LOLITE & MAZZETTE – PRIMA PUNTATA

0

di Calpurnia

Viaggio “contromano” nel sogno che non c’è…perché i sogni devono poter continuare ad essere una illusione ed affinché ciò avvenga, dobbiamo viaggiare al loro interno soltanto “contromano”…la confusione sarà allora… l’unica ragione che offrirà alla ragione stessa, un senso… restituendo a noi…un sogno…

Il silenzio aveva chiuso i battenti…un vociare diverso, incomprensibile saliva lungo i bordi del tempo e si sperdeva nelle sonagliere antiche …Suraj aveva le mani bianche, la pelle tirata sulla faccia e gli occhi gonfi…Si era tirata via le lacrime strofinandosi le guance con le mani aperte…e adesso aspettava di incontrare quell’uomo…Il ragazzo, dietro il bancone della buvette, la guardava incuriosito…la guardava andare avanti ed indietro…la guardava passarsi le mani nei capelli…Ricordava di averla vista anche l’anno precedente, quando nel Nuovo Teatro della Commedia dell’Arte di Saint Julienne, si era tenuta una mostra con spettacolo di mimi….Lei era una costumista o un’arredatrice o una fiorista…non ricordava ma, sicuramente, la donna apparteneva ad una società di servizi, contattata dalla direzione…Sembrava in difficoltà e in attesa di qualcuno…ah ecco …stava arrivando uno degli organizzatori…forse aspettava lui…Gerardo Delosanno era il factotum, la longa manus del manager del Teatro…qualcuno diceva che facesse la cresta sulle forniture e chiedesse il “pedaggio” ad ogni società che lavorava per il Teatro.…Chissà se era vero! Suraj vide l’uomo che entrava e le faceva cenno di spostarsi verso un gruppo di tavolini in fondo a sinistra…Era alto e scuro, lo sguardo freddo, avido, il naso grosso in contrasto con la bocca che sembrava un lungo taglio sottile…Suraj si avvicinò ad una sedia, la spostò verso di sé, si mise di spalle al bancone e si sedette. Aveva la borsa sulle ginocchia…una piccola borsa di similpelle azzurra…l’aveva comprata quando era andata ad Assisi, quattro anni prima… l’ultimo viaggio che aveva fatto…poi… non era stato possibile muovere neppure un euro…il lavoro scarseggiava e la sua era una piccola ditta di costumi che arrotondava gli introiti con la sartoria…rammendi,  aggiustini…adesso il contratto che sperava di concludere con il Teatro, non era granché…ma era pur sempre qualcosa…settecento euro per tre serate…avrebbe dovuto preparare e aggiustare i costumi, provvedere a curare l’abbigliamento degli attori di una commedia, che avrebbe dovuto andare in scena per tre serate consecutive… da una settimana andava avanti e indietro e quel signore lì, non aveva ancora deciso se affidarle o meno l’incarico…sperava che quella fosse la volta buona…settecento euro  per ricominciare ad ingranare di nuovo con il lavoro, dopo un periodo terribile…settecento euro di buon augurio…sperava Suraj…duecento euro avrebbe dovuto darli ad Annina, l’unica lavorante che potesse permettersi…anche l’unica di cui potersi fidare…l’aveva tirata su lei…cento euro a Giovanni che faceva avanti e indietro con l’auto per portare i vestiti, i cappelli e le varie cose che occorrono ad una sarta-costumista… e poi c’era un arretrato da pagare di duecentocinquanta euro…l’affitto del laboratorio… Suraj lo chiamava pomposamente così…una stanzetta fronte strada…in pieno centro…era un buco ma coloratissimo…il suo regno…un regno in cui il suo pensiero viaggiava…  lei indossava le vesti ricamate delle regine e si avviava lungo giardini meravigliosi…un regno in cui sognava di continuare a regnare oltre il risveglio…  Ecco…lui era arrivato…

“Ditemi signor Dilosanno…ditemi…, avete deciso?”

 L’uomo dal naso grosso e dalla bocca tirata come un taglio sottile, la guardava, come se  volesse dirle qualcosa o come se glielo avesse già detto…ma lei non capiva…. “Sentite…ci sono molte persone che vorrebbero fare questo lavoro, lo sapete non è vero?, o forse credete di essere la sola a poterlo fare?, ehh?, ditemi ehh?”

 Si abbassò verso di lei…aveva uno sguardo che non le piaceva…l’atteggiamento arrogante, il tono volgare…

“Sapete che ci sono persone che vorrebbero addirittura pagare per poter avere questo incarico?, un incarico di fiducia…che vi fa entrare in mezzo a persone importanti…” Sono molto indeciso…ho detto no anche ad alcuni amici… ma voi…voi mi siete simpatica…io vi voglio aiutare…”

Suraj lo guardò e speranzosa disse:

 “Grazie…grazie…siete buono…io ho bisogno di questo lavoro…è stato un brutto periodo quello appena trascorso e adesso spero che…”

 Gerardo Dilosanno mise la mano sul tavolo, la capovolse e picchiettò…va bene …chiudiamo dai…datemi duecento euro e non se ne parli più…va bene?…mi raccomando non dite a nessuno che vi ho favorito…lo faccio solo perché mi siete simpatica e so che siete una brava donna…solo duecento euro…perché siete voi…”

…Suraj sentì una morsa stringerle il petto…una lama gelida attraversale la schiena…

“Io non ho duecento euro da darle… adesso…”

 “Fateveli prestare…quando avrete il compenso li restituirete…ci vediamo domani… qui a quest’ora, altrimenti non se ne fa niente…capirete…c’è un sacco di gente che vuole questo incarico…Arrivederci”.

 Suraj pensò di rinunciare…poi pensò di riferire…poi pensò di urlare…poi decise di andare da sua madre…poi…passò la notte e venne il giorno dopo e Suraj si recò alla buvette, si sedette al tavolino ed aspettò…lui arrivò e si sedette, allungò la mano sul tavolino… e sotto quella mano che si capovolse, picchiettando con le dita magre, Suraj infilò due banconte da cento euro…poi se ne andò…tornò al laboratorio…aveva da fare…doveva cucire…entrò…si sedette e all’improvviso si accorse che il suo viaggio non cominciava…non aveva voglia di partire…il suo viaggio era finito e non sarebbe mai più ricominciato…

Il passeggio “bene” era appena iniziato…stivali firmati e le bag di  Witton si riflettevano nella vetrina di Suraj… una breve sosta,  una ripresa,  una risata…giovani profumati, tenuti preziosamente a galla, dalla storia della famiglie che intrecciavano parentele ad hoc, affari e misteri…”l’untuosità sovrana che sfila”, come la chiamava, un vecchio sapiente incompreso e destinato a morire in solitudine,  nel buio dimenticato di una soffìtta umida…

Suray era in piedi vicino al bancone da lavoro…il cuore stretto e le mani fredde…armeggiava con le stoffe…le accarezzava, le piegava, cercando di chiudere nelle pieghe ambrate della seta, le sue confidenze…quello che era appena successo le ribolliva dentro…ma avrebbe superato anche quello…avrebbe superato tutto…doveva andare avanti e dimenticare…Drizzò la schiena e si avviò verso la vetrina…aveva deciso all’improvviso di cambiare il drappeggio sul manichino…guardò, come sempre, fuori, su quella via antica, ne ascoltò il cuore palpitante attraverso i sussurri ovattati in cui si traduceva il trepestio esterno. Due giovanissime signore si erano fermate, proprio davanti all’ingresso del suo laboratorio e stavano chiacchierando sottovoce, ma animatamente…Suray le conosceva…conosceva quasi tutti in quella città, in cui era arrivata, piccolissima, assieme alla sua famiglia…venivano da Jaipur, una popolosa città indiana capitale del Rajasthan…lei di pochi mesi infagottata negli scialli colorati, in braccio alla sua mamma, povera donna …quanti stenti si portava dentro e quanta sofferenza per avere lasciato  la sua famiglia…lei e suo padre avevano lavorato duramente per anni nelle campagne, Suray aveva frequentato le scuole primarie e poi era andata ad imparare il mestiere da una brava sarta, che aveva un grande negozio in una città vicina…In quei laboratori era nata la sua passione per i costumi…ed un giorno lei ed una sua amica, avevano deciso di mettersi in proprio…poi…la sua amica si era sposata e lei era rimasta sola… con la sua passione… i suoi sacrifici e la voce di sua madre che la rimproverava continuamente per non essersi fatta una famiglia.

Le due giovani signore elegantissime, passavano spesso davanti al negozio…una delle due, qualche anno prima, aveva anche ordinato alcuni costumi, per una serata in maschera…l’altra si diceva volesse entrare in politica…da lì a poco, sarebbe infatti iniziata la solita giostra delle candidature, per le elezioni comunali che,  in quella città siciliana, erano sempre molto, molto sentite…Sarebbero entrati ed usciti dal suo laboratorio cento volte, lasciando bigliettini e volantini di questo o quel candidato….facendo sorridenti ed inutili promesse, che non sarebbero mai state mantenute e quella giovane ed elegante signora là fuori, se si fosse candidata avrebbe ritrovato, casualmente, per la strada, la “conveniente” necessità di predicare uguaglianza ed accoglienza e sarebbe venuta a fare la cascamorta nel suo negozio….Suray sentiva la rabbia a stento contenuta, risalire di colpo…assieme a vampate di calore che le facevano bruciare la pelle…Poi scosse la testa e riuscì persino a ridere di sé…stava ipotecando il futuro…ma…come si chiamava la futura candidata?,  era quella più carina, bruna con gli occhi chiari… ah si…si chiamava Brunella ed era la moglie di un noto medico… ricordava ancora le chiacchiere a raffica che erano rimbalzate nei vari gruppetti quando i due erano fidanzati…Il suo come ogni negozio del centro, all’occasione diventava automaticamente, un crocevia di inciuci…Si diceva che la giovane Brunella si divertisse molto e non fosse poi così rigorosa nella distribuzione delle sue grazie… voci che accomunavano del resto, tutte le fanciulle di quel certo ambiente…ambiente in cui vizi e virtù non si differenziavano poi troppo  da quella che, migliaia di kilometri più a nord era la Milano da bere…

Fine della prima puntata