“LA RAGAZZA DEL TRENO”: LA TRASPOSIZIONE DAL BEST-SELLER AL FILM CHE DELUDE

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“La ragazza del treno” è tratto dall’omonimo romanzo di Paula Hawkins, che ha venduto tre milioni di copie solo negli Stati Uniti. Ha debuttato alla numero uno nella lista dei best seller del New York Times, rimanendovi per tredici settimane. Era lecito che le aspettative del film dopo il grande successo del romanzo fossero molto alte. Ma sono state, purtroppo, deluse.

La storia del film (alla cui produzione l’autrice del libro non ha partecipato) si svolge a New York. Rachel Watson (interpretata da Emily Blunt) è una donna sola, reduce da un divorzio doloroso e con gravi problemi di alcolismo. È una donna depressa a cui non è rimasto neanche più il suo lavoro. Nonostante questo, ogni mattina prende lo stesso treno, quello che ogni giorno prendono i pendolari per recarsi al lavoro. E ogni giorno, seduta sempre allo stesso posto, nello stesso vagone, fantastica su tutto ciò che vede e “spia” la vita delle persone che vede dal finestrino. Inizia ad avere in particolare un’ossessione verso un coppia di giovani ragazzi che ai suoi occhi sono il ritratto del vero amore: tutto quello che lei aveva con suo marito e che avrebbe voluto continuare ad avere se lui non l’avesse tradita e si fosse legato ad un’altra donna. L’immagine idealizzata di questa coppia le crea nostalgia ma anche tensione, rabbia, soprattutto quando un giorno vede dal finestrino la stessa donna che tanto ammira e invidia insieme ad un altro uomo. Ed è qui che tutta la follia di Rachel si scatena: la visione di quella donna che tradisce il suo uomo le da rabbia non solo perché crolla in frantumi tutta la sua teoria dell’amore perfetto che rivede nella coppia, ma anche e soprattutto perché quello che vede l’ha subito dal suo ex marito. Tutta la storia da questo momento in poi diventa più complicata e piena di flashback, rivelazioni ed equivoci, e la vita di Rachel si intreccia di nuovo con quella del suo ex marito, inaspettatamente legato anche alla vita della giovane coppia che Rachel osserva.

L’indagine che Rachel svolge, morsa da fantasmi personali e alcolismo è narrata con continui salti temporali e cambi di punti di vista. Ma è facilmente prevedibile l’andamento della storia: la pellicola non crea particolare tensione e non rispecchia l’idea del thriller psicologico. Emily Blunt è sicuramente uno dei motivi per vedere il film.L’attrice estrae dalla sua interpretazione tutta l’angoscia, la solitudine e lo stato confusionale che prova la protagonista della storia. Ma allo stesso tempo, “La ragazza del treno” non riesce a restituire la profondità dei personaggi narrati da Hawkins. Avrebbe dovuto mostrare meglio quello che invece nel libro viene dettagliatamente analizzato: un passato che tormenta e un amore che porta alla totale distruzione e devastazione di se stessi. Per chi ha amato il romanzo il film è comunque da vedere, anche solo per cogliere le critiche e contestarne le scelte a chi ha realizzato il film. Nelle intenzioni del regista Tate Taylor il film voleva arrivare a realizzare un lavoro come “Gone Girl” di David Fincher: si può apprezzare l’ambizione ma il risultato comunque non cambia.

Mariantonietta Losanno