VINCERE O PERDERE, GOVERNARE, AMMINISTRARE, È TEMPO DI CAMBIARE

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    –        di Nicolò Antonio Cuscunà        –    parlamento cuscunà VINCERE O PERDERE, GOVERNARE, AMMINISTRARE, È TEMPO DI CAMBIARE            C’è chi stappa ancora bottiglie di prosecco e chi si medica le ferite inferte dalla tornata elettorale referendaria-amministrativa. Entrambi gli atti non rappresentano la giusta conclusione alla più alta e civile rappresentazione della democrazia moderna: il VOTO. Tutti i contendenti-partecipanti hanno vinto, nessuno ha perso. Al di là dal dimostrare, ai propri ed agli avversari, buona salute a tutti i costi, anche quando non hai rappresentanti eletti. La democrazia partecipativa non è conquista di posizioni geografiche per appuntarvi la propria bandierina. Proporsi per essere scelti rappresenta il più alto livello di civiltà.  Quest’ultime elezioni una cosa sicuramente hanno evidenziato: “…le scelte non sono sempre frutto d’oculata analisi”.  Scelte effettuate non per ottenere buon governo-amministrativo, nella consapevolezza dei propri diritti, ma ancora motivate da pseudo ideologie partigiane. Evidentemente non è recepita la “fine dei vecchi partiti”. Lo scenario è vasto e il multimediale, con la globalizzazione, confondono pesi e misure, per cui i liquidi vengono pesati ed i solidi misurati. Ecco i risultati.  Quest’analisi non rappresenta un dato fisso, vuole essere uno stimolo a riflettere con le dovute eccezioni e differenze tra nord e sud Italia.  Nel nord Italia più che vincere la partigianeria o idolatria, ha prevalso la scelta del “buon governo”. Cioè, i cittadini hanno scelto in base al gradimento dei “servizi ricevuti” e non il gradimento del “capopopolo”. Per cui, s’è rinnovata la fiducia piena -Veneto e Liguria- ai presidenti uscenti. In altri casi sono stati espressi segnali d’allerta -Toscana-, indirizzati al recupero del buon governo. Al sud, purtroppo, i risultati sono opposti. Vittoria elettorale motivata da differenti scelte. Residui di partigianeria ideologica, interessi di lobby, sfruttamento dell’ignoranza (non conoscenza né consapevolezza), babbeità, arrivismo e, chi più ne ha più ne metta. Tutto questo senza distinzioni tra le parti in contesa. Ognuno ha badato di più a criminalizzare, denigrare l’avversario che analizzare i vecchi ed incancreniti problemi tentandone la soluzione. L’autoreferenza, assegnataria di medaglie al merito, risulta frutto di soli calcoli numerici, di bandierine appuntate su città o regioni conquistate, mantenute o sottratte all’avversario. Non traguardi raggiunti per meriti di buon governo-amministrativo o di idee progetto.  Continuando su questa strada, non si arriverà da nessuna parte ed alla lunga il sistema imploderà. Interrogarsi sugli errori, avere l’intelligenza di cercarli (autocritica), non essere soddisfatti né tronfi e felici dei traguardi raggiunti, restando con i piedi per terra, aiuta a riscoprire la politica quale: ” …organizzazione, amministrazione dello Stato e direzione della vita pubblica”.  Solo così si potrà superare la crisi dei partiti e della politica.  Come e cosa fare? Ripartire dai valori esistenti mai assopiti, accantonati, non dimenticati o smarriti. Valori presenti nelle diverse componenti la vita politica, almeno in quelle parti collegate ancora col cordone ai partiti del XX secolo. La nascita di raggruppamenti “movimenti” d’ispirazione populista, basati sul mito del personaggio ed inneggianti all’odio verso l’esistente, ha generato solo la sconfitta della “politica” e dei partiti. Assemblare centinaia di partecipanti tentando di rappresentare il popolo è calcolo aritmetico non consenso politico. Riempire le urne di voti svilendo e distruggendo il giusto, corretto significato di “democrazia” è riduttivo ed a lungo andare non paga. Mantenere la scelta “bipolare” non ritornando al proporzionale dev’essere scelta consolidata a destra come a sinistra. Ripiegare al proporzionale per accontentare gli “amici di merenda” è tradimento epocale della politica. Solo la “democrazia dell’alternanza” potrà tracciare il “nuovo corso della politica”. Altre strade portano all’oligarchia ed all’aumento di “pupi e pupari”. Le “diversità”, esistenti tra le parti, non vanno considerate divisorie, al contrario, per ognuno possono e devono rappresentare “grandezza”.  Ritornare ai “valori fondanti”, nel rispetto dell’evoluzione dei tempi e della storia, sono autentica ricchezza. Poveri sono quelli senza “valori né storia”.  Lavoro inteso quale elemento essenziale ed irrinunciabile della crescita dell’uomo, unitamente alla società in cui vive e si riconosce. Scuola e formazione, fondamenta della società al pari della famiglia nucleo irrinunciabile incubatrice valoriale.  Assistenza sanitaria e solidarietà per tutti, quale ritorno allo stato sociale. Rispetto dei deboli ed accoglienza con regole condivise. Questi alcuni elementi di ricchezza rappresentata dalle “diversità”. Coinvolgere la società nel principio costituzionale di “sussidiarietà orizzontale” senza steccati né lacci e lacciuoli.  Lavorare per migliorare il sistema di governo amministrando anche dall’opposizione. Opposizione svolta entro gli argini naturali dell’alternativa al sistema e dell’alternanza. Puntare al servizio della collettività e non al consenso numerico deve ritornare ad essere obiettivo di TUTTI. Sminuzzare, tritare, polverizzare la democrazia partecipativa con  “autarchiche partecipazioni”  è  come distruggerla inesorabilmente.