UNA TARGA PER BENEDETTO D’INNOCENZO

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CALVI RISORTA – Una targa in memoria di Benedetto D’Innocenzo, è stata apposta presso la sua abitazione. La manifestazione è stata organizzata dalla Piccolalibreria80mq di Calvi Risorta e patrocinata dal Comune di Calvi Risorta: a scoprire la targa commemorativa è stato Giovanni Lombardi , Sindaco di Calvi Risorta.  Una folla calorosa, si è riunita presso Taverna Mele, tanti giovani hanno voluto conoscere un luogo storico.  Il Presidente della Provincia e Sindaco di Pignataro Maggiore dottor Giorgio Magliocca ha inviato il suo saluto attraverso l’assessora Amalia Adduce, presente all’evento.  L’intervento del Professore Giovanni Cerchia, ha aggiunto nuovi elementi alla figura del D’Innocenzo. Nel corso di una ricerca sulla resistenza nel Mezzogiorno- ha dichiarato il Professore Cerchia-  “tra le carte versate nel 2012 dal Ministero della Difesa, all’Archivio Centrale dello Stato, ho scoperto che Benedetto D’Innocenzo, il figlio Diocrate D’Innocenzo ed il genero Antonio Elia, sono riconosciuti come partigiani”.  Benedetto D’Innocenzo, nasce a Calvi Risorta 1il 29.01.1897 da D’Innocenzo Angelo, carabiniere a cavallo di origini abruzzese e Mele Carolina di Calvi Risorta. Il 02.06.1904 Benedetto sposò Alessandra Alessandrini, nobildonna pisana. Dal matrimonio nacquero i figli: Otello, Desdemona, Diocrate, Trieste, Trento, Deifra, Isaia, Giacomina Ribelle e Vladimira, scomparsa a pochi mesi.  La famiglia D’Innocenzo era titolare di una fabbrica di laterizi e di gazzose e viveva una condizione economica piuttosto agiata per l’epoca. l Tuttavia sin da giovane fu sempre schierato a difesa dei lavoratori e per la libertà. Nel 1921 con la scissione di Livorno, di cui Amedeo Bordiga era riferimento, aderì al neonato Pdci.  Nel 1924 partecipava al Convegno di Como in rappresentanza della Federazione comunista di Terra di Lavoro. Il 9 aprile 1925 subì una perquisizione personale e fu sequestrato u opuscolo sovversivo “ Soccorso Rosso”. Nello stesso anno a Taverna Mele si teneva il Congresso provinciale del partito cui partecipavano Ennio Gnudi e Umberto Terracini. Dal 1928 al 2 gennaio 1937 fu costantemente vigilato. Delle vicende politiche di D’Innocenzo si è occupato Giuseppe Capobianco nei suoi scritti. Il 24 marzo 1937 D’Innocenzo veniva arrestato perché aveva diffuso notizie apprese  via radio da Barcellona relative a Alessio D’Andreti di Roccaromana, prigioniero in Spagna. Durante l’arresto fu trovata indosso a D’Innocenzo una lettera avuta da Corrado Graziadei con cui si avvertivano i familiari del ‘D’Antreti. Il 31 marzo 1937 D’Innocenzo veniva condannato a due anni di confino alle isole Tremiti. Nel 1942 D’Innocenzo si occupava della distribuzione de il giornale clandestino “Il proletario” , stampato a Capua. Fu attivamente impegnato con la sua famiglia a contrastare i nazi-fascisti e dopo la fine della guerra Taverna Mele fu la sede operativa per l’occupazione delle terre. Taverna Mele è stato il luogo in cui sono transitate generazioni di militanti e dirigenti comunisti. Solo per citarne uno, ricordiamo l’on. Giorgio Napolitano futuro Presidente della Repubblica.