QUEL VIZIO DELLA SPERANZA CHIAMATO AMORE

a cura di Dalia Coronato

Amore è solo una parola” dice la canzone partenopea di Enzo Avitabile, autore della colonna sonora per il film di Eduardo De Angelis. L’ultima opera cinematografica del regista si intitola“Il vizio della speranza”, ed è una proiezione di non-sentimenti descritti attraverso le immagini di un territorio difficile. Castel Volturno è una palude e non ci sono mezzi termini per definirla, un posto desolato senza sogni, dove vive Maria. Una splendida Pina Turco interpreta una giovane donna dagli zigomi saldi, e dagli occhi attenti, un sorriso inesistente e una corazza al posto del cuore. Una ragazza dallo sguardo apparentemente vuoto che accompagna prostitute-madri ad abbandonare il figlio portato in grembo. Donne che si separano da una parte insotituibile del proprio corpo, da un pezzo della propria carne e della propria esistenza, una particella di creatura umana generata e rigettata senza scelta e con l’attesa che possa incontrare una famiglia desiderata, un’aspettativa migliore.

Il cammino che dal fiume giunge alle case sul mare di plastica viene percorso ogni giorno da Maria, un viaggio condotto in silenzio, con il cappuccio in testa e una barca che accomapgna le donne verso pene e costrizioni. Sempre al servizio di una madama ingioiellata – una cinica maîtresse interpretata da Marina Confalone – vestita da gentile padrona di casa, Maria torna la sera dalla sua famiglia per svolgere come un compito giornaliero ciò che le è permesso fare. Mette a letto la madre, litiga con la sorella, resta in solitudine. Una vita insufficiente e senza desideri, fino a quando non decide di dire anche agli altri di essere incinta. Maria è al terzo mese e interrompere la gravidanza è un rischio costoso, che non può permettersi. La conoscenza di un bambina negra di nome Virgin farà cambiare idea alla donna protagonista della pellicola firmata da De Angelis. In cerca di un luogo sicuro dove stare, Maria tira giù il cappuccio e alza lo sguardo, finalmente si sente protetta una volta incontrata l’esistenza di altri esseri umani, come Carlo Pengue. Un bravissimo Massimiliano Rossi interpreta un ex giostraio falso scortese e alla mano dolci ricordi rinchiusi in una scatola. Pengue si rivela per Maria una miccia che accende un desiderio: decide di tenere il bambino.

I colori freddi sulla vista mare di Castel Volturno, le sfumature di grigio-cielo in movimento sull’acqua, le lucine deboli sulle case rovinate dal freddo e dalla salsedine, sono lo sfondo costante di un clima privo di affetto, di cure, di accoglienza e soprattutto di possibilità. Tutto urla disprezzo, indifferenza, eppure la parola amore aleggia nell’aria e nel ventre di Maria. La donna in stato interessante si libera dalle catene, apre il recinto della sofferenza, scioglie il suo volto dalla condanna e risorge. Risorge come un’alba in braccio al mare, come una vita nuova che abbraccia un’altra piccola vita che cresce con il dono della speranza.

Dopo aver vinto il Premio del Pubblico alla Festa del Cinema di Roma, miglior regia  “Il vizio della speranza” è  nelle sale del Duel Village ai seguenti orari:

16.00 – 17.30 – 19.15 – 21.00 – 22.45 .

 

Comments

  1. Dalia Coronato ha detto:

    Il film è di una dolcezza amara sconvolgente.. Passate parola 🙂

  2. Anna Chiara Gravagnuolo ha detto:

    Il fim è stepitoso.Spero possa avere altri riconoscimenti che merita!

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