“QUEL CHE RESTA DEL GIORNO”: LA TRASPOSIZIONE CINEMATOGRAFICA DEL ROMANZO DI ISHIGURO

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È il 1956. Mr Stevens (interpretato da Anthony Hopkins), esemplare di perfetto maggiordomo inglese, durante un viaggio, fa un bilancio dei momenti più significativi della propria vita. Ricorda i tempi in cui era al servizio di Lord Darlington e di quanto fosse onorato di servire il proprio padrone. L’assoluta dedizione e l’impeccabile professionalità costringono, però, Stevens a sacrificare gli affetti e a reprimere i propri sentimenti. È stato abituato a reprimere l’amore e a nascondere le passioni e i dolori, mostrando sempre indifferenza e cinismo. Quando riconosce l’errore però, è ormai troppo tardi.

“Quel che resta del giorno” è un film difficile da catalogare. Definirlo solo un dramma sarebbe riduttivo, così, altrettanto, etichettarlo come sentimentale o storico. Di sicuro, il punto di forza della pellicola di James Ivory, tratta dal romanzo del premio Nobel Kazuo Ishiguro, è l’intensa intepretazione di Anthony Hopkins. L’attore rappresenta magistralmente il dramma interiore del suo personaggio: Stevens, dedito da sempre al lavoro, non è mai stato capace di riconoscere il linguaggio dell’amore; si è mostrato -anche nelle occasioni più disperate o imprevedibili- freddo, distaccato e controllato. È solo alla fine del suo viaggio interiore che comprende l’inutilità di rimuginare sul passato, del tormentarsi a pensare a cosa sarebbe potuto essere se si avesse avuto il coraggio di prendere altre scelte. L’unica cosa giusta da fare, “quel che resta del giorno”, appunto, inteso come “quello che resta della vita”, è cercare di migliorare quello che si ha ancora a disposizione. Quella di Stevens è una presa di coscienza, dunque: le parole non dette possono cambiare il corso degli eventi della propria vita.

La pellicola di James Ivory è elegante, malinconica, intimista. Si parla di onore, di senso del dovere, di valori. Ci si sofferma anche però, sulla sottomissione, sulla mortificazione delle idee e dei sentimenti. “Quel che resta del giorno” è un film coraggioso e necessario. “Io non ho sentito nulla”, dice Stevens ogni qual volta si trova di fronte ad una scelta o ad un’opinione da esprimere.

C’è molto da riflettere anche sulla storia e sulla politica, che hanno un ruolo fondamentale per comprendere la complessità dell’opera. Questo è uno di quei casi in cui l’adattamento cinematografico non ha deluso le aspettative. Il film, e naturalmente il romanzo, sono intensi e introspettivi: invitano alla riflessione. Cosa rimane alla fine di ogni giorno vissuto? Lo spettatore prova inevitabilmente empatia e compie lo stesso viaggio emotivo di Stevens. Concludiamo con una citazione del romanzo di Ishiguro che racchiude in sé anche l’essenza della pellicola di Ivory: “Bisogna essere felici. La sera è la parte più bella della giornata. E forse allora vi è del buono nel consiglio secondo il quale io dovrei smettere di ripensare tanto al passato, dovrei assumere un punto di vista più positivo e cercare di trarre il meglio da quel che rimane della mia giornata”.

Mariantonietta Losanno