“TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI”: IL BISOGNO DI GIUSTIZIA NON È VENDETTA

Tre grandi manifesti pubblicitari sono gli elementi chiave di una pellicola potente, agghiacciante e assolutamente attuale, diretta da Martin McDonagh. Mildred Hayes è la madre di Angela, una ragazzina violentata e uccisa a Ebbing, una cittadina del Missouri. Distrutta dal dolore, Mildred decide di affittare tre tabelloni pubblicitari per fare in modo che la polizia inizi a fare il suo dovere, mettendosi sulle tracce dell’assassino di sua figlia. La pellicola tratta di questioni di grande attualità negli Stati Uniti: il razzismo e la questione femminile. Questi temi vengono affrontati in maniera cruda e violenta, ma tutto quello a cui si assiste è vita reale. Frances McDormand (Mildred Hayes), che ha ricevuto il premio Oscar come migliore attrice protagonista, domina in un film per lo più composto da personaggi maschili, come il vicesceriffo ottuso e aggressivo, o come lo stesso sceriffo, interpretato da Woody Harrelson, che per quanto voglia renderle giustizia non trova la forza per farlo.È come se Mildred fosse posseduta da un demone, definire il suo sentimento rabbia è riduttivo e assolutamente inappropriato. I secoli di frustrazione e oppressione maschile che porta sulle spalle la spingono ad eccedere, a oltrepassare ogni limite consentito, anche se la pellicola mette in evidenza tutte le ovvie ragioni che ha per farlo. Dopo aver subito le violenze dell’ex marito, non riesce a convivere con il fatto che la violenza subita da sua figlia sia rimasta impunita, per questo eccede, a prescindere dal fatto che possa aver torto o ragione.“Tre manifesti a Ebbing, Missouri” non è una pellicola che parla di vendetta, tutt’altro parla di giustizia. In un mondo in cui il confine tra giusto e sbagliato è estremamente labile e differisce da persona a persona, in cui si preferisce il silenzio o l’indifferenza alla verità, allora il significato della parola vendetta viene a cadere. Quello che è visibile agli occhi di tutti è l’impotenza e la rabbia di una donna costretta a farsi giustizia da sé, con modi non sempre conformi alla legge, mentre tante persone osservano passivamente. Una pellicola chiara, diretta, che non scende a compromessi, e che nasce da un’esperienza realmente vissuta dal regista circa vent’anni fa: “Negli Stati Uniti del sud ho visto una cosa del genere sulla fiancata di un autobus, non sono sicuro di dove andasse: tra Georgia, Alabama e Mississippi. La scritta era molto simile a quella che abbiamo messo nel film. C’erano anche altre cose scritte in piccolo, ma non ho fatto in tempo a leggerle: mi sono affacciato alla finestra e l’ho visto. È stato quasi come un sogno: non sapevo da dove venisse e di cose parlasse. Non sono riuscito a trovare notizie al riguardo. Questa immagine mi è rimasta impressa: era quasi una fotografia del dolore. Otto/dieci anni fa ho cominciato a pensare alla storia. Quando ho pensato al personaggio di una madre che lotta da sola, tutta ha trovato magicamente il suo posto”.

Mariantonietta Losanno

PGlmcmFtZSBzcmM9Imh0dHBzOi8vd3d3LmZhY2Vib29rLmNvbS9wbHVnaW5zL2xpa2UucGhwP2hyZWY9aHR0cHMlM0ElMkYlMkZ3d3cuZmFjZWJvb2suY29tJTJGYXBwaWFwb2xpcyUyRiZ3aWR0aD0xMTQmbGF5b3V0PWJ1dHRvbl9jb3VudCZhY3Rpb249bGlrZSZzaXplPXNtYWxsJnNob3dfZmFjZXM9ZmFsc2Umc2hhcmU9ZmFsc2UmaGVpZ2h0PTIxJmFwcElkPTE4NTQ2NTgzNjgxNzczOTAiIHdpZHRoPSIxMTQiIGhlaWdodD0iMjEiIHN0eWxlPSJib3JkZXI6bm9uZTtvdmVyZmxvdzpoaWRkZW4iIHNjcm9sbGluZz0ibm8iIGZyYW1lYm9yZGVyPSIwIiBhbGxvd1RyYW5zcGFyZW5jeT0idHJ1ZSI+PC9pZnJhbWU+