PINOCCHIO REWIND : QUANDO LA REALTA’ SUPERA LA FANTASIA

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a cura di Dalia Coronato

Si Può cambiare nella vita? Si può diventare da sasso, un fiore? o da fiore, un sasso? Si può tornare a diventare bambini quando prima si era solo dei burattini? E si può desiderare poi di tornare burattini, quando essere di carne fa più male e bruciano le ferite?

Pinocchio rewind non è una favola, ma una storia che parla di verità. E la verità, deve essere sempre scomoda? Deve trattarsi sempre di una medicina amara difficile da far ingoiare? Deve la coscienza essere sempre l’origine di una presenza fastidiosa, di un grillo parlante inopportuno quanto irritante?

Pinocchio, il burattino interpretato da Francesco Ruggiero, come tutti i bambini ha paura di ciò che non conosce e allo stesso tempo viene continuamente attratto dall’ignoto. Ingenuamente curioso, il bimbo dal naso lungo diventa un credulone spaventato dalla morte e dal dolore. L’incapacità di apprendere non porta a fare di lui un attento osservatore e perde continuamente le opportunità di cambiare, non notando le novità che si posano inaspettatamente lungo il suo cammino. L’apprendimento scolastico indotto da mastro Geppetto e suggerito dal grillo parlante impersonato da Giuseppe Piroddi, l’occasione di libertà concessa dal gigante Mangiafuoco, l’aiuto di una fata saggia e silenziosa avvolta in una maschera tipica del teatro nō , sono tutte possibilità che la vita regala all’ostinato tocchetto di legno. Gli animali seducenti e felini interpretati da Francesca Natale e Carmen Perrella, riescono abilmente a trascinare il burattino in inganni ed artifizi. Pinocchio negligente si lascia ammaliare dai suoni dolci della musica e affascinato dall’ignoto inciampa nei guiai ricreati con astuzia e ingegno dal gatto e dalla volpe. Il distaccamento dalla fiaba classica lo troviamo anche nella lavorazione handmade delle maschere indossate dai protagonisti, realizzate professionalmente da Nicola Commiato. I costumi di scena, la musica dal vivo, gli oggetti simbolo del racconto descrivono ampiamente la genialità operativa della compagnia che si alterna tra le bellissime maschere di cartapesta.

Ogni natale “Officina teatro” supera la realtà con la fantasia. L’opera teatrale scritta da Michele Pagano è un racconto pieno di effetti speciali, una traccia alla ricerca di un’esistenza oggettiva capace di cogliere i momenti importanti del ciclo della vita, attraversare l’infanzia e raggiungere quell’età della consapevolezza, quell’epoca che riporta lo spettatore ad osservare sé stesso dichiarando di essere lontano dal sogno, dalla speranza, dall’incantamento, dal Natale … eppure desidera tutto questo ancora.