“IRRÉVERSIBLE”: IL CINEMA DEGLI ECCESSI DI GASPAR NOÉ

“Quell’indifferenza alle sofferenze da noi stessi provocate che è, comunque la si voglia chiamare, la forma terribile e permanente della crudeltà”, diceva Marcel Proust. Il male accompagna l’umanità fin dalle origini; nei miti fondatori delle differenti culture, forze malvagie, divinità crudeli non hanno mai cessato di attentare alla ricerca di felicità dell’uomo. Guerre, epidemie, crimini e torture, schiavitù, catastrofi naturali e sopraffazioni di ogni tipo attraversano la storia umana. Il male cambia forme e contenuti, ma è sempre presente. Il cinema -nella sua funzione di collegamento tra realtà e immaginario- denuncia la deflagrazione del male nella società attraverso differenti metodi.

Gaspar Noé ribalta le regole del cinema e della narrazione: il suo intento è creare caos, uscendo fuori dallo schermo e dalla finzione destabilizzando e disturbando il pubblico. Il cinema “disturbante” sortisce sempre un tipo di fascino che è difficile da definire; è lo spettatore a dover riflettere sul senso delle immagini che la macchina da presa sottolinea, suggerisce, ingrandisce o nasconde. La prima scena di “Irréversible”, che è in realtà quella finale, è il fulcro di tutta la filmografia di Noé: la necessità di esplorare la parte nascosta del proprio essere, di abbandonarsi al piacere e di assecondare i propri desideri. Noé è dunque, per certi versi, un sovversivo: la sua perversione viene espressa attraverso l’utilizzo sadico dell’inquadratura fissa e l’esteriorizzazione del caos viscerale. Sin dai titoli di testa si avverte l’intento di ipnotizzare il pubblico sortendo un senso di “fastidio”. Gaspar Noè confonde la realtà, senza però modificarla. Vincent Cassel e Monica Bellucci sono i protagonisti di questa controversa pellicola: lei viene stuprata per nove interminabili minuti in un tunnel sotterraneo e l’ex marito e il fidanzato decidono di farsi giustizia da soli vendicandosi. La violenza insostenibile non trova alcuna giustificazione: Noé viola l’intimità dello spettatore intaccando la morale e facendolo sentire “sporco”, colpevole. A tratti sembra si tratti di un sogno, e a questo proposito il riferimento a Kubrick è immediato. In “Eyes Wide Shut”, infatti, troviamo alcuni elementi in comune: la coppia medio borghese apparentemente felice, le perversioni e le manie della società contemporanea che ha la smaniosa necessità di indossare una maschera per celare la propria vera natura. Inoltre, in una delle scene di “Irréversible” si può notare il poster di “2001: Odissea nello spazio”.

“Irréversible” sfinisce lo spettatore che è intrepido di porre fine al supplizio a cui assiste. Gaspar Noé non si limita a sconvolgere lo spettatore con qualche sequenza violenta, esige l’orrore. È come se ci trovasse in un vortice, in una situazione irreversibile, in cui tutto segue una direzione che non è possibile modificare. Nel 2015 è stata poi distribuita su Netflix “Love”, ulteriore esempio di come il regista argentino abbia una voglia smisurata di rompere gli schemi. “Love” tratta di sesso e sentimenti, scavalcando ogni tabù. Un’altra volta il regista argentino ci trascina in un turbinio di passione nuda e cruda, che sa incantare ma allo stesso tempo infastidire. Le immagini impressionano e il tempo non è lineare, come in “Irréversible”.

Mariantonietta Losanno

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