CASAGIOVE, OLTRE I DANNI DI BURIAN CI SONO PROBLEMI CHE NON VENGONO SPAZZATI VIA DAL VENTO

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(GL) CASAGIOVE (CE) – La forza di Buran in queste ore sta mettendo davvero in ginocchio molti Comuni del casertano, costringendo le autorità in ogni caso a cercare di tirare le somme per quantizzare i danni provocati e salvaguardare l’incolumità delle persone. Alberi divelti e spezzati, pali dell’illuminazione pubblica ripiegati su se stessi, lamiere volate e strade lastricate dai cocci di tegole cadute. Tutte criticità causate da un vento che è arrivato come un giustiziere per scuotere il bello e il brutto dell’urbanistica nostrana e, magari, anche un po’ di coscienze. Dopo le prime immagini dei danni rilevati ieri sul Comune di Casagiove, ai più sensibili è stata data prova provata dell’anemopatia di cui soffre il Quartiere Militare Borbonico… foto di un edificio che sarebbe opportuno definire con un esame di realtà una carcassa storica, e che suscita un drammatico pietismo anche in chi di passaggio sul territorio commenta “socialmente” e opportunamente “Guarda in che condizioni tengono un gioiello del genere”.

Una critica sincera ed una responsabilità che è il caso di spalmare tra il passato e il presente nel turn over delle amministrazioni casagiovesi. Ma i rimpianti per i tesori che stanno scomparendo e che da beni sono trapassati oramai alla categoria di macerie, c’è sicuramente anche un altro edificio storico, seppur di impianto più recente rispetto all’originaria caserma Pilade Bronzetti: la sconosciuta a più chiesetta dell’Immacolata Concezione.

Non è colpa di Buran stavolta…ma del disinteresse che dagli anni Sessanta circa ha colpito l’ex chiesa situata in quella che è riconosciuta come Piazza degli Eroi. La vera eroina è lei! Una chiesa con annesso giardino che, voluta secondo le fonti dal canonico Nicola Centore nel 1852, prima adibita a Conservatorio,  un tempo rappresentava il cuore nevralgico della vita sociale casagiovese nel periodo post bellico del secondo conflitto mondiale e che fungeva da centro di formazione ed educazione sostenuto dalle Suore degli Angeli, che le valse anche la denominazione di Chiesa delle Monache. Un rudere silenzioso che da decenni versa in stato di tragico abbandono…contenuto da anni solo da alcune reti metalliche a causa dei solai già crollati. La Chiesa, esposta alla furia dei venti, ha ricevuto in queste ore ancora dei duri colpi inferti alla sua sacralità di luogo di culto e di dimora della tomba del suo fondatore. I fatti.

Questa mattina, grazie all’intervento straordinario di alcuni agenti della Polizia Municipale e di Elpidio Martucci, esponente dell’associazione Gisa Nautilus, che si sono eccezionalmente portati verso il terrazzo dell’adiacente struttura sede dell’Asl locale (al di là delle loro competenze, ndr), attraverso i sopralluoghi si sono potute rilevare profonde crepe nella tipica struttura a capanna che accompagna il frontone, già di per sé danneggiato nel perimetro delle sua cornice. “Girando per il paese – dichiara il Sig. Elpidio Martucci – mi sono accorto delle veneziane sradicate dalle finestre dell’edificio dell’Asl, preoccupandomi anche di monitorare lo stato di fatto della prospicente scuola. Al telefono le linee dei vigili del fuoco sono risultate irraggiungibili, per questo ho allertato la polizia municipale di Casagiove, che mi ha coadiuvato prontamente in un giro d’ispezione cautelativa. Ci siamo subito adoperati per rimuovere dalle finestre le veneziane distrutte e pericolose, ma la nostra opera si è arrestata perentoriamente dinanzi alla visione della chiesa letteralmente distrutta, accentuata dalle tegole cadute in queste ore, di cui oramai resta solo un qualcosa”. Una testimonianza che di fatto è una denuncia aperta e che ha sottolineato la preoccupazione su quel che resta del patrimonio storico – artistico della città, come chiese abbandonate, palazzi non agibili, cappelle gentilizie inaccessibili e complessi monumentali, che dopo decenni di incuria pare che non hanno più voglia di attendere la manna dal cielo e una componente politica interpartitica riformista ed illuminata. Corpi di fabbrica che versano in uno stato di irreversibilità e che si predispongono come architetture a rischio. Bene il recupero fiero delle radici simboliche e figurative del Comune, ma visto la concomitanza dei tempi ci sentiamo di ribadire nuovamente che per costruire il sentimento di una comunità solidale c’è bisogno soprattutto di afferrare tra le mani i luoghi della nostra memoria.

1 commento

  1. Complimenti Jenny, lo spettacolo delle foto è ancora più desolante di quanto riesci a denunciare. Non credere che la tua voce è di una che grida nel deserto, perché io sono con te e speriamo di dare vita a una nuova e vera pro loco.

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