ARCHIVIO SPINELLI: FORSE C’E’ UNA SPERANZA

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PER L’ARCHIVIO SPINELLI FORSE C’E’ SPERANZA, NONOSTANTE SIA DA 30 ANNI DETENUTO ILLEGALMENTE DALL’UNIVERSITÀ DI YALE, ALLA LUCE DEL SOLE E A SEGUITO DI UN FURTO ACCLARATO

Si apprende dal sito ufficiale del Mibact notizia circa l’importante recupero avvenuto grazie alla Cooperazione Italia-Usa su opere trafugate (leggi articolo)… forse anche per l’Archivio Rasponi – Spinelli – Vasari finalmente c’è speranza!

Nel 1980, a seguito di un furto avvenuto presso la Villa di Murlo a San Casciano Val di Pesa, in provincia di Firenze, villa di proprietà dei Conti Rasponi Spinelli, fu trafugato l’intero Archivio Spinelli, composto da oltre 150.000 documenti, comprese 3 Filze dell’Archivio Vasari, già Dichiarate di Notevole Interesse nel 1917.

L’intera refurtiva fu poi riciclata e, otto anni dopo ricettata dall’Università americana di Yale nel 1988; in quell’anno infatti, il Presidente della Yale ne annunciava sul New York Times l’acquisto.

Qualche anno più tardi, nei giorni 15-17 aprile 1994 veniva poi organizzato in America, sempre presso l’Università di Yale, un simposio nel quale erano pubblicamente esposti i documenti dell’intero Archivio Spinelli contenenti anche le 3 Filze dell’Archivio Vasari…. quelli trafugati dalla Villa di Murlo nel furto del 1980.

Al Simposio partecipavano venti relatori in ambito internazionale, compresi membri appartenenti ad Istituzioni Pubbliche Italiane: Cristina Acidini Lichinat (Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Firenze), Alessandro Cecchi (Galleria degli Uffizi di Firenze) e Anna Maria Testaverde (Istituto Studi sul Rinascimento di Firenze).

Il giorno 28 aprile 1994, il Conte Giovanni Festari Rasponi Spinelli, venendo a conoscenza del Simposio e, sulla base del rinvenimento del materiale trafugato nel furto del 1980, ricomparso all’Università di Yale, sporgeva denuncia ai Carabinieri del Nucleo di Firenze.

A seguito di tale denuncia, negli anni 1994-1995 venivano svolte le dovute indagini dal Comando dei Carabinieri Tutela Patrimonio Artistico, indagini che si concludevano con l’invito alla Procura della Repubblica di Firenze di valutare l’opportunità di iniziare rogatoria internazionale nei confronti della Yale University per richiedere il sequestro della refurtiva.

Misteriosamente, l’avvio della procedura di rogatoria internazionale non avverrà mai, anzi, a distanza di dieci anni, nel luglio del 2005 l’inchiesta verrà archiviata «non sono emersi elementi utili per l’identificazione dei responsabili del reato».

Da quel momento in poi (dall’archiviazione delle indagini), la Soprintendenza Archivistica per la Toscana inizierà a sostenere la tesi che il recupero delle 3 Filze dell’Archivio Vasari non è avvenuto a causa dell’assenza di denunce «assenza accertata dal Comando Carabinieri, di qualsiasi denuncia di furto concernente l’Archivio Spinelli».

Anzi, paradossalmente, la Soprintendenza darà avvio ad una vera e propria guerra contro la famiglia derubata, con l’intento di strapparle anche le altre 31 filze dell’Archivio Vasari, depositate nel 1921 dal Conte Luciano Rasponi Spinelli a Casa Vasari in Arezzo.

Per oltre venti anni si assisterà ad una vera e propria “strategia” intrapresa dalla Soprintendenza al fine di pignorare nel corso di procedure esecutive le 31 Filze dell’Archivio Vasari, operando reato di smembramento, a prezzi irrisori, stabiliti da periti compiacenti ed avvalorate dagli stessi funzionari pubblici, coloro che invece avrebbero avuto il compito di “Tutelare” il patrimonio artistico nazionale e recuperare le 3 Filze sottratte nel 1980.

Sarà solo nel gennaio 2017, quando gli eredi Festari Rasponi Sipnelli riusciranno a recuperare il fascicolo delle indagini svolte 23 anni prima dal Comando dei Carabinieri di Firenze, avviate nel 1994 in seguito alla denuncia di Giovanni Festari loro padre, proprio sulla base delle evidenze contenute nel fascicolo delle indagini, a totale smentita delle tesi sostenute dalla Soprintendenza circa l’assenza di denunce, invieranno Diffida al Ministro Dario Franceschini per il recupero delle 3 Filze.

Proprio a seguito della Diffida al Ministro Dario Franceschini, il Direttore Generale degli Archivi Gino Famiglietti depositerà in data 5 giugno 2017 un esposto contro l’Università di Yale per “Illecita Alienazione ed Esportazione”, legittimando le tesi e le richieste della famiglia derubata, salvo poi avviare contro di lei un mese dopo, in data 6 luglio 2017, un’assurdo provvedimento d’Esproprio per Pubblica Utilità, avente per oggetto le 31 Filze dell’Archivio Vasari, senza sfiorare le 3 Filze detenute in America, operando quindi l’ennesimo reato di smembramento e valutandole al solito prezzo, quello ritenuto congruo da Paola Benigni ed Antonio Paolucci nel corso di tre procedure esecutive (euro 1.553.265,53).

Attualmente, la denuncia contro l’Università di Yale non ha prodotto alcun effetto, mentre invece l’esproprio è divenuto esecutivo in data 11 aprile 2018 e, proprio in questi giorni, un team di tre periti dovrà pronunciarsi sul valore che lo stato italiano sarà tenuto a corrispondere in via definitiva a fronte di tale acquisizione forzosa.

Ancora oggi infine, nonostante le palesi evidenze, nonostante si tratti di documenti già dichiarati nel 1917 di notevole interesse storico nazionale, nonostante le denunce e tutti gli sforzi già intrapresi dalla famiglia proprietaria e derubata, nonostante la Diffida inviata personalmente al Ministro Dario Franceschini nel marzo del 2017 e la denuncia del Direttore Gino Famiglietti, la refurtiva è ancora presso l’Università di Yale, grazie alla palese e preoccupante omissione operata per oltre venti anni dalla Soprintendenza Archivistica per la Toscana (Soprintendenti Paola Benigni – Antonio Dentoni Litta – Diana Marta Toccafondi).

Non resta quindi che consolarsi per il recupero dei 3 vasetti grazie alla cooperazione Italia – USA…

Fortunatamente l’operazione per il recupero delle 3 Filze va avanti lo stesso, promossa e sostenuta esclusivamente dalla famiglia proprietaria, i Conti Festari Rasponi Spinelli che, proprio nel luglio del 2018 hanno confermato la loro volontà e determinazione di sempre, presentando pubblicamente il “Dossier Archivio Vasari” presso l’Associazione della Stampa Estera di Roma, Dossier che sintetizza e ripercorre oggettivamente il quadro di tutta la trentennale vicenda degli Archivi Rasponi – Spinelli e Vasari, a sostegno della reale versione dei fatti e di tutte le future iniziative che in tal senso verranno passo dopo passo intraprese. (Per consultare il Dossier Archivio Vasari cliccare sul link).

ARTICOLO UFFICIO STAMPA MIBACT

“Un piccolo vaso per oli e unguenti, una brocca da vino e una terrina per i cibi, sono questi i tre reperti di epoca greca, trafugati dall’Italia, rintracciati e recuperati grazie alla collaborazione tra il Comando Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri e l’FBI, che sono stati restituiti oggi a Washington nelle mani del Ministro per i beni e le attività culturali, Alberto Bonisoli.
Ad aprile del 2017 i tre manufatti erano stati inseriti in un elenco di oggetti che erano destinati alla vendita in una casa d’aste di New York. Grazie alle indagini portate avanti dai militari dell’Arma e grazie alla collaborazione con il Federal Bureau of Investigation, è stato possibile recuperare questi preziosi oggetti che erano stati immessi nel mercato da due noti trafficanti italiani.

Con questa cerimonia di riconsegna, avvenuta oggi presso la sede dell’Ambasciata d’Italia a Washington, sono stati celebrati gli oltre 15 anni di collaborazione tra Italia e Usa nel contrasto al traffico illegale di reperti trafugati.
Nel corso dell’incontro è stato presentato il catalogo “Saving Art Preserving Heritage” e sono stati esposti altri 16 oggetti recuperati grazie alla cooperazione tra i Carabinieri e l’FBI.

«Considero esemplari i risultati conseguiti grazie a questa collaborazione – ha dichiarato il Ministro Bonisoli – e sono fermamente convinto della necessità di proseguire il cammino di cooperazione avviato oltre quindici anni fa tra Italia e Stati Uniti che, oltre all’attività di contrasto al mercato dei beni trafugati, ha offerto svariate opportunità per la ricerca accademica e una più ampia fruizione dell’immenso patrimonio italiano, anche attraverso il prestito delle nostre opere d’arte ad alcuni dei più grandi musei americani. Ringrazio per l’ottimo lavoro i carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale e le autorità statunitensi che hanno permesso il ritorno in Italia di pezzi importanti della nostra storia.
In questa occasione voglio annunciarvi che, nelle prossime settimane, sarà presentato, in Consiglio dei ministri, un disegno di legge di iniziativa governativa, in collaborazione con il ministero degli Esteri, quello della Giustizia e il dicastero che rappresento, per la ratifica della convenzione di Nicosia sui reati contro il patrimonio culturale. In particolare sarà prevista una riforma organica dei reati specifici, con un inasprimento sensibile delle pene applicate. I beni culturali sono una parte fondamentale della nostra identità. Ciò nonostante, noi contiamo anche sulla comunità internazionale affinchè ci aiuti a proteggerli e preservarli per le future generazioni. È un nostro comune impegno»

«Non deve sorprendere che l’Italia, un paese con un impareggiabile patrimonio culturale, abbia posto la conservazione del patrimonio culturale tra le priorità della sua agenda sia a livello nazionale che internazionale – ha detto l’Ambasciatore Varricchio -. I successi ottenuti in questo campo non si basano solo sulla determinazione del Governo italiano, ma anche sull’efficace cooperazione che abbiamo con i nostri partner e amici in tutto il mondo e in particolare con gli Stati Uniti. Questa sera celebriamo il nostro patrimonio, la nostra cultura e la straordinaria cooperazione che il mio Paese ha stabilito con gli Stati Uniti d’America.»

«L’evento di oggi, la presentazione della pubblicazione, l’esposizione dei beni che sono stati restituiti nel tempo al nostro Paese e quelli che oggi ci sono stati riconsegnati – ha dichiarato il comandante del Comando Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, Fabrizio Parrulli –, rappresentano motivo di orgoglio e soddisfazione per chi come i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale e le Agenzie Federali statunitensi, tra le quali in particolare il Department of Homeland Security – Immigration and Customs Enforcement nonché il Federal Bureau of Investigation, lavora per affermare la cultura della restituzione: un impegno che Stati Uniti d’America e Italia, da anni, attuano reciprocamente e diffondono affinché si realizzi, sempre più, quel circuito virtuoso di sensibilità e consapevolezza che è alla base di ogni efficace azione di prevenzione e repressione del traffico illecito di beni culturali»”