FIORE MARRO PREMIATO A MONTECITORIO: UN IMPEGNO DI UNA VITA PER LA STORIA E LA DIGNITÀ DEL MEZZOGIORNO

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di Silvana Narducci

Si è svolta a Montecitorio la cerimonia di conferimento di un prestigioso riconoscimento al giornalista Fiore Marro, per il suo impegno nella tutela e nella valorizzazione delle radici storiche e culturali del Mezzogiorno. Un tributo che premia non soltanto il suo lavoro di ricerca e divulgazione, ma anche la capacità di coinvolgere persone e promuovere una rinnovata consapevolezza del patrimonio storico meridionale.

Il riconoscimento, promosso dall’Intergruppo Parlamentare dedicato allo sviluppo del Mezzogiorno, delle aree fragili e delle realtà insulari, è stato conferito nella Sala Aldo Moro del Palazzo dei Gruppi Parlamentari. La scelta di un luogo così significativo sottolinea l’importanza di un impegno che intreccia memoria storica, partecipazione civile e prospettive di sviluppo per i territori.

Al centro di questo percorso c’è l’attività di Fiore Marro, fondatore e guida dei Comitati delle Due Sicilie, realtà che ha riunito uomini e donne accomunati dal desiderio di approfondire la storia del Sud, riscoprendone vicende, protagonisti e tradizioni. Un’esperienza che dimostra come la ricerca storica possa uscire dagli archivi e dagli ambienti specialistici per diventare occasione di incontro, confronto e crescita collettiva.

Il premio, pertanto, non va soltanto allo scrittore e al giornalista, ma soprattutto all’uomo che ha saputo farsi catalizzatore di un sentimento condiviso di appartenenza. Un sentimento che nasce dall’orgoglio per le proprie radici e si apre a una visione più consapevole dell’identità nazionale, nella quale il Mezzogiorno possa ritrovare il posto che gli spetta per il contributo offerto alla storia, alla cultura e alla civiltà italiana.

Riscoprire il Sud significa restituire complessità a una narrazione troppo spesso ridotta a stereotipi, riportando alla luce esperienze politiche, economiche, artistiche e intellettuali che hanno segnato la storia del Paese. Non si tratta di sostituire una versione parziale con un’altra, né di idealizzare il passato, ma di affrontarlo con rigore e spirito critico, restituendogli la ricchezza delle sue contraddizioni e dei suoi protagonisti.

Nelle opere e nell’impegno di Fiore Marro non prevalgono il vittimismo, la retorica nostalgica o la ricerca di un assistenzialismo umiliante. Emerge, piuttosto, la rivendicazione della dignità di una storia gloriosa e la consapevolezza di un patrimonio culturale e intellettuale che merita di essere conosciuto. Una prospettiva che non cerca nel passato un rifugio, ma una risorsa per affrontare il presente e immaginare il futuro.

Troppo spesso, infatti, il Mezzogiorno viene raccontato quasi esclusivamente attraverso le sue emergenze e i fenomeni criminali che ne feriscono il tessuto sociale. Problemi reali, che non vanno minimizzati, finiscono così per oscurare il talento, la creatività, la solidarietà e le energie positive che continuano ad animare queste terre. È come se, tra le macerie delle difficoltà, si scegliesse di guardare soltanto ciò che è crollato, senza vedere i fiori che continuano a nascere e a resistere.

È proprio contro questa visione parziale che acquista valore il lavoro di chi restituisce voce alla memoria meridionale. Conoscere la propria storia significa anche sottrarsi al peso di rappresentazioni imposte dall’esterno, sviluppare uno spirito critico e riconoscere le potenzialità delle proprie comunità. Per le nuove generazioni, in particolare, significa comprendere le proprie origini senza sentirsi prigioniere di un destino già scritto.

La valorizzazione delle radici meridionali può inoltre contribuire a rafforzare la coscienza nazionale. L’Italia non diventa più unita cancellando le differenze territoriali, ma riconoscendo il valore di ciascuna delle sue componenti. Il Mezzogiorno non è una periferia della storia italiana: è parte integrante della sua identità e può continuare a offrire risorse, competenze e idee al futuro del Paese.

L’opera di Fiore Marro assume così il significato di un impegno culturale e civile che supera i confini della produzione giornalistica e letteraria. Il suo valore risiede nella capacità di trasformare la memoria in partecipazione e l’appartenenza in responsabilità, ricordandoci che il riscatto di un territorio richiede non soltanto interventi istituzionali ed economici, ma anche fiducia, consapevolezza e volontà collettiva.

A tutti noi che amiamo la nostra terra spetta il compito di raccogliere questo invito: liberare il Mezzogiorno dalle catene del pregiudizio, senza ignorarne le difficoltà, valorizzare le sue eccellenze e sostenere le energie migliori. L’orgoglio delle radici deve diventare una forza capace di alimentare iniziative concrete, nuove opportunità di crescita e una diversa fiducia nel futuro.

Grazie Fiore, per aver contribuito a tenere viva la memoria della nostra terra, per aver dato voce a un sentimento di appartenenza e per averci ricordato che conoscere le proprie radici non significa restare prigionieri del passato, ma trovare in esse la forza per costruire il futuro….un futuro nel quale il Mezzogiorno possa essere riconosciuto non attraverso il peso dei pregiudizi, ma attraverso la dignità della sua storia, il valore delle sue persone e la grandezza delle sue possibilità.

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