Salerno è divenuta irrevocabile per effetto della pronuncia della Suprema Corte che, a seguito di complessi accertamenti patrimoniali, ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dagli eredi di Giuseppe Cirillo senior e dagli altri destinatari dei decreti di sequestro disposti prima dal Tribunale e poi dalla Corte di Appello di Salerno, rendendo pertanto definitivi i provvedimenti ablativi disposti nei loro confronti.

Tale risultato è stato reso possibile grazie al particolare tempismo della Procura della Repubblica di Salerno, che – proprio con riguardo a tale vicenda – fu tra i primi uffici giudiziari italiani ad avanzare una richiesta di confisca di beni nei confronti degli eredi di un soggetto aggredibile da un punto di vista patrimoniale, in virtù della possibilità, consentita solo da pochi anni, di sottoporre a sequestro i beni nella disponibilità, diretta o indiretta, non soltanto del soggetto ritenuto pericoloso, ma anche dei suoi eredi. La richiesta di confisca, infatti, è stata avanzata al Tribunale di Salerno poco dopo l’entrata in vigore della norma che ha esteso la platea dei soggetti nei confronti dei quali è possibile eseguire una misura di prevenzione patrimoniale e pochi giorni prima dell’esaurirsi del termine ultimativo di 5 anni dalla data del decesso di Giuseppe Cirillo, entro il quale la legge consente di avanzare richiesta di sequestro e successiva confisca del patrimonio nella disponibilità degli eredi, frutto delle attività criminali poste in essere in vita dal loro dante causa. Avverso la confisca di primo grado disposta del Tribunale salernitano i destinatari del provvedimento interponevano gravarne, in seguito al quale si instaurava dinanzi alla Corte di Appello una complessa procedura, le cui fasi venivano costantemente seguite dalla Procura Generale attraverso un lungo iter procedimentale, nel corso del quale venivano posti all’attenzione dei giudicanti i risultati di ulteriori indagini ed accertamenti svolti – anche in Calabria – dai Finanzieri di Salerno su disposizione della Procura della Repubblica. La persistente attenzione denotata dalle Istituzioni intervenute nel corso delle varie fasi della procedura ha consentito alla Corte di Cassazione di assumere, nei giorni scorsi, un’importante decisione che consente la definitiva acquisizione a favore dell’Erario di beni che erano a lungo rimasti nella disponibilità dei familiari di un soggetto condannato per associazione di stampo mafioso e per numerosi altri gravissimi delitti maturati nel contesto di una sanguinosa guerra di `ndrangheta.