DANNI CAUSATI DAL MALTEMPO NEL PARCO DELLA REGGIA

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  –    di Nicolò Antonio Cuscunà    –   

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GIARDINO INGLESE, ALBERO SECOLARE ABBATTUTO DAL MALTEMPO      –     foto di Gianfranco Carozza

        Non ci permetteremmo neanche lontanamente di addebitare, alla direzione della Reggia, il “disastroso crollo” di alberi secolari avvenuto nel parco e nel monumentale “Giardino inglese”.

Sappiamo oramai tutto sui “cambiamenti climatici”, come e da chi causati, per cui, in seguito, potremmo assistere al verificarsi di cicloni tropicali nel mar Tirreno e copiose nevicate nei deserti africani.

Queste avverse, straordinarie ed imprevedibili condizioni meteoriche, nelle ultime settimane, hanno causato ingenti danni alle specie arboree della Reggia vanvitelliana.

34 alberi secolari, lecci, querce, abeti, olmi e cipressi, sono crollati come gli elementi del domino rally, venuti giù trascinandosi l’uno contro l’altro.

La direttrice della Reggia, subentrata da poco all’uscente e famosissimo filosofo Mauro Felicori, nel constatare l’irreparabile danno promette di “non destinare a legna da ardere gli alberi crollati, ma a riconoscergli più nobile fine destinandoli a legna da “filiera eco-compatibile” (?)

Come tutte le cose italiane la colpa degli accadimenti non è da ascrivere a nessuno. Eppure, il patrimonio arboreo è, per valore, pari a quello architettonico, paesistico e ambientale. Negli anni avevamo imparato a digerire, metabolizzandolo l’intenditore di vini Mauro Felicori, il quale nella cura del “giardino inglese”, potatura delle essenze e specie arboree, con soldi del contribuente, donava a Caserta l’AmaRé. Non si conoscono i costi benefici dell’operazione, si può solo immaginare il risultato: ” …l’alcol consumato per le strade di Caserta, durante la movida di ogni fine settimana, ha diverso target: “prosecco trevigiano e amaro calabrese”….

La nuova direzione del monumento informa l’indizione di concorso per l’assunzione di “specialista botanico”, al momento assente dall’organico dei dipendenti.

La domanda sorge spontanea: “…negli anni in cui Felicori ha dormito nella Reggia, cosa ha prodotto di utile, oltre agli interventi televisivi nei quali ha criminalizzato i dipendenti guardiaparco, rei d’abitare, anche da pensionati, nelle ex stalle da loro adattate in appartamentini”?

Visti i risultati degli eventi meteorici, anche se straordinari, la risposta viene da sé: ” FELICORI NON HA LASCIATO NULLA SE NON LA MEDIATICA PROMOZIONE DI SE STESSO”!

Tra i monumenti arborei stramazzati al suolo c’è il “CUPRESSUM MACROCARPA -vedi foto -, piantumato nella seconda metà dell’800, potente ed originale opera d’arte della natura non facilmente sostituibile.

Non comprendiamo la volontà della direttrice Tiziana Maffei di volere lasciare a terra il monumento verde- Cupressus-Macrocapra-, oramai soggetto preferito e fotografato dei tanti visitatori. La scelta si presta a più e differenti significati:” additarne la duratura bellezza oltre la vita; l’oltraggio della natura alla natura stessa; oppure, l’incapacità dell’uomo a preservare le vestigia della storia. 

Felicori, oltre che per l’AmaRé, verrà ricordato per le entrature mediatiche utilizzate a veicolare nella Reggia un milione di gitanti anno, oltre a rimpinguare le casse del Ministero. Peccato non abbia saputo collegare il Suo operato ad un “embrionico” sistema turistico integrato”. Per cui, le kilometriche file dei frequentatori del parco e del palazzo, continueranno a fare gioire gli amanti-fotografi, le casse ministeriali, la nuova direttrice, ma non certo i commercianti ed operatori economici della città.  

Continuando ad interrogarsi sull’etica della maniera di agire, della morale e religione del conservare… senza interloquire col resto del mondo casertano si rischia di non preservare nulla per il “nostro futuro”.

Continuare ad amministrare la Reggia come “cattedrale nel deserto”, al massimo coordinando la conferenza stampa di Natale con l’assessore all’Annona e Mercati, per dimostrare comune regia per “eventi integrati in rete” non è turlupinare la città, ma se stessi.

Continuare a non applicare le vigenti leggi in materia di “ECONOMIA DERIVATA DA TURISMO” (L. 135/2001 art. 5—L.R. n.18/2014 art.7) è da piccoli coltivatori contenti dei prodotti ricavati dal proprio orticello.

L’industria turistica è altra cosa e necessita di veri manager e non di piccoli zappatori.