IO NEL PENSIER NON MI FINGO E IL NAUFRAGAR M’È DOLCE IN QUESTO NULLA….

Spazi infiniti e silenzi inquietanti: sono passati duecento anni da quando Giacomino nostro  contemplava l’Infinito, “ove per poco il cor non si spaura”, che genio Giacomino. Due secoli fa l’Universo era solo la Via Lattea, l’uomo non sapeva che eravamo solo una galassia tra oltre cento miliardi di altre galassie, ed ogni galassia con cento miliardi di stelle. Oggi dell’universo sappiamo che non è proprio infinito, di più, addirittura è in continua espansione e quindi sempre più angosciante di quanto pensasse Giacomino nostro.

Chiamiamo cielo un sottile strato di atmosfera, per trovarci immersi in uno spazio freddo e buio e perfino molto dannoso per noi, inadatto alla vita umana. Lo spazio è pieno di radiazioni, dai raggi x ai raggi gamma, insomma l’Universo, ossia tutto quello che circonda questo nostro piccolissimo pianeta, è cancerogeno. Anche se siamo arrivati su Marte e inviato molti robot a perlustrarlo conosciamo solo il suono del vento marziano e cambia poco per noi umani, perché tanto non c’è nessuno a sentirlo. E abbiamo messo anche piede sull’amata Luna di Giacomino, ma siamo immediatamente fuggiti perché anche lì si non si sopravvive. Nel frattempo abbiamo immaginato grazie a dei potentissimi telescopi l’origine dell’Universo, e sappiamo che ha quattordici miliardi di anni. Quattordici miliardi di anni. Pensate per un momento a quattordici miliardi di anni.

Si sa, Giacomino è definito il «pessimista cosmico» per eccellenza ma in realtà credo fosse un esistenzialista cosmico, e pure molto realista. Rispetto a quanto ci ha rivelato la Scienza, forse perfino un ottimista perché poteva ancora personificare la Natura in “matrigna e crudele”, ma in due secoli di ricerca evoluzionistica la Natura si è rivelata anche peggio, ossia un processo cieco e senza finalità che dura da quattro miliardi di anni. Se fosse vivo oggi, Giacomino nostro potrebbe non solo perdersi negli infiniti spazi, ma anche indietro nel tempo, quando eravamo solo dei rozzi primati, e ancor prima quando eravamo solo pesci o batteri, o prima ancora niente. Si divertirebbe molto nell’infinitamente microscopiche particelle elementari, ugualmente inquietanti. Tutto questo non vuol dire che non aveva capito tutto della Natura, tutt’altro!… almeno per quanto riguarda la nostra misera condizione umana.

Si sarebbe consolato con l’eternità scrivendo che  la fisica ha scoperto che andremo incontro alla morte termica dell’Universo, e un giorno che non sarà un giorno tutto sarà un buio freddo e senza vita, e sarà come se niente fosse mai stato.

Ma un po’ Giacomino anche questo aveva già intuito, quando nello Zibaldone declamava: «Io ero spaventato di trovarmi in mezzo al nulla, un nulla io medesimo. Io mi sentiva come soffocare, considerando e sentendo che tutto è nulla, solido nulla».
Comunque meno male che ai tempi di Leopardi non c’era Facebook: avrebbe scritto che è funesto a chi nasce il dì natale… e sotto una sfilza di coglioni a commentare quanto era pessimista e gobbo e che la vita è bella.

PepPe Røck SupPa

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