LA ZTL E LA VERITÀ SUL TUNNEL TECNOLOGICO E I PROBLEMI DI CORSO TRIESTE

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L’ASSESSORE CASALE BUTTA LA PETRELLA E NASCONDE LA MANELLA, E RACCONTA QUALCHE VERITÀ SCOMODA

   –   di Federico Grimaldi   –

Ma in fondo cosa chiedono di così impossibile i commercianti del centro storico, capeggiati dal capopopolo Ciro Guerriero, se non la riapertura al traffico del secondo tratto di Corso Trieste. Ma è possibile che la questione siano solo questi miseri 500 metri di strada? O quello che questa nasconde sotto? Lo scopriremo solo ricostruendo la storia di Corso Trieste e del Tunnel Tecnologico, grazie all’aiuto di un assessore “professionista”. Questa presentazione un po’ alla Piero Angela, sarà sicuramente pretenziosa, ma consentitecela, non per noi, ma a vostra tutela, serve a edulcorare una storia tipicamente casertana così disgustosa da costringervi ad assumere un antiemetico. Fino a prima dei lavori effettuati sulla più importante arteria cittadina, lavori durati una eternità, con alterne fortune e vari blocchi, ai cittadini casertani, così come ai loro amministratori, della ZTL sul corso cittadino non poteva fregargliene di meno. Sì, è vero, qualche avanguardista la proponeva, ma più come questione culturale che per propria convinzione. Finiti i lavori è nata la necessità di preservare il Corso dal copioso passaggio delle automobili e dei mezzi pesanti. Corso Trieste? Quello che quando c’era la parata militare veniva attraversato addirittura dai carri armati? Ma perché? Perché sotto al corso oggi c’è il Tunnel Tecnologico! Ah vabbè! Già il fatto che dopo aver appaltato i lavori per decine di milioni di euro il Comune di Caserta ritenga che, nonostante i lavori effettuati, la strada interessata non sia percorribile da un traffico veicolare sostenuto o da mezzi pesanti (atteso che i mezzi pesanti nel centro città non dovrebbero transitare a prescindere, se non per casi di emergenza), embé a noi questa cosa ci fa scompisciare dalle risate. A rigor di logica, un asse viario essenziale come il corso Trieste, ma la tesi vale comunque per qualsiasi strada, dovrebbe essere collaudato per sopportare carichi sicuramente molto più gravosi di una colonna d’auto o di tir. La scusa del tunnel tecnologico, scusateci l’ardire, sinceramente non ce la beviamo. Basta fare un giro sul web per valutare di cosa stiamo parlando, questi manufatti in calcestruzzo nei quali passano i sottoservizi, sono accessibili, impermeabili e garantiscono la gestione ottimale dei servizi nel sottosuolo, e vengono utilizzati in ambito urbano e industriale … avete letto bene: industriale, il che presuppone il passaggio di mezzi pesanti. Se questo è il paradigma, vuol dire che a via Roma possono atterrare i Boeing 747 e così finalmente Caserta avrà il suo aeroporto. A noi farebbe piacere conoscere chi ha collaudato i lavori di Corso Trieste o il RUP, così solo per fare due chiacchiere. Perché noi, ancora non ce ne facciamo una ragione. Allora cosa si inventano i nostri prodi amministratori a tutela del sacro percorso? Si inventano la ZTL. Ta Ta Ta Taaaaàà (sigla da telegiornale), ed ecco che arrivano prima le telecamere infrattate tra gli alberi, con relativo appostamento milionario nel bilancio previsionale (alla voce sanzioni stradali), e via alle multe per disabituare il casertano medio all’attraversamento del diametro cittadino, azione improvvisa e poco pubblicizzata, tanto che alcuni automobilisti un po’ più distratti hanno collezionato decine di multe a 90 e passa euro. Non essendo riusciti nel loro intento, oh perché la gente è ostinata e ci vuole passare per forza per il corso cittadino, si sono decisi, allora, a rendere il tragitto impraticabile, impedendone il parcheggio delle auto con l’istituzione di orrende e inutili pedane e fioriere, per non parlare delle lapidi e dell’istmo con tanto di faro all’incrocio di Largo D’Amico, che invita forzatamente a voltare a destra. Diciamo che le hanno studiate tutte per non far passare nessuno sul corso, per lanciare questa famosa ZTL o per evitare che la pavimentazione del corso si “sgarrupi” con tutte le conseguenze amministrative e giudiziali del caso? Le nostre sono illazioni? No, solo supposizioni nate dopo aver ascoltato la diretta dove l’assessore Emiliano Casale dava spiegazioni sul perché della ZTL. Tutto si può dire tranne che all’assessore Casale non piaccia fare l’assessore, ha dimostrato di essere così affezionato al ruolo che lo fa con tutti, gli va bene l’amministrazione di centrodestra come quella di centrosinistra, pare che sia indeciso se scegliere tra un incarico offertogli da Kim Jong e un altro propostogli da Racep Tayyp Erdogan, insomma è uno che conta. Talmente è alta la fedeltà che garantisce al suo nuovo riferimento politico, che mica si fa scrupolo a rinnegare ciò che ha fatto la giunta della quale anche lui era componente. Quando si dice la coerenza e il rispetto delle linee programmatiche. In un video che gira sul web, lo stesso, in un vernacolo che farebbe impallidire il miglior Alessandro Siani del Principe Abusivo, utilizza linguaggio popolare e villico, con scienza e coscienza a mò di captatio benevolentiaecosì come si potrebbe usare con il parcheggiatore abusivo, con il quale ci si potrebbe forse permettere di salutarlo con un “Bella ‘o fràt, nu bacio … acchiapp tiè!” forti della moneta da un euro che gli si concederà da lì a poco. Un modo di fare, quello dell’assessore, sicuramente personale e familiare (forse anche troppo), ma sicuramente non istituzionale, manco se gli astanti non meritassero un linguaggio più educato e forbito, e non infarcito di “gesucristi” o altri epiteti, ma volendo tornare a ciò che a noi interessa, e cioè le esternazioni sulla ZTL, che abbiamo debitamente tradotto a vostro favore, queste si possono riassumere così: Casale afferma in merito alle pedane “ … si devono togliere è un progetto sbagliato …” facendo così trapelare l’inutilità della spesa di 771.000 euro per pedane, fioriere e “muro del pianto”, peccato che questo progetto sia stato commissionato dall’amministrazione di cui era assessore; inoltre, sempre Casale, rivela, in merito ai lavori di rifacimento della pavimentazione di Corso Trieste, che “la pavimentazione sotto è vuota” e che “lì le macchine non le vogliono far parcheggiare”, incalzato su chi fossero le forze occulte che impediscono il passaggio o il parcheggio sul corso, Casale farfuglia qualcosa e poi si appella alle famose pedane, ma nel sottofondo si sentiva lo stridore delle unghie sullo specchio. Molte sono le ombre nel parlato dell’assessore, utilizza un dire e non dire che alimenta dubbi e cattivi pensieri. Perciò, se a noi è venuto qualche legittimo sospetto sulle quelle che potrebbero essere le reali motivazioni che sono dietro all’insistenza da parte di questa amministrazione nel voler continuare a tenere chiuso il secondo tratto di Corso Trieste, questo si deve esclusivamente all’assessore che candidamente ha ammesso che: le pedane, le fioriere e il muro del pianto sono la risultanza di un progetto sbagliato (771,000 euro buttati), che il corso sotto è vuoto e non può sopportare il carico di un traffico veicolare o di mezzi pesanti (che in soldoni significa che i lavori non sono stati svolti a regola d’arte, anche se lui non lo dice esplicitamente, perché a lui non interessa ciò che è stato fatto ieri, “ma chell’ca si fà dimane” ) … dimenticavamo, sempre il nostro buon assessore, ricorda la scelta errata nella piantumazione degli alberi sui marciapiedi, ovviamente anche in questo caso butta la pietra e nasconde la mano, forse perché è a conoscenza di chi fosse l’assessore ai lavori pubblici dell’epoca … sarà, ma a noi non ritorna in mente, magari il sindaco Marino ce lo potrà ricordare.

Pubblicato da Ciro Guerriero su Giovedì 31 ottobre 2019