PARTIRE O RESTARE? IL DILEMMA DI FRANCESCO PICCOLO E L’AMICA GENIALE

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di Dalia Coronato                                             La Video intervista a Francesco Piccolo

Caserta- “Questa è la storia di uno di noi” la famosa canzone titolata “ll ragazzo della via Gluk” è stato l’esordio dello spettacolo- tenutosi al teatro Parravano di Caserta- di Francesco Piccolo, “Partire o restare l’Amica geniale e la questione cruciale del sud”,

Francesco Piccolo al teatro comunale di Caserta                    Foto di Gianfranco Carozza

Piccolo è partito dal viaggio delle due amiche del libro di Elena Ferrante, Lila ed Elenuccia protagoniste della prossima fiction ispirata al romanzo dell’anonima scrittrice. “Le due ancora bambine, un giorno decidono di non andare a scuola e di recarsi al mare”Non si erano mai allontanate dal rione. Per Elena tutto il mondo era il rione, ma non aveva mai detto no a Lila”, ha iniziato a narrare lo scrittore.

Le due giovanissime, nel racconto riportato, si sono liberate della paura e hanno affrontato il mondo esterno con curiosità, prudenza, ma soprattutto smarrimento. Una volta convinte hanno deciso di attraversare il lungo e buio tunnel che le avrebbe spinte lontano da casa. L’intento di Francesco Piccolo è stato quello di esaminare il dilemma che assedia chi è in procinto di decidere se partire o restare, ”lasciare la prima casa per costruirne una seconda”.

La tormentata scelta è stata -nel libro della Ferrante- incarnata dalle due protagoniste: Lila è rimasta nel rione, si è sposata conducendo una vita difficile, mentre Elena dopo la scuola è partita, ha studiato realizzando anche i sogni di Lila e scrivendo un libro nella quale viene raccontata la vita difficile del rione, un luogo dove la stessa ragazza si è trovata  ad essere spettatrice e protagonista di storie, di vite, di situazioni che prima erano parte intera della suo mondo.

Francesco Piccolo al teatro comunale di Caserta                      Foto di Gianfranco Carozza

Nel corso del racconto, Piccolo ha preso in prestito la famigerata scena di “Natale a Casa Cupiello” di Eduardo e partendo dalla frase “Te piace ‘o presepe” ha continuato a parlare di sè: un casertano in conflitto con le tradizioni campane. “Discutevamo di mozzarella per giorni, delle differenze tra i vari caseifici e poi alla fine quando si era stabilito chi era il migliore, arrivava sempre un caseificio nuovo e si ripartiva. E poi l’idea che si dovesse mangiare e a pranzo si chiedesse cosa mangiamo a cena e a cena cosa mangiamo domani”, ha detto ricordando i dialoghi con il padre sulle tradizioni culinarie.

Dal presepe si è ritornati a Napoli – con riferimento al romanzo “Ferito a morte” di La Capria- al protagonista viene detto ”devi andare via perché Napoli è come la foresta vergine, il tempo che ci metti ad attraversarla è lo stesso che ci metti ad attraversare la vita e quando l’hai superata la vita è finita” .

Lo scrittore ha così ricordato il momento in cui pensava a Roma- la città che lo ha adottato- come una città civile, lontanissima dalla foresta vergine, dal presepe, dal rione, dall’ostentazione delle tradizioni. Invece, “la foresta vergine la porti dentro ed è come un virus proveniente dal proprio microcosmo che contamina tutto ciò che tocca” ha confessato poi lo scrittore del sud.

La video intervista

La vera civiltà, l’ho individuata una volta nella lettera che un impiegato della motorizzazione di Toronto aveva inviato ad una ragazza canadese che studiava alla pari e aveva perso la patente. Nella lettera le inviava una serie di suggerimenti su cosa visitare e la richiesta di recarsi da loro quando rientrava per pagare il costo del duplicato della patente. Tutto funziona affinché questa ragazza – appena arrivata a Toronto – scende dall’aereo e va a pagare i 10 euro mentre io avrei detto tanto la patente ce l’ho, oppure ci andrò. Perché posso portare il virus della foresta vergine con me anche fuggendo”.

Il libro che Elena ha scritto da grande non l’avrebbe mai potuto iniziare senza l’incoraggiamento dell’amica Lila e non avrebbe mai potuto realizzare tale sogno senza scegliere di lasciare la vita nefasta della foresta vergine. La necessità di partire viene scatenata dalla voglia inspiegabile di andare alla ricerca di un mondo diverso, civile, progredito e incontaminato, ma il distacco dalla foresta vergine, dal presepe, dal rione non avviene mai totalmente, poiché quel piccolo cosmo che ha cullato chi lì è nato fa da filo conduttore tra le persone che siamo e quelle che vorremmo essere.

L’importanza di intraprendere un viaggio che porta  lontano da casa, è fondamentale per il ritorno- perché si torna sempre sui resti della prima casa- in quanto le cose apprese ci permettono di osservare la foresta vergine da altre prospettive e forse queste poi, mostreranno lati più accoglienti di altri mondi poco conosciuti a chi avrà nuovi occhi per guardare.