LA CANDIDATA PIÙ GIOVANE DELLA LISTA TERRA: PARLARE D’AMBIENTE, SIGNIFICA PARLARE DI ISTRUZIONE

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Denuncia pubblica all’attuale sistema scolastico e universitario.

VALLEFUOCO LA CANDIDATA PIÙ GIOVANE DELLA LISTA TERRA: PARLARE D’AMBIENTE, SIGNIFICA PARLARE DI ISTRUZIONEParlare di istruzione gratuita, libera e di qualità – sostiene Giuseppina Vallefuoco, candidata alle elezioni regionali nella lista “Terra”-  in Italia pare sia diventato un paradosso, un sogno, un’utopia. Ad oggi scuola e università vivono in condizioni più che precarie ed uscire da un tunnel lungo vent’anni sembra impossibile. Le nuove riforme all’istruzione vertono sempre più verso un’aziendalizzazione dei saperi, una produzione del sapere come merce, la cui messa a valore diventa una leva per creare profitti. La Buona Scuola, difatti, è solo la punta di un iceberg di un’istruzione condotta al collasso.

I “Millennials” sono la generazione più povera rispetto a quella dei genitori dalla Seconda guerra mondiale e ad oggi l’istruzione è uno dei principali nodi di riproduzione delle disuguaglianze, l’accesso a scuola e università diventa subalterno rispetto al reddito familiare, il diritto allo studio direttamente proporzionale all’ istruzione dei genitori. La disparità è molto più elevata al sud, dove la dispersione scolastica cresce vertiginosamente.

Garantire la gratuità dell’accesso alla formazione, dall’asilo nido all’università, è una priorità per invertire la rotta in un paese nel quale la mobilità sociale è praticamente assente mentre le disuguaglianze e la povertà continuano a crescere. I costi che una famiglia o uno studente devono affrontare oggi per sostenere gli studi sono molto più alti di quanto si immagina e scaricare gran parte delle spese sulle spalle di studenti e famiglie comporta un’espulsione di massa dai luoghi della formazione.

Da anni i criteri di finanziamento all’istruzione, a partire dalle prove invalsi per la scuola, all’Anvur per l’università, hanno inasprito i divari territoriali, andando a premiare le scuole o le università che producevano di più, finanziando ulteriormente le realtà che hanno già le migliori performance. Uno dei parametri che tiene conto di quanto un’università possa essere efficiente o meno è la cosiddetta “Terza missione”, che insiste sull’impatto economico circostante che crea la cultura, non tenendo conto della specificità del contesto in cui l’ateneo è inserito e non interrogandosi su quale estensione, quali interazioni e quali soggetti vengono considerati nell’analisi, il centro storico di Napoli è un territorio emblematico su questo aspetto.

L’affermazione dell’autonomia differenziata accentuerebbe a rendere definitive questa difficoltà. Ci saranno ovviamente scuole e università ricche per le regioni più “ricche” e, scuole e università povere per le regioni “povere”, dove oltretutto si creeranno scuole private che saranno canali di accesso privilegiato per il transito nelle università delle regioni maggiormente considerate. Si introduce, nuovamente, il principio in base al quale l’accesso al diritto all’istruzione diventa funzionale alla residenza. Un diritto primario, quindi, sarà subordinato alla ricchezza del territorio. A questo è direttamente connessa l’idea di scuola e i compiti, che, come società, riteniamo debbano esserle affidate. Crediamo che la scuola come l’università non abbia il compito di formare cittadini veneti, lombardi o emiliani. Crediamo che l’istruzione abbia il compito di mettere i cittadini italiani nelle condizioni di diventare membri consapevoli, critici e solidali di una comunità nazionale e non particolaristica.

La nostra generazione – continua – ha vissuto una stagione politica in cui le politiche dei governi di ogni colore non hanno risposto ai nostri bisogni, ma alle direttive del mondo della finanza, della grande impresa e della burocrazia. La necessità e la rivendicazione di un’istruzione gratuita e di qualità per tutte e tutti è frutto di battaglie, mai interrotte, che puntano a costruire un futuro migliore di quello che ci è stato imposto.

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