“FAI BEI SOGNI”: IL CORAGGIO CHE VIENE DALLA SOFFERENZA

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“Fai bei sogni” è tratto dal romanzo autobiografico estremamente delicato e sensibile di Massimo Gramellini, giornalista, scrittore, conduttore televisivo e vicedirettore ed editorialista del “Corriere della Sera”. Un libro che ha riscontrato un grandissimo successo, arrivando in vetta alle classifiche e rimanendo tra i primi dieci per cinquanta settimane. Il film è diretto da Marco Bellocchio e interpretato da Valerio Mastandrea e Bérénice Bejo. “Fai bei sogni” racconta la storia di Massimo, che all’età di appena nove anni ha dovuto convivere con un grande vuoto: la perdita di sua madre. La storia ripercorre poi gli altri trent’anni successivi, vissuti con la costante ricerca di una spiegazione, così difficile da accettare ed è per questo che è più facile far finta di non vederla. Una verità con cui in tanti anni non è mai riuscito a fare i conti. Dopo un’infanzia solitaria e un’adolescenza difficile, Massimo diventa un giornalista affermato ma continua a convivere con questo dolore e con la difficoltà -se non l’impossibilità- di provare sentimenti. Una sofferenza così forte che gli impedisce di provare ancora affetto ed emozionarsi per quello che la vita ha ancora da dargli. Ed è qui che il film, senza cercare di impietosire forzatamente, insegna che è proprio da un dolore così forte e lacerante che si riesce a diventare coraggiosi. Il regista riesce ad esprimere tutto questo attraverso gli sguardi del Massimo bimbo e i pensieri del Massimo adulto, con estrema naturalezza. Ci si immedesima, ma forse non del tutto. È un tipo di sofferenza difficile da comprendere e per cui provare empatia: è una continua sensazione di paura, una stretta al cuore che toglie il respiro.

È importante trasmettere agli spettatori la forza che si riesce a ricavare da queste sensazioni così difficili. È proprio quando si tocca il fondo che si può risalire senza più avere paura. Bisogna trovare il coraggio di lasciare andare i ricordi che procurano sofferenza e prendere la forza che può scaturire da quelli positivi e felici. Si deve trovare il modo di custodire dentro di sé tutto questo vissuto e averne cura. “I se sono il marchio dei falliti, nella vita si diventa grandi nonostante”, dice una frase del film. Proprio la parola nonostante assume grande significato: nonostante il dolore, nonostante le perdite incolmabili e i traumi che si ripresentano costantemente, si può andare avanti. Anzi, forse con il tempo si possono imparare a percepire nuove emozioni e provare nuovi sentimenti. È tutta una questione di scelta.

“Fai bei sogni” è la dimostrazione che la trasposizione cinematografica può e, infatti, riesce bene. Il regista sceglie anche la giusta cornice per il film: la Torino degli anni Sessanta. Un film che lascia il segno: si evince coraggio già dalla scelta di Gramellini di raccontare apertamente un dramma così profondo e che resta un grande esempio da seguire.

Mariantonietta Losanno