TEMPO DI ANALISI, DI BILANCI, DI TIRARE LE SOMME…PREDICENDO IL FUTURO

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Nicolò Cuscunà scaled 1 150x150 TEMPO DI ANALISI, DI BILANCI, DI TIRARE LE SOMME…PREDICENDO IL FUTURO  

–   di Nicolò Antonio Cuscunà   –                                             

È tempo di bilanci, d’analisi, di studio, considerazioni e previsioni rispetto agli accadimenti ad un anno dall’inizio della pandemia da “coronavirus”. Analizzeremo gli venti rispolverando antiche pratiche divinatorie. Fonte di studio, un polveroso ma sempre attuale testo: Etruscologia di Massimo Pallottino – Hoepli editore, 7 ristampa rinnovata 1986. Ricorrenza, “la Pasqua”, per il secondo anno consecutivo giunta sottotono, con scarsi entusiasmi, silenziata fede, affievolita, ridotta o annullata passione.

In epoca etrusca -VIII / VII sec. a.C.-   gli àuguri e arùspici, entrambi sacerdoti, prevedevano il futuro attingendo notizie dal volo degli uccelli i primi, leggevano le viscere degli animali sacrificati agli Dei i secondi.

Entrambi le osservazioni -costumanze- vennero praticate per lunghissimi tempi. Anche in epoca post-etrusca, per contaminazione, la nuova civiltà, dall’Aruspicina – scrutare il fegato- presagì i natali ROMA. La legenda di Romolo e Remo, favorita dal ruolo degli AUGURI, stabilì la fondazione di Roma. Avrebbe tracciato il solco fondativo chi per primo avesse osservato il maggiore numero di uccelli in volo. Leggenda o realtà, sui sette colli eterna è la caput mundi.

Anche dalla lettura delle viscere e del fegato degli animali, praticata dagli Arùspici, si anticipava l’abbondanza o la carestia dei raccolti. L’arguzia dei sacerdoti – manipolatori – indirizzava i creduloni. Pascoli abbondanti, garantivano la crescita degli armenti con stomaci e fegati sani e tronfi. Siccità, ghiaccio o neve anticipavano scarse nascite, stomaci rinsecchiti e fegati malati. Con gli attuali allevamenti intensivi in cattività, questa pratica divinatoria sarebbe falsata. Differente, invece, la lettura delle migrazioni dell’avifauna. Segno di cambiamenti climatici, irreversibili danni alla natura, al clima e all’uomo cieco al punto da non notarli. L’uomo, nemico di se stesso, si accontenta dell’agenda 2030, bucata e non da tutti accettata.

È il caso nostro. Anche quest’anno, e non è la prima volta, tenteremo di definire il presente ed il futuro registrando l’arrivo delle “rondini”. Gli AUGURI, Tirreni o Tusci, erano attenti osservatori e riconoscevano, dalle migrazioni degli uccelli, l’alternarsi delle “stagioni climatiche”. In precedenti annuali circostanze, ne avevamo segnalate l’arrivo il 13 marzo o il 31 (compleanno di due dei miei figli), quest’anno il ritardo sembra eccessivo.  Ahinoi, ad oggi le rondini non solcano ancora i nostri cieli. Non solo il presagio delle rondini, ma anche quello di “cuculo e upupa”, uccelli migratori ancora non giunti a nidificare nelle nostre latitudine. Più indicativo di tutti è la insistente permanenza del “pettirosso”. Qualcuno dice sia diventato stanziale. Di fatto, l’uccellino migratore (autunno-inverno), dalla forte presenza territoriale, ritorna ogni anno nei propri spazi di svernamento. Quest’anno è ancora presente nel nostro territorio. S’è diventato stanziale, a maggior ragione, dimostra lo stravolgimento climatico.

Se tanto, ci da tanto, se la pandemia attendeva i vaccini, ed i vaccini la “ricerca scientifica”, perché s’è perso tempo ad approntare modalità e tempi di somministrazione? Ritardi nelle migrazioni degli uccelli, ritardi nella somministrazione dei vaccini, conta dei morti, perdita della conta degli esperti a blaterare e dello sperpero di soldi pubblici da restituire. Quali similitudini? Nessuna.  La costatazione dell’assuefarsi agli eventi, assuefazione fatalista, come per i presagi degli “àuguri e degli arùspici”.

Cosa direbbero “àuguri e arùspici” dell’odierno ritardo all’arrivo delle rondini? Quello che dicono scienziati, esperti e ciarlatani da talk-show: arriveranno, somministreremo per l’immunità di gregge, una sola dose, due dosi, prima, seconda, terza e quarta ondata ….Delle due l’una, presagio di sciagure oppure “non sono le rondini a fare la primavera”? Nell’uno e nell’altro dilemma, una risposta si deve: affidarsi alla “divinazione“.

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foto Gianfranco Carozza

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