STORIA DI FORTUNA

di Francesca Nardi

I Parte

Napoli, 7 luglio 2017

V sezione Corte d’Assise

“Si è voluto dare un nome all’assassino del Parco Verde…volevano un colpevole e l’hanno avuto…si tratta di una sentenza mediatica”

L’avvocato Paolino Bonavita, avvocato difensore di Raimondo Caputo, commenta con amarezza la sentenza che condanna il suo assistito all’ergastolo e a 13 mesi di isolamento, per lo stupro e l’omicidio di Fortuna Loffredo, la bambina di sei anni, uccisa il 24 giugno del 2014 al Parco Verde di Caivano, facendola precipitare dal l’ottavo piano di un palazzo.

La V Sezione della Corte d’Assise presieduta da Alfonso Barbarano ha accolto la richiesta dell’accusa rappresentata dal procuratore aggiunto di Napoli Nord, Domenico Airoma e dal sostituto Claudia Maone.

RAIMONDO CAPUTO, detto Titò

La condanna di Raimondo Caputo detto “Titò” che dovrebbe attestare la sua colpevolezza non convince per una serie di motivi…Tragedie come quella di Fortuna rivendicano l’individuazione di un colpevole nell’immediato…e così è stato. Ma è nell’analisi e nel racconto puntuale dell’immediato, nel ritorno sui propri passi, nel riascoltare le stesse persone, nel soffermarsi sui passi percorsi e sui tracciati sovente solo apparentemente nitidi, che rivelano anche un solo sospiro contrario, che la verità autentica dei fatti emerge da un canovaccio filato e tessuto con attenzione. Raimondo Caputo è un ladro ed uno sporcaccione…merita una punizione e se fosse possibile anche un buon numero di scudisciate, fino a strappargli la pelle…ma se non fosse lui l’assassino?, se la sua condanna fosse utile ad occultare qualcosa di ben più vischioso e perverso?, se la buona fede e la lettura parziale dei fatti o l’inganno ben concertato fossero stati utili a mimetizzare dietro l’immagine del mostro che soddisfa la voglia di sangue del popolo, una sordida realtà legittimata dalla improbabilità di un eventuale sospetto? Mentre la madre di Fortuna punta il dito contro Marianna Fabozzi e Titò,  il padre di Fortuna, Pietro Loffredo, da due anni analizza ombre e sospiri affinchè la verità che, secondo alcuni, non è stata ancora raccontata emerga.

Pietro Loffredo, padre della piccola Fortuna

 “Raimondo Caputo non è colpevole!” ha detto Pietro Loffredo.

Racconteremo la storia di Fortuna soffermandoci anche su particolari ritenuti insignificanti.

Caivano - Parco Verde

Isolato 3 – Scala C

Erano le 11.40 del 24 giugno del 2014

Vincenzo Dello Iacono era nella cucina della sua casa e, con suo genero Salvatore, che in quel momento si trovava nell’altra stanza, si accingeva  a riverniciare gli infissi esterni…le finestre erano spalancate… Ad un tratto Vincenzo sentì un tonfo sordo proveniente dall’esterno, si girò stupito verso la finestra, attraversò la cucina e si affacciò…guardò in basso e vide il corpo di una bambina… a faccia in giù…pensò che la piccola fosse caduta da uno dei piani superiori ed iniziò a  gridare chiamando suo genero…Salvatore… Salvatore…corri…è caduta una bambina…s’è fatta male…

Salvatore Mucci, il genero di Vincenzo, sente le parole di suo suocero, due secondi per rendersi conto che deve correre giù… apre la porta di casa e si precipita per le scale…solo due rampe…ed è nella strada. Salvatore corre e si avvicina a quel fagottino colorato …una bambina bionda …una bambina…forse respira ancora… la riconosce…e’ Fortuna la figlia di Mimma Guardato. Lo sguardo si alza appena…con fatica.

Il giorno breve di Fortuna

In quel punto esatto Fortuna ha iniziato il cammino verso la luce…povera piccola…Non c’è traccia alcuna nel vento e nel cemento dei suoi ultimi sospiri…dei suoi “perché” macinati dal quotidiano, raccolti e piegati tra i fogli, sbriciolati dalle ore incompiute e ricomposti nel deserto sconfinato della paura…E’ sempre stata qui Fortuna…o soltanto un po’ più in là…Nell’aria greve c’è sempre odore di vissuto e ricopiato mille volte…l’erba  continua a farsi strada tra le crepe dell’asfalto vecchio, ricucito, sfondato…qui e là si arrampica giallastra nella polvere, lungo le macchie scure che impregnano i muretti sbreccati…è vissuta qui Fortuna, qui dove i giochi dei bambini finiscono nel buio…dove la risata tintinnante di una bimba si inceppa e smuore all’ improvviso, dove i singhiozzi bevono il moccio infantile che cola dal naso e si chiude nella manina schiacciata sulla bocca…qui i bimbi si impongono il silenzio da soli, piccoli uomini e piccole donne che fanno la veglia ai loro segreti…qui  l’androne buio della favola nera,  ingoia i misteri e li sputa sul predestinato, sullo straniero.

Quella mattina  Fortuna era andata con sua madre e suo fratello più piccolo, Alessio,  al consultorio…ha qualche problema di pronuncia e la logopedista l’aiuta…ha le scarpe che le fanno male…i sandaletti nuovi…Sono le 11.30 quando arrivano nei pressi della loro abitazione …si fermano al bar  lì vicino e comprano una pizzetta e le caramelle…poi si dirigono verso uno dei casermoni … e salgono al sesto piano ed entrano nell’appartamento in cui Fortuna abita con la mamma, due fratelli e la nonna materna. Fortuna entra in casa, si dirige verso il frigo e prende l’acqua fredda…ne beve un bicchiere poi girandosi verso la sua mamma, si scioglie i capelli legati e le dice che sarebbe andata al piano di sopra, dove c’era Dora, la sua amichetta del cuore.

Le famiglie

Mimma Guardato, la madre di Fortuna

La mamma di Fortuna, Domenica Guardato detta Mimma è sposata con Pietro Loffredo dal quale ha avuto due figli, Giovanni e Fortuna…I due si sono separati  quando Fortuna era piccolissima e Mimma, dopo qualche tempo ha intrecciato una relazione con Claudio Luongo, che abita all’ottavo piano del suo stesso palazzo, assieme a sua madre Rachele Di Domenico e a sua sorella Emilia, conosciuta come Emilia “la pazza”  Da Claudio Luongo, Mimma ha avuto un terzo figlio, Alessio, che vive con lei da quando si è separata anche da questo compagno. Mimma dopo la fine della sua relazione con Claudio Luongo ha avuto altri uomini, l’ultimo è stato Vincenzo Di Lella, con il quale e nella cui casa, la donna ha convissuto, assieme ai suoi figli, fino a qualche tempo prima di quel maledetto 24 giugno. Mimma ed i suoi figli erano quindi tornati a vivere nella casa della madre di Mimma, Rosa Cavaliere, al sesto piano di quel palazzone popolare del Parco Verde….isolato 3 scala C.  Al settimo piano vive Angela Angelino, che ha in custodia  sua nipote Dora, la figlia più grande di sua figlia Marianna Fabozzi, a sua volta madre di altre due bambine, l’ultima delle quali, Raffaella, figlia dell’attuale suo convivente Raimondo Caputo, detto Titò. Il nucleo familiare risiede in un’altra zona del Parco Verde e quel 24 maggio si era portato nella casa di Angela Angelino, che a sua volta, aveva dovuto assentarsi per andare a trovare suo figlio Mimmo Fabozzi detenuto in carcere. Marianna Fabozzi è stata sposata con Gennaro Giglio dal quale ha avuto un bambino e due delle sue tre bambine. Il bambino avuto da Gennaro Giglio, Antonio, è quella povera creatura che nell’aprile del 2013 precipitò nel vuoto e morì. “Guardava gli elicotteri”, dirà Marianna… Erano gli stessi luoghi, lo stesso palazzo, lo stesso Parco e forse… lo stesso mistero, un mistero che tuttora incombe sui personaggi evidenziandoli, tratteggiandoli e sfocandoli …talvolta addirittura negandoli…

I bambini

Fortuna ed Alessio non vanno d’accordo…e questo costituisce motivo di rancore da parte della famiglia paterna di Alessio che vive all’ottavo piano, nei confronti di Fortuna. Tra il sesto e l’ottavo piano vi è la casa di Angela Angelino, la nonna di Dora, l’amichetta di Fortuna…Dora è una bambina difficile, una bambina provata…le sue dichiarazioni del dopo, apriranno varchi sconfinati e terribili su una pianeta nebuloso i cui contorni sfocati si perdono e vengono risucchiati da realtà spaventose ben più ampie del Parco Verde…le sue parole saranno verità, paura e contraddizione ma soprattutto sono la sintesi di un teorema che non è stato ancora decifrato

Fine della 1° parte

Parte seconda

Per l’omicidio di Fortuna Loffredo, la bambina di 6 anni uccisa il 24 giugno al Parco Verde di Caivano, Raimondo Caputo detto “Titò” è stato condannato in primo grado all’ergastolo e a 13 mesi di isolamento. La bambina era stata gettata dall’ottavo piano del palazzo in cui da qualche tempo abitava con sua madre Domenica Guardato, la sua nonna materna Rosaria Cavaliere e due fratelli Giovanni ed Alessio.

24 giugno 2014
Ore 11.30 – 12.00

Fortuna è appena tornata a casa con la sua mamma e suo fratello…si scioglie i capelli, beve un bicchiere di acqua fredda, che prende dal frigorifero e poi rivolgendosi a sua madre, le dice che sarebbe andata al piano di sopra dove c’era Dora, la sua amichetta del cuore, che viveva con la sua nonna materna, Angela Angelino. Fortuna si avvia lungo le scale e sale al settimo piano ed entra nella casa di Angela Angelino, dove incontra Dora che sta lavando il pavimento…

Claudio Luongo

Domenica Guardato detta Mimma, la mamma di Fortuna nel corso della deposizione resa il 26 giugno 2014 in cui aveva ricostruito i fatti di due giorni prima, aveva dichiarato che erano le 11.30 quando era rincasata assieme a Fortuna e ad Alessio. “Dopo circa 10 minuti mia figlia Fortuna, mi chiedeva il permesso di andare a giocare con l’amichetta Doriana, figlia della signora Fabozzi che abita al settimo piano dello stesso stabile. Da quel momento non ho più rivisto mia figlia. Solo dopo dieci minuti, da quando Fortuna era uscita, ho udito dalla strada la voce di Claudio Luongo che urlava il mio nome “Mimma”, riferendomi l’accaduto…”

Claudio Luongo era l’ex convivente di Mimma Guardato dal quale la stessa aveva avuto il figlio più piccolo Alessio. Il Luongo abita con sua madre Rachele Di Domenico e sua sorella Emilia, detta “la pazza” al settimo piano dello stesso stabile.

Dieci minuti rappresentano “il tempo” che, secondo la mamma della piccola Fortuna, è intercorso dal momento in cui la piccola è uscita di casa, al momento in cui il Luongo urla il suo nome… Un “tempo” assurdo, breve e eterno per ciò che ha rappresentato. Forse sono passati più di dieci minuti ma il “tempo in cui si è consumato l’orrore” è sempre e comunque troppo breve..

Quando Claudio Luongo urla il nome di Mimma la tragedia si è compiuta ed il corpicino di Fortuna giace al suolo…un volo di otto piani…

Sui dieci minuti dichiarati da Mimma Guardato o sull’ipotesi probabile che il tempo sia invece dilatato realisticamente fino a venti o venticinque minuti…le dichiarazioni dei diversi personaggi, coinvolti a vario titolo in questa terribile storia, sono contrastanti, confuse, nebulose, contradditorie…solo a tratti e faticosamente, le versioni si allineano lungo il percorso di una probabile verità…E’ evidente che ciascuno per la propria parte racconta una verità non adulterata ma bensì “prudente”…La vita stessa, il quotidiano di adulti e piccoli, laddove esista, in questo luogo, una differenza sostanziale tra le due età,  è una dimensione approssimativa, senza contorni definiti, una sorta  di bolla liquida adattabile alle circostanze…una dimensione esistenziale scritta sui crinali sottili che dividono il lecito dall’illecito, al cui interno si muovono ombre che guardano altrove e sopravvivono in solitudine, afflitte da gelosie inutili ma indispensabili alle loro ragioni, depositarie di violenze mute, antiche…Una dimensione acromatica in cui brulicano  e si mescolano usanze quasi tribali, che hanno perduto la coreografia della storia per diventare necessità, abitudine, normalità.

Le dichiarazioni di Doriana Giglio, l’amica del cuore di Fortuna, fin dal primo momento precipitano l’osservatore in un ambiente vischioso, degradato…grigio e provocano l’automatismo che rivendica un probabile colpevole. La gente ha bisogno di un assassino di cui parlare, di cui immaginare la morte lenta e dolorosa…L’assassino deve avere un nome ed un volto…lo vuole la gente del Parco Verde, gli inquilini della palazzone maledetto…lo vuole la piccola ombra di Antonio Giglio…ma soprattutto lo vuole la madre di Fortuna…L’assassino è una necessità, la chiave di volta per la soluzione, che sia lineare…che non scomponga gli equilibri…Raimondo Caputo è l’assassino!, ne ha tutte le caratteristiche…e non è uno di loro…non è del Parco Verde. Raimondo Caputo detto Titò è uno sporcaccione, basterebbe questo per dargli l’ergastolo a parer nostro, ma se non ha ucciso Fortuna…allora qualcun altro sta girando indisturbato…Fortuna era una bambina bellissima…gli esami autoptici rivelano che era stata stuprata in maniera continuata e persistente…Di queste violenze subite la piccola portava i segni, non soltanto nel fisico ma soprattutto nella sua piccola anima…Il suo comportamento era rivelatore e lo sarebbe stato per chiunque e non soltanto per sua madre, ma Mimma ha dichiarato: “Mia figlia non è stata abusata”.

 Fortuna era stata abusata molte volte...

Raimondo Caputo, Titò, non abita al sesto piano  nell’appartamento in cui Fortuna quel 24 maggio è entrata per parlare con la sua amica Dora, figlia della convivente di Titò, Marianna Fabozzi…Il Caputo abita altrove con Marianna e le due figlie della donna, una delle quali è anche figlia sua. Quel 24 giugno erano nella casa di Angela Angelino, la madre di Marianna perchè con la donna vive Doriana la prima figlia di Marianna.

Lo stupratore abituale di Fortuna quindi non è Titò…

Ma Doriana ascoltata dalla psicologa della casa famiglia dove verrà condotta offre una sua versione dei fatti.

Parleremo a  lungo di Dora, povera piccola cresciuta troppo in fretta e troppo presto…è la sorellina di Antonio il bambino di tre anni che cade dal sesto piano due anni prima della tragedia di Fortuna… I bambini cadono dai palazzi…qui

"I pedofili non uccidono le loro vittime"

La criminologa Ursula Franco

Ursula Franco è una bravissima criminologa di Roma. Le abbiamo chiesto l’autorizzazione a riportare stralci dell’intervista rilasciata a “Stylo 24” sul caso di Fortuna Loffredo

 “Ritengo che le violenze sessuali cui Fortuna veniva cronicamente sottoposta, nulla abbiano a che fare con la sua morte. L’ipotesi del tentativo di violenza sessuale scaturito in un omicidio, non è supportata da alcun dato medico legale come lividi o escoriazioni nella parte mediale delle cosce o sulle grandi labbra o a livello dell’orifizio anale, lividi sulle braccia, presenza di materiale genetico dell’assalitore sotto le unghie. Quando ci si trova di fronte alla morte di un bambino sul cui corpo si rilevano i segni di un abuso cronico, la sua morte e l’abuso vanno trattati come due fatti distinti, è un errore grossolano collegarne la morte agli abusi perché chi abusa cronicamente di un bambino non lo uccide”. “I pedofili molestatori, quando le circostanze glielo permettono, agiscono abusi sulle stesse vittime per anni, per questo motivo non hanno ragione di sopprimerle; sono i predatori sessuali violenti, un altro genere di child sexual offender, ad uccidere le loro vittime. Negli ultimi anni, a scapito della verità e a favore della spettacolarizzazione, è in atto un tentativo di riscrivere la criminologia in questo campo. E’ falso che i pedofili molestatori uccidano i bambini per paura di essere denunciati. Purtroppo, questa “rivisitazione” non ha solo molti seguaci tra il pubblico televisivo degli “show del dolore” ma anche tra gli inquirenti”.“Nel caso della morte di Fortuna Loffredo si è perfino arrivati a fantasticare di un fantomatico serial killer pedofilo che uccide i bambini e trattiene una loro scarpetta come souvenir, nulla di più lontano dalla verità.

I predatori sessuali violenti sono soggetti che rapiscono ed uccidono i bambini. Un predatore sessuale violento è Luigi Chiatti, conosciuto come il Mostro di Foligno. Luigi Chiatti ha ucciso due bambini prima di essere arrestato, Simone Allegretti, 4 anni, e Lorenzo Paolucci, 13 anni. Un altro predatore sessuale violento è Massimo Giuseppe Bossetti, condannato in primo e secondo grado all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, 13 anni. Non sempre i predatori sessuali violenti agiscono atti sessuali sulle loro vittime, molto spesso, in quanto sessualmente incompetenti, si cimentano in atti sessuali sostitutivi quali il taglio degli abiti e l’accoltellamento, come nel caso della Gambirasio.

I predatori i nascondono tra coloro che possono avere facile e prolungato accesso alle vittime, familiari, familiari dei compagni di gioco, educatori, preti e allenatori.

 “I bambini non si ribellano agli abusi perché non li riconoscono come tali in quanto i pedofili molestatori li conducono gradualmente all’abuso vero e proprio, attraverso manifestazioni di affetto o di generosità o con molestie apparentemente innocue camuffate da giochi. I pedofili molestatori sono dei manipolatori, per questo motivo le loro vittime non vivono l’abuso in modo immediatamente traumatico e, sempre per lo stesso motivo, le vittime, una volta cresciute, provano rabbia, una rabbia dovuta al fatto di non essersi sottratte, di non aver reagito, proprio perché incapaci di decifrare ciò che gli stava accadendo”.

 “Ritengo che non solo Raimondo Caputo non abbia ucciso Fortuna ma, con tutta probabilità, non è neanche l’autore degli abusi che la bambina subiva cronicamente. Caputo è credibile quando afferma: “Io non ho commesso l’omicidio, sono state dette troppe falsità su di me. E’ vero, sono un ladro ma la bambina non l’ho mai toccata. Qualche volta ho toccato l’amica del cuore di Fortuna, io la toccavo e tutti lo sapevano. Possono anche darmi 10 ergastoli, io sono innocente. Non ho ucciso io la bambina”.

Fine della 2° parte

 Per l’omicidio di Fortuna Loffredo, la bambina di 6 anni uccisa il 24 giugno al Parco Verde di Caivano, Raimondo Caputo detto “Titò” è stato condannato in primo grado all’ergastolo e a 13 mesi di isolamento. La bambina più volte stuprata era stata gettata dall’ottavo piano del palazzo in cui da qualche tempo abitava con sua madre Domenica Guardato, sua nonna materna Rosaria Cavaliere e due fratelli Giovanni ed Alessio.

Parte 3°

Ritorno al Parco Verde

Le strade sono sconnesse…come ieri…come sempre, l’aria è grigia…La pioggia che da giorni penetra nelle crepe dei muri, trasuda e sbriciola l’intonaco dei palazzoni che affacciano su questa piazzetta sbilenca… e si insinua sotto l’asfalto rattoppato, attraverso le buche, riemerge a tratti in piccole pozze sporche…Fortuna era raggomitolata laggiù, piccola e gentile, chiusa su se stessa, finalmente in pace…

Siamo tornati qui un’altra volta…per ascoltare le parole di chi ha vissuto la prima ora, di chi ha sentito quel tonfo tremendo…vogliamo incontrare Vincenzo Dello Iacono che abita lì…in quel palazzo buio…al primo piano.

Parcheggiamo l’auto al di là della piazzetta sbilenca, di fronte al portoncino tetro…non abbiamo telefonato, nessuno ci attende…non sappiamo neppure se ci apriranno…siamo all’interno dell’ auto…pioviggina…nella strada non c’è nessuno…se stessimo partecipando ad un quiz e dovessimo riconoscere un Rione dalle auto parcheggiate, penseremmo di essere a Via Posillipo o a Viale Principessa Elena, nella zona “bene” di Napoli…le contraddizioni ti penetrano nella mente, attraverso quello che vedi e non ti piace… un movimento dietro i vetri appannati, lì al 1° piano, rapido, una tenda si alza e si riabbassa velocemente al terzo piano…il portoncino tetro si apre ed esce una ragazzina…sono le 12… dovrebbe essere a scuola…fa un giretto distratto e poi ritorna davanti al portoncino tetro che si apre nuovamente…esce una donna con un sacchetto minuscolo di spazzatura….passa davanti alla nostra auto e sbircia furtivamente all’interno…poi si avvicina con inusuale garbo, al coperchio  del contenitore, lo alza quasi gentilmente, mentre con la coda dell’occhio non ci perde di vista, quindi getta quel “sacchetto – civetta” nel cassonetto, si gira e ripassa nuovamente sbirciando davanti all’auto…ad un tratto una Smart  arriva sfrecciando da dietro l’angolo…rallenta, il guidatore guarda nella nostra auto, fa il giro della piazzetta e se ne va…dopo dieci minuti ritorna, questa volta avanza lentamente poi ingrana la marcia e schizza…Meccanismi rituali…Gente sconosciuta in sosta al Parco Verde…tam tam e vedette…

 Decidiamo di scendere e ci avviamo verso l’ingresso del palazzo C…mentre saliamo al 1° piano, dall’appartamento di Vincenzo Dello Iacono esce una donna giovane…le chiediamo se l’uomo che cerchiamo sia in casa…Ci guarda con diffidenza e noi la rassicuriamo…vogliamo soltanto chiedere una cosa a Dello Iacono…La donna è sua figlia, ma lui in quel momento non è in casa… La persona che cerchiamo è il suocero di Salvatore Mucci, l’uomo che in quel giorno maledetto, chiamato a gran voce dal Dello Iacono che era in un’altra stanza dello stesso appartamento, si precipita per le scale, arriva nella strada e vede la piccola Fortuna riversa, si avvicina, la soccorre, la carica in auto e la porta in Ospedale, lo stesso uomo che qualche mese dopo fu arrestato assieme a sua moglie per pedofilia… per gli abusi compiuti su sua figlia…

Omertà delle prime ore…la morte di Fortuna… un incidente.

Indaga il magistrato Federico Bisceglia

   Il magistrato Federico Bisceglia

Il periodo immediatamente successivo alla morte della piccola è stato caratterizzato da quell’autodifesa omertosa che entra in scena in ambienti come quello del Parco Verde, in cui tutti hanno una piccola grande cosa da nascondere…ed il meccanismo che scatta è quello della trasmissione del tipico messaggio in codice “non so niente e tu dici che non sai niente”…Nessuno sapeva nulla di nulla e la piccola Fortuna era caduta accidentalmente…come il piccolo Antonio Giglio….Il Parco Verde. il parco degli accidenti…Ma la recita non durò molto…Il compianto magistrato Federico Bisceglia, al quale era stato affidato il caso e che scomparve purtroppo in un drammatico incidente, intuì immediatamente il marcio ed iniziò una serie di indagini serrate…Le microspie furono piazzate quasi ovunque ed alcune furono scoperte e distrutte…. Ore ed ore di conversazione, frasi talvolta incomprensibili… smozzicate… hanno consentito di studiare i movimenti, le abitudini, il carattere, evidenziare le contraddizioni e gli atteggiamenti di coloro che, a vario titolo, erano e sono coinvolti in questa drammatica e per molti versi, contorta vicenda…Ma le indagini sulla morte di Fortuna non sono le uniche indagini che gli inquirenti stanno svolgendo in quel periodo al Parco Verde… Come abbiamo detto, Salvatore Mucci, di lì a poco sarà arrestato assieme a sua moglie…e le intercettazioni riguardano anche la sua vicenda ed andranno inserite nel suo fascicolo…

Tra queste registrazioni emerge uno stralcio di conversazione tra Vincenzo Dello Iacono e sua moglie…una conversazione captata dalle cimici piazzate all’interno dell’auto…L’uomo  riferisce alla moglie un episodio inquietante, accadutogli poco prima mentre rientrava in auto…un’ auto sconosciuta lo avrebbe affiancato obbligandolo a fermarsi…Dall’auto sconosciuta sarebbero scesi due uomini  che lo avrebbero minacciato…esortandolo a non fare cenno con i carabinieri nè della terrazza situata all’ottavo piano né della signora Rachele Di Domenico.

Come abbiamo descritto nelle due puntate precedenti, Rachele Di Domenico è la madre di Claudio Luongo, ex convivente di Mimma Guardato, la madre di Fortuna, dalla quale ha avuto un bambino che si chiama Alessio.

L’intercettazione che appare, anche a distanza di tempo e dopo la condanna di Raimondo Caputo, di grande importanza, non è inserita negli atti processuali relativi a Caputo ma in quelli relativi a Salvatore Mucci…perchè come abbiamo detto, inerente alle indagini su quest’ultimo…

Ma chi è Rachele Di Domenico?

Interrogatorio del 19 luglio 2014

Rachele Di Domenico viene interrogata dai carabinieri di Caivano il 19 luglio 2014. Nel corso dell’interrogatorio la donna dichiara di avere l’abitudine di sedersi su una sedia che “prelevo dal mio appartamento per poi posizionarla vicino alla finestra delle scale del mio pianerottolo (VIII piano), in quanto lasciando la porta della mia abitazione aperta unitamente a quella delle scale circola molta aria. Nella mattinata in questione aprivo sia la porta del mio appartamento che la finestra dove avevo posizionato preventivamente al sedia per sedermi

Alla domanda se si sia mai allontanata dalla sedia posizionata sotto alla finestra della scala, la donna risponde “No. Sono rimasta seduta dalle ore 11.00 circa fino al momento in cui ho udito delle urla, in seguito al rinvenimento del corpo di Fortuna Loffredo.”

Alla domanda se avesse notato qualcuno durante la sua permanenza davanti alla finestra o se qualcuno prendendo l’ascensore avesse potuto eludere la sua vigilanza Rachele Di Domenico risponde: “No, posso affermare con certezza che dalle 11.00 circa fino a quando ho sentito delle urla (dalla voce ho riconosciuto che era quella di mio figlio Claudio), nessuno è salito all’ottavo piano. Pertanto posso affermare che la piccola Loffredo Fortuna non può essere caduta né dal terrazzo posto di fronte alla mia abitazione né tantomeno dalle finestre del vano tecnico (vano di accesso all’ascensore) né qualcuno dopo il fatto, è sceso in quanto avrebbe dovuto passarmi accanto”.

Alla domanda se la porta del terrazzo in quel momento fosse aperta, la donna risponde: “La mia famiglia possiede le chiavi (le chiavi le possiede anche Erbato mio vicino di casa) ma in quel momento era chiuso, come era chiuso anche il cancello di accesso al vano tecnico dell’ascensore. Di tali affermazioni sono sicura.”

L’interrogatorio continua come avremo modo di leggere in seguito e le dichiarazioni di Rachele Di Domenico che, in un primo momento porterebbero ad escludere che la piccola Fortuna possa essere caduta dal terrazzo dell’ottavo piano o da una finestra dello stesso piano, verranno contraddette da altre testimonianze.

Fine della 3° parte 

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