ORTI URBANI, ENTRANO IN AZIONE I ROM ASPETTANDO IL DECOLLO DEL PROGETTO PILOTA

(G.L.) CASAGIOVE – Perlustrano il territorio, identificano l’area e una volta selezionata la “merce” la rivendono a ditte che si occupano del recupero di scarti metallici. Non è una nuova scoperta, ma forse è un’anteprima inaspettata per la cittadina di Casagiove che negli ultimi giorni è meta di una famiglia rom in veste di “ferrivecchi” per vivere.

Abbiamo certificato di persona ciò che ci è stato segnalato e ci siamo recati in più di un’occasione per avere maggiore contezza. Ebbene, i declamati “Orti per Anziani” di via Lazio, al centro di una svolta gestionale voluta dal sindaco Roberto Corsale, pare che abbiano trovato una nuova caratterizzazione d’uso.

Risale alla fine di settembre u.s. il post lanciato dal primo cittadino sulla sua pagina social in cui dichiara: “Da alcuni giorni sono partiti i lavori di riqualificazione degli orti comunali di via Lazio. A breve, si procederà alla riattivazione di un servizio sociale di grande rilevanza che coinvolgerà gli anziani, i giovani e le famiglie della città […]”.

A circa un mese di distanza sembra che qualcuno lo abbia preso alla lettera e in attesa che decolli il progetto definito pilota per la realizzazione di Orti Urbani, da diversi giorni l’area da campo di coltivazione è divenuta campo d’azione. Una giovane coppia con a seguito due piccoli bambini, nei pomeriggi assolati si insinua tra le recinzioni corrose e i cumuli di macerie in ferro e legno per cercare materie prime da rivendere a circa 0.15 centesimi al Kg. Mentre lei differenzia e sceglie accovacciata con meticolosa cura, lui predispone i pali in ferro da portare via adagiandoli su reti per materassi lasciate abbandonate nell’area. Una scena esasperante, uno squarcio amaro nel ventre residenziale della cittadina perbenista e in una zona di passaggio che porta alla scuola. La nuda verità è sotto gli occhi… di tutti!

Giovedì, la mattina seguente, di quella montagna di ferraglia lanciata al di là del recinto non c’era più traccia. L’unico segno del loro passaggio un passeggino nascosto tra i rovi, lo stesso su cui era seduto il più piccolo della famiglia, e che magari non sono riusciti a trascinare via perché le mani servivano per portare altri pesi. Approfittando di uno stato di calma apparente e della loro assenza, ci siamo avvicinati per capire da dove fossero entrati…immaginando che la zona fosse stata posta sotto sicurezza ed interdetta al passaggio.

Risposta: L’area è accessibile a tutti. Quell’area incolta in cui tra arbusti sopravvissuti coesistono macerie di un raccolto, strati di fil di ferro corrosi, vasi rotti, innaffiatoi, pallet, contenitori metallici arrugginiti, metri di gomma e reti, è una zona di pericolo a cielo aperto, soprattutto se si pensa che il quartiere è vissuto da bambini e ragazzini. Non mi accingo ad aggiungere altro! Nel solco tra passato e presente,  in un’ottica di riflessione generale, si fa davvero fatica a pensare come un tempo Casagiove possa essere stata un polo cittadino di civiltà a misura di bambino…e forse sarebbe il caso di iniziare a cercare delle risposte concrete.

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