CAB: MARIANTONIETTA SCRIVE A DE LUCA

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LA FIGLIA DI UNO DEI 93 DIPENDENTI DEL CONSORZIO AURUNCO, SENZA STIPENDIO DA 4 ANNI, SCRIVE UNA LETTERA APERTA AL GOVERNATORE DELLA CAMPANIA

     Mariantonietta PADOLANO

Mariantonietta Padolano, diciotto anni, figlia di uno dei 93 dipendenti del Consorzio Aurunco di Bonifica che da oltre quattro anni sono senza stipendio chiede a gran voce dignità, il riconoscimento del diritto di ottenere quello che è  giusto… diritti negati da una politica che li ignora. Dopo aver rilasciato un’intervista ai microfoni di Appia Polis, si rivolge al presidente della Regione Campania Enzo De Luca.

“Signor presidente, forse lei non leggerà mai questa lettera, succede così quando una persona normale che non ha amici importanti, decide di scrivere ad un governatore. Forse lei non saprà mai che io le ho scritto,ma io lo faccio ugualmente, perché domani, quando sarò più triste di oggi ma più dura nei confronti del dolore, non voglio guardarmi allo specchio e dirmi: avresti potuto tentare e non l’hai fatto. Io mi chiamo Mariantonietta ed ho 18 anni e sono la figlia di uno dei 93 dipendenti del Cab, lo conosce vero il Consorzio Aurunco di Bonifica?, lo sa vero che da quattro anni né mio padre né i suoi compagni percepiscono lo stipendio?, lo sa vero? Quattro anni fa mi sono iscritta ad una scuola privata, mio padre aveva un lavoro sicuro e quella scuola mi offriva l’opportunità di realizzare i miei sogni e le mie aspirazioni. Quella scuola era il mio futuro, ma dopo il primo anno è stato sempre più difficile pagare la retta mensile, ma ostinatamente e  con grandissimi sacrifici da parte della mia famiglia, sono arrivata all’inizio dell’ultimo anno…questo, ma sostenere la spesa da qualche tempo è impossibile e la direzione scolastica  ha dichiarato che, se non pago sarò costretta ad andarmene. Non voglio denaro Presidente, non è per questo che le scrivo questa lettera inutile…Molti, appena hanno saputo, si sono dichiarati disposti a  pagarmi la retta,  ma non è questo quello che voglio…io voglio soltanto che mio padre non sia più umiliato…ogni giorno che sorge è una umiliazione, ogni volta che guarda i suoi figli è una umiliazione, ogni volta che squilla il telefono o bussano alla porta spera…spera che qualcosa nella sua vita possa tornare a splendere…ma si tratta soltanto di nuove umiliazioni. Voglio soltanto che mio padre ed i suoi compagni possano avere ciò che loro spetta di diritto, non elemosina e parole, soltanto i loro diritti. Quattro anni sono lunghi signor presidente e per un padre cui è stata tolta la possibilità di pensare ai suoi figli, sono una eternità di dolore. Quest’anno voterò per la prima volta…siamo in campagna elettorale…e qualche giorno fa qualcuno mi ha detto che  suo figlio sarebbe venuto a Sessa. Ho pensato di andare da lui e  consegnargli questa lettera, poi ho pensato che non mi avrebbero neppure consentito di avvicinarmi. Allora ho pensato a lei e mi sono detta che è un uomo fortunato, un padre fortunato, perché ogni volta che guarda suo figlio,può pensare che per lui è riuscito a  fare tutto quello che desiderava. Lei è il presidente della Campania e suo figlio si prepara a fare il parlamentare. Gli ultimi quattro anni per lei sono stati normali…non ha dovuto fare i salti mortali per assicurare il necessario minimo alla sua famiglia, non ha dovuto guardare sua moglie che tutte le mattine va a lavorare nei campi o sua figlia che rischia di non potere tornare a scuola o suo figlio che deve contribuire a tirare la carretta invece di andare all’università. Mi sono chiesta se suo figlio conoscesse la vicenda del Consorzio Aurunco di Bonifica e poi mi sono detta che se suo figlio veniva a Sessa Aurunca a fare un comizio, doveva conoscerla per forza ma se la conosceva, perché non ne ha parlato?, mi hanno detto, dopo, quelli che ci sono stati e hanno ascoltato, che non ha detto una sola parola sul Consorzio, perché presidente?, perché non ha parlato del Consorzio? Io l’ho disturbata anche troppo con questa inutile lettera, che lei non leggerà perché c’è sempre qualcuno che fa da filtro agli uomini importanti, non è vero?, chissà chi sarà quello che deciderà di cestinare la mia lettera…vorrei tanto conoscerlo e chiedergli per quale motivo si prende questa responsabilità?, per quale ragione io non devo essere ascoltata? Mi sembra di sentire uno che dice: ma se dovesse leggere tutte le lettere che gli mandano, il presidente non avrebbe tempo di respirare. A questo signore o signora, che non conosco, desidero soltanto ricordare una cosa: in questo momento lei sta decidendo di non far leggere al presidente circa 400 lettere…provi a fare un conto approssimativo: 93 lavoratori sono 93 famiglie…in media hanno due figli…si fa presto ad arrivare a 400 e superare…forse ci penserà adesso, illustre portavoce o segretario o non so? Ci pensi. Grazie ugualmente presidente”.