PAC, ROTA (FAI CISL): “VALORIZZARE CRITERI DI SOSTENIBILITÀ SOCIALE, IL GOVERNO SE NE OCCUPI”

IL SEGRETARIO GENERALE DELLA FAI CISL IN VISITA ALLO STABILIMENTO DI FRANCOLISE DELLA DELTAFINA

ONOFRIO ROTA

FRANCOLISE (CE) – “È questo il momento per interloquire con l’Europa puntando su una Pac vincolata a criteri di sostenibilità sociale, è importante che il nostro governo se ne occupi per sostenere la sfida globale delle nostre filiere agricole”.

Lo ha dichiarato il segretario generale della Fai Cisl Onofrio Rota durante una visita presso il sito produttivo di Francolise della Deltafina, azienda leader in Italia della lavorazione della foglia del tabacco. Presenti, con Rota, anche il segretario nazionale Silvano Giangiacomi, il segretario regionale della Fai Cisl Campania, Raffaele Tangredi e il segretario generale della Fai Cisl Caserta, Bruno Ferraro.

“Questa è una realtà produttiva estremamente importante – ha commentato Rota – se solo pensiamo che nonostante ci sia stato negli ultimi dieci anni in Italia un dimezzamento della produzione di tabacco, in quanto la Pac ha favorito altri tipi di coltivazioni, questa impresa ha continuato a investire in Italia e ad esportare produzioni di qualità. Proprio a proposito di Pac ci stiamo confrontando, anche con i dirigenti, le rsu e i lavoratori che incontriamo nelle aziende, sull’esigenza di rivedere i criteri che ne determineranno gli anni futuri. È fondamentale che i sussidi non vengano ridotti, in quanto in Italia sono sempre stati virtuosi e mai puro assistenzialismo, e soprattutto vanno introdotte solide relazioni tra sussidi e fattori sociali e contrattuali, a cominciare dai livelli occupazionali che i comparti riescono a garantire, come nel caso delle filiere del tabacco. Contiamo di porre al più presto questo tema all’attenzione del governo, per portare in Europa la voce di imprese e lavoratori”.

“Oggi – ha detto invece Raffaele Tangredi – produttore leader di tabacco è la Cina, che sta facendo investimenti anche in Paesi come lo Zimbabwe. Poi Sud America, Tanzania e altri. A dimostrazione che se il tabacco non si fa in Italia, né in Europa, si fa comunque altrove, e spesso senza criteri che garantiscano tutela dell’ambiente, qualità del lavoro, rispetto dei diritti”.

“Una filiera, quella del tabacco – ha ribadito Bruno Ferraro – che produce occupazione di qualità e ricchezza per questo territorio”.

“Nel contratto nazionale rinnovato l’anno scorso – ha sottolineato Silvano Giangiacomi, durante l’incontro che i sindacalisti Fai Cisl hanno svolto con i dipendenti – tra i tanti punti qualificanti c’è sicuramente il riferimento esplicito alla legge 199 contro il caporalato, con la promozione dell’adesione delle imprese della filiera alla Rete del lavoro agricolo di qualità, nonché il fondo integrativo sanitario e, per la prima volta, norme di difesa fitosanitaria. Fattori estremamente importanti per mettere al centro del lavoro la persona, la sicurezza, la tutela dell’ambiente”.

La produzione di tabacco secco in Italia, è emerso durante il confronto con l’azienda, è quantificato in circa 50 milioni di chili annuali. La Campania ne produce circa 15 milioni di chili, mentre il resto è prodotto in buona parte in Umbria e Veneto.

A conclusione del suo intervento, Onofrio Rota ha voluto sottolineare l’importanza di “relazioni industriali solide, trasparenti e rispettose di ruoli e responsabilità”. “Su 220 dipendenti, in questo sito – ha concluso – il 90 per cento sono donne, e considero questo un altro segno distintivo del valore sociale di questa azienda e del comparto, in un Paese che registra dati non certo entusiasmanti quanto a occupazione femminile e giovanile. Una strada da seguire, se vogliamo sostenere le nostre eccellenze puntando sul lavoro di qualità e sulla coesione sociale”.

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