‘DOV’E’ LA VITTORIA’, IN SCENA NELLA SALA ASSOLI DA GIOVEDI’ A DOMENICA

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NAPOLI – La leader rampante di un partito di estrema destra è candidata alla presidenza del Consiglio. Pura fantasia? Il dubbio sarà sciolto dalla visione di Dov’è la vittoria, in scena nella Sala Assoli di Casa del Contemporaneo da giovedì 25 a domenica 28 novembre. Scritto da Agnese Ferro, Dario Postiglione e Giuseppe Maria Martino, che cura anche la regia, il lavoro narra le gesta – vere o presunte – di Vittoria Benincasa: è un personaggio controverso, a tratti grottesco, imprendibile nato dalla penna di tre attori nel pieno di un processo creativo. Ma la vita, i travestimenti, e l’ascesa della populista, tipica cattiva da fumetto, prendono progressivamente corpo e si fanno pericolosamente reali. In questa storia emblematica, c’è qualcosa di più inquietante del ritratto di una trasformista. C’è l’identificazione di una specie di animale politico, la stessa che negli ultimi anni si sta affermando in tutto il mondo”, scrive Edoardo Erba, nella prefazione al testo che accompagna il lavoro di Ferro, Postiglione e Martino. Prodotto da Teatro di Napoli-Teatro Nazionale e Casa del contemporaneo, “Dov’è la vittoria” ha vinto il premio Neiwiller di Artec Napoli 2020, mentre Martina Carpino ha ottenuto la Menzione speciale come migliore attrice al premio Nuove Sensibilità 2.0. Volevamo far ridere ma forse abbiamo fallito – scrivono gli autori nelle note di regia -. Man mano che lo svolgevamo, l’argomento ci bruciava tra le dita: l’attualità ci dava conferma dell’assurdo che fantasticavamo. Di conseguenza l’umorismo si faceva più nero del previsto, la farsa virava verso il grottesco, la commedia diventava indigesta e corrosiva. Di fronte a una realtà che si fa parodia di se stessa, la satira contemporanea ci è parsa un genere compromesso e consolatorio, e allora siamo andati a fondo con questo disagio. Vorremmo che le risate del pubblico finissero con un rospo in gola”. Dal disagio alla ricerca estetica, il lavoro del gruppo è sfociato in metateatro, letto come dispositivo formale per parlare di questi giorni, del nostro mondo politico e della deriva populista e destrorsa presa dai governi europei. Ci siamo sforzati di sospendere il giudizio durante tutto il processo di scrittura, con l’intenzione di rimandarlo al pubblico – se nella commedia attica, nelle pause tra una scena e l’altra, l’attore si toglieva la maschera per inaugurare il momento della parabasi, la nostra scelta è quella di dilatare e sviluppare questa pratica. Provocare per stimolare un pensiero critico sul proprio presente, per innescare una presa di coscienza. Certo ci siamo schierati, ma soltanto contro”.

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