“NON È MAI TROPPO TARDI”: GLI OCCHI CHIUSI ED IL CUORE APERTO

0

I primi minuti della pellicola diretta da Rob Reiner (regista di “Misery non deve morire” e “Stand by me – Ricordo di un’estate”) non nascondono allo spettatore i temi che si tratteranno: si parlerà di morte, sofferenza, dolore. Due grandi attori padroneggiano lo schermo: Denzel Washington e Jack Nicholson. Interpretano Carter, meccanico di sani principi e con la passione per i quiz televisivi, e Edward, magnate della sanità privata che fonda la propria sicurezza sulla disponibilità economica. L’unica cosa in comune è che hanno entrambi una malattia incurabile e si ritrovano nella stessa stanza di ospedale con una morte ormai prossima.

Reiner dirige in modo misurato, alternato momenti di sofferenza a una giusta dose di ironia. È difficilissimo -quasi impossibile- ridere della morte, riuscire a parlarne o in questo caso portarla sullo schermo senza imbattersi nei classici cliché ostentando la commozione. Eppure Rob Reiner ci riesce. I due protagonisti di “Non è mai troppo tardi” si aggrappano con ogni forza a quello che resta, decisi a vivere intensamente il tempo che rimane. Per questo, stilano una lista di tutte le cose che vorrebbero fare prima di arrivare alla fine. Tra di loro si instaura un’amicizia inaspettata e salvifica. “Scopri la gioia nella tua vita”, dice Carter al suo compagno di avventure. Un film del genere, che apparentemente potrebbe infondere tristezza, fa apprezzare ancora di più la vita. Innanzitutto, perché la storia ha del verosimile. Non è eccessiva, né patetica. In secondo luogo, perché fornisce una possibilità: non arrendersi. Reiner costruisce un film non scontato né banale, che restituisce agli spettatori una possibilità nuova di guardare alla vita. Impossibile non emozionarsi e non soffrire, ma al tempo stesso si può decidere come affrontare la vita e la morte: attendere passivamente o imparare a godere di ogni momento. Sicuramente un’amicizia vera ed autentica può essere terapeutica.

Carter e Edward fondono le loro solitudini per sentirsi più forti. Non si tratta di buonismo, la pellicola tenta di infondere solo coraggio e cerca di offrire una nuova prospettiva con sensibilità e umanità.  La coppia Nicholson – Freeman funziona, il loro modo di punzecchiarsi e di darsi supporto emoziona e commuove in modo positivo. Un po’ di leggerezza può rendere tutto più sopportabile, persino il dolore. “Non è mai troppo tardi” fa i conti con la malattia e l’abbandono, ci sono momenti in cui i due protagonisti provano dolorose sofferenze fisiche a causa della loro patologia: Reiner non fa sconti, non cerca di nascondere la realtà dei fatti o di illudere lo spettatore offrendogli un lieto fine poco plausibile. Quello che resta è, però, una grande voglia di vivere intensamente e di superare gli inutili tabù secondo cui certi argomenti scomodi (malattia, morte, sofferenza fisica e psicologica) non devono essere mostrati perché non ci si deve intristire. Bisogna abbandonare queste inutili ipocrisie e rendersi conto che nella vita non ci sono scorciatoie e non si può scappare dalle difficoltà solo perché l’accettazione del male è dolorosa.

Mariantonietta Losanno