IL DOTT. DE NITTO A ‘LA CANONICA’ IL 7 NOVEMBRE

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CASERTA – Giovedì 7 novembre “La Canonica” si riunirà come di solito – nella sua sede in Caserta piazza Alfonso Ruggiero, 1 (alle spalle del Comune –  alle ore 17:00 per ospitare il dott. Giuseppe de Nitto, noto studioso e saggista casertano, anche se nativo di Campobasso e di origini beneventane. Laureato in lettere, il dott. De Nitto è docente universitario di Biblioteconomia e Bibliografia ed è stato dirigente del Ministero per i Beni e le Attività Culturali con l’incarico di direttore della Biblioteca Universitaria di Napoli e, successivamente, della Biblioteca Palatina di Palazzo Reale a Caserta. Attualmente a Caserta è responsabile della Biblioteca F. Messa della “Società di storia patria di Terra di Lavoro”, in Via dei Passionisti 7; della Biblioteca dello sport e Biblioteca Provinciale “Federico Scialla”, in Via Fulvio Renella 98/100. È componente del Comitato Scientifico dell’Associazione Ferdinando Palasciano di Capua ed è stato il presidente del Comitato per l’Università a Caserta. Tra le sue opere vanno ricordati i libri: La vita di Luigi Vanvitelli, Spring Editore (2004); Caserta e la sua diocesi in età moderna e contemporanea (con Giuseppe Tescione), Edizioni Scientifiche Italiane (1995); Biblioteca palatina del Palazzo Reale di Caserta, Istituto Poligrafico dello Stato (1994); La Reggia di Caserta, Bonechi Editore (1998), tradotta anche in inglese e francese.
Recentemente è stato insignito del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica.
Nella riunione de La Canonica di giovedì 7 novembre 2019 la conferenza del dott. Giuseppe de Nitto ha per titolo: “Renato Iaselli: testimone del suo tempo”. Cooordina Anna Giordano, segue dibattito.
Com’è noto, i testimoni del tempo sono quelle figure che, con la loro opera, sintetizzano in modo esemplare le caratteristiche più significative dell’epoca in cui hanno vissuto. Renato Iaselli (1903-1969) si è trovato a vivere in un periodo molto difficile della nostra storia; periodo segnato da due guerre mondiali, dall’ascesa e caduta di regimi dittatoriali, fino al risorgere degli ideali più puri dell’umanità e all’avvio verso una nuova era di benessere: la parte forse più significativa del secolo breve, come è stato definito il Novecento. Nel tracciare la sua biografia, il dott. De Nitto oltre a ripercorrere la cronaca della sua operosità in ogni campo nel quale si è cimentato, farà emergere una personalità poliedrica e varia, sostenuta da innata vivacità e acume di ingegno, sulla base solida di una profonda umanità.
A voler evidenziare sinteticamente le qualità essenziali, troppo grande è il rischio di cadere in un insulso e banale encomio o, al contrario, di impoverire ed annullare la verità. La personalità di Iaselli, infatti, è ad un tempo limpida ma complessa, serena ma vigorosa, aperta ma attenta, schietta ma non ingenua. Note fondamentali: fiducia ed ottimismo. Già la naturale propensione al sorriso, che caratterizza il suo sguardo dolce e l’atteggiamento delle labbra, è l’espressione esteriore del suo intimo carattere: un carattere portato verso una proiezione gioiosa dell’umanità, della società in generale, della sua comunità in particolare. Il suo segreto, forse, è nella fede che lo ha accompagnato,  guidato e sostenuto per tutta la vita.
Giovane tra giovani si entusiasmava per le nuove idee di grandezza e di esaltazione della nuova Italia risorta dalle ceneri della Grande Guerra. Ma il suo contributo è stato da intellettuale nella professione e nella vita, impegnato, cioè, nei sodalizi di cultura o in funzioni professionali elevate. Il senso profondo di umanità, messo alla prova anche da sofferenze personali e familiari, gli fece aborrire l’odio e la violenza. Anche quando subì attacchi personali, pur contrastandoli, non riuscì a conservare rancore e meno ancora desiderio di rivalsa. La sua stessa natura lo portò verso il dialogo, la comprensione, la ricerca di condivisione, il desiderio di donare e di donarsi. Non si comprenderebbe altrimenti, ad esempio, il suo impegno per gli orfani di guerra, per i quali non fu il tutore ma un padre, un affettuoso e premuroso padre. Di questo erano ben consapevoli i responsabili nazionali, che, perciò, lo designarono ai vertici dell’Istituzione.  Non si comprenderebbe altrimenti la sua costante presenza in tutti i sodalizi cittadini propulsori di coesione sociale e di sviluppo culturale e civile. Non si comprenderebbe, infine, il senso del suo impegno nella politica, che lui visse, nonostante le incomprensioni, le contrarietà, le amare delusioni, come un dovere verso la comunità per la sua crescita civile e spirituale, prima ancora che economica e sociale. Politica è la capacità di mediazione tra opposte idee al fine di trovare una via comune. E Renato Iaselli è stato un maestro in quest’arte difficilissima, riuscendo sempre ad annodare file sparse ed a far emergere il punto di condivisione rispetto ai punti di divergenza.
Si comprende, così, anche il tenace attaccamento alla sua terra d’origine, quella dove ha mosso i primi passi, dove ha ricevuto i primi affetti, dove ha sentito le prime voci, ha vissuto le prime emozioni, ha visto sbocciare la vita. È alla sua terra, dunque, che Renato Iaselli ha dedicato e donato tutta la sua esistenza.
Il dott. De Nitto riporterà nella sua conferenza ricordi e testimonianze che offrono un quadro ampio e significativo della personalità di Iaselli, riconoscendogli qualità e meriti non comuni e come alla sua apparente semplicità, a quei suoi modi naturali e spontanei, al suo parlare schietto, quasi casuale, abbia fatto riscontro una disciplina interiore rigorosissima. In altre parole per Iaselli nulla era lasciato al caso; nulla era improvvisato o involontario. Indubbiamente ne era agevolato da doti naturali di arguzia e prontezza d’ingegno. Ma a queste egli aggiunse un costante esercizio di riflessione interna, che gli consentì di celare e, infine, di annullare totalmente lo sforzo fatto per raggiungere quel risultato di disinvoltura e semplicità che alla fine lo caratterizza.
Perciò Renato Iaselli si pone ancora oggi come esempio e modello di umanità e di civiltà senza apparati roboanti o sfarzosi, ma con l’opera quotidiana spontanea, naturale, genuina. In questo è testimone del suo tempo ed in questo è casertano

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