CINEMA E ARTE: DUE PELLICOLE A CONFRONTO

Il cinema, essendo una forma d’arte, si confonde e si nutre di tante altre forme d’arte. Basti pensare all’importanza di una colonna sonora, o della fotografia: il cinema riesce a trarre ispirazione e a creare uno spettacolo sul grande schermo che coinvolge totalmente lo spettatore. Le pellicole che hanno un legame profondo con l’arte sono numerosissime, sia che raccontino la vita di un artista, sia che vogliano presentare uno specifico stile iscritto in un particolare periodo storico, sia che l’arte sia protagonista o che venga solo accennata.

Affrontare due pellicole differenti che raccontano la vita, il mistero, e la genialità di particolari artisti fa in modo di creare una sorta di parallelismo, e permette di coglierne a pieno aspetti simili o discordi.

“I colori dell’anima” (2004), di Mick Davis

Amedeo Modigliani è uno di quegli artisti che rientra perfettamente nello stereotipo “genio e sregolatezza”. Nella Parigi degli anni venti, quella della “Belle époque” Modigliani (Modì) conduce una vita al limite : è malato di tubercolosi, ma nonostante questo continua a fumare, è un alcolista, è arrogante, si diverte a lanciare continuamente sfide ai suoi rivali del tempo (in particolar modo a Picasso), e litiga costantemente con il padre di Jean, contrario all’idea che la figlia frequenti un ebreo. il tipico artista che ha più vizi che virtù. Tutto questo compromette ovviamente anche la sua carriera, non riesce infatti a vendere i suoi dipinti e per cercare di procurarsi dei soldi si iscrive ad un concorso per artisti : il quadro migliore verrà premiato con un’ingente somma.

In un montaggio alternato di flashback e realtà assistiamo all’ultimo periodo di vita di Modigliani. La pellicola è una versione fortemente romanzata, poiché nelle trasposizioni cinematografiche bisogna soddisfare delle particolari esigenze. Nonostante il fatto che ai fatti storici realmente accaduti si inseriscano vicende inventate per la realizzazione dell’opera, “I colori dell’anima” è un vero e proprio documento storico e artistico. Lo spettatore si immerge totalmente nell’atmosfera parigina, e assiste all’affermazione e alla distruzione di un artista con una grande personalità.

Follia, malinconia, rabbia, creatività, annientamento: sono questi gli elementi chiave di tutta la pellicola. Modigliani è stato la causa del suo stesso male, nemmeno l’amore per Jean è riuscito a salvarlo. Ma la sua arte è rimasta eterna, immortale. “Quando conoscerò la tua anima, dipingerò i tuoi occhi”, dice Modì alla sua amata : come è possibile che questa profondità si possa scontrare con la totale annullazione di sé? L’arte assorbe totalmente le sue energie, fino a condurlo all’autodistruzione.

 

 

 

“Loving Vincent” (2017), di Dorota Kobiela e Hugh Welkman

 

Qui l’atmosfera cambia totalmente: si tratta del primo film interamente dipinto su tela, rielaborando oltre mille dipinti per un totale di 65.000 fotogrammi realizzati da centoventicinque artisti provenienti da varie parti del mondo. La pellicola inoltre ha recentemente ricevuto il premio Oscar come miglior film d’animazione.

“Loving Vincent” è un’esperienza suggestiva, è come se ci si potesse sentire all’interno dei quadri di Van Gogh, è come sentirsi parte del paesaggio notturno rappresentato in “Notte stellata”. Vincent Van Gogh, una delle figure più importanti dell’arte contemporanea, è stato un personaggio – come Modigliani – fortemente tormentato. Nel luglio del 1890 si sparò in un campo di grano nei pressi di Arles. Il giovane Armand Roulin, figlio del postino Roulin, unico amico di Van Gogh, non convinto del suicidio dell’artista, ripercorre le sue ultime settimane di vita incontrando le persone che, nei momenti più drammatici, gli sono state vicine.

Quale modo di migliore di raccontare la vita di un pittore se non attraverso un unico e immenso quadro? “Loving Vincent” è una pellicola originale e interessante, riesce a creare un’animazione fluida eppure mossa al tempo stesso. Il mondo del pittore ritratto dalla mano del pittore stesso. Le cause della morte di Van Gogh non sono mai state chiarissime, in questo modo la pellicola diventa film d’animazione, film autobiografico e persino thriller, in quanto il giovane Roulin cercherà in tutti i modi di svelare il mistero che avvolge il suicidio/omicidio del pittore. “Loving Vincent” è un esperimento magico e audace.

Il connubio cinema/arte non avrebbe mai potuto fornire un risultato banale.

Mariantonietta Losanno

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