DUPLICE OMICIDIO DI ALESSANDRO SABATINO E LUIGI CERRETO: ANALISI DI UN’INTERVISTA RILASCIATA DA GIAMPIERO RICCIOLI

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–   di Ursula Franco *  –                                               

Giampiero Riccioli, 47 anni, indagato per il duplice omicidio aggravato di Alessandro Sabatino, 41 anni e di Luigi Cerreto, 23 anni, scomparsi da Siracusa il 12 Maggio 2014, dopo un soggiorno di circa due mesi nella sua abitazione, nel Febbraio 2015 ha rilasciato un’intervista alla giornalista Claudia Aldi di cui ho analizzato i contenuti nell’agosto 2016. Il 17 Febbraio 2021 i resti di due corpi sono stati trovati nel giardino della villetta del padre di Giampiero Riccioli.

Le vittime Alessandro Sabatino e Luigi Cerreto DUPLICE OMICIDIO DI ALESSANDRO SABATINO E LUIGI CERRETO: ANALISI DI UN’INTERVISTA RILASCIATA DA GIAMPIERO RICCIOLI
Le vittime: Alessandro Sabatino e Luigi Cerreto

Premessa

In Statement Analysis partiamo dal presupposto che chi parla sia “innocente de facto” e che parli per essere compreso. Pertanto, da un “innocente de facto” ci aspettiamo che neghi in modo credibile e che lo faccia spontaneamente. Ci aspettiamo anche che nel suo linguaggio non siano presenti indicatori caratteristici delle dichiarazioni di coloro che non dicono il vero.

Un “innocente de facto” non ci sorprenderà, negherà in modo credibile sin dalle prime battute.

Un “innocente de facto” mostrerà di possedere la protezione del cosiddetto “muro della verità” (wall of truth), che è un’impenetrabile barriera psicologica che permette ai soggetti che dicono il vero di limitarsi a rispondere con poche parole in quanto gli stessi non hanno necessità di convincere nessuno di niente.

Una negazione è credibile quando è spontanea, ovvero non è pronunciata ripetendo a pappagallo le parole dell’interlocutore.

Giampiero Riccioli sa che la giornalista intende intervistarlo perché lo ritiene coinvolto nella scomparsa di Alessandro Sabatino e Luigi Cerreto, ci aspettiamo pertanto che neghi in modo credibile di aver ucciso e fatto sparire i due ragazzi e che possegga il cosiddetto “muro della verità”.

gianpiero riccioli DUPLICE OMICIDIO DI ALESSANDRO SABATINO E LUIGI CERRETO: ANALISI DI UN’INTERVISTA RILASCIATA DA GIAMPIERO RICCIOLI
Giampiero Riccioli

Giornalista: Alessandro e Luigi hanno lavorato qua da lei?

Giampiero Riccioli: Sì, per un paio di mesi.

Il Riccioli risponde positivamente ed aggiunge un’informazione non richiesta, riferisce alla giornalista per quanto tempo i due ragazzi scomparsi abbiano lavorato per lui.

Giornalista: Come è stata la permanenza di Alessandro e Luigi qua in casa? Ci racconta un po’ cosa facevano? Come vi siete trovati?

Le domande multiple purtroppo permettono all’intervistato di scegliere a quale rispondere.

Giampiero Riccioli: Mm… guardi, noi ci siamo trovati benissimo con queste persone eee… soprattutto il primo mese, l’ultimo mese diciamo è stato un pooo’… eh… burrascoso, l’ambiente era abbastanza… diciamo… disturbato, sentivo spesso che parlavano con un prete, non so, della loro zona, di quello che abbia capito io, che spesso ha aiutato Alessandro.

Il Riccioli ha interesse ad introdurre la figura di un prete, lo fa per lasciar intendere che il religioso possa essere coinvolto nella scomparsa del Sabatino e del suo compagno. 

Giornalista: Senta il giorno che se ne sono andati via, se ne sono andati via la mattina presto? C’era qualcuno in casa? Erano soli? Qualcuno li ha accompagnati alla stazione? All’aeroporto? Sa come se ne sono andati?

Ancora domande multiple peraltro ricche di spunti che vizieranno la risposta dell’intervistato.

Giampiero Riccioli: Allora, di quello che so io, sono dov… andare nel treno… eh… con il treno, primo momento eee… due o tre giorni prim, eravamo rimasti che lo accompagnavo io, poi io gli ho fatto sapere che non li potevo accompagnare, pur essendo che io ho un’attività e quindi loro hanno chiamato un tassì, di quello che so io, e se ne sono andati eeee, quindi dovevano partire con il treno, non con il pullman, di questo sono sicuro.

Il Riccioli è in difficoltà, prende tempo con un “allora”, si autocensura, si corregge e si dilunga in una tirata oratoria durante la quale tenta di costruire una risposta in work in progress. 

Si noti che il Riccioli prima usa il passato prossimo “hanno chiamato un tassì”, “se ne sono andati” e poi invece di dire, come ci saremmo aspettati, “sono partiti con il treno”, usa l’imperfetto “dovevano partire con il treno”, lasciando intendere che potrebbero non essere partiti con il treno. 

Giornalista: Quando se ne sono andati la casa era vuota? C’era qualcuno delle persone che adesso sono qui che ci abitano oppure eravate tutti fuori? Sono andati via di mattina presto o di pomeriggio?

Ancora domande multiple peraltro ricche di spunti che vizieranno la risposta dell’intervistato.

Giampiero Riccioli: Di quello che s… sì quello che so io, il treno partiva alle 12.00, 12 e mezzo ehm… mmm… no, non c’era nessuno qui a casa eee… di quello che abbia capito io, anche sono partiti sul tardi, 10 e mezza 11.00.

Il Riccioli non può sapere a che ora Alessandro e Luigi abbiano lasciato l’abitazione se in casa non c’era nessuno. L’uomo risponde alle domande della giornalista ma aggiunge “quello che so io” e “di quello che abbia capito io” per poter in un secondo tempo giustificare eventuali sue imprecisioni.

Giampiero Riccioli: In più di un’occasione li ho trovati anche umbriachi, quindi è stata rimproverata anche questa situazione, quindi bevevano, diciamo, spesso il vino.

Giampiero Riccioli afferma di averli “trovati anche umbriachi” e di avergli “rimproverata anche questa situazione”, la presenza dei due “anche” ci dice che motivo di rimprovero non era solo “questa situazione”.

Il fatto che il Riccioli biasimi i due scomparsi è sospetto.

Giampiero Riccioli: Sentivo spesso che parlavano con un prete.

Il Riccioli torna a parlare del prete per indurre la giornalista a mettere in relazione il religioso con la scomparsa dei due giovani.  

Giornalista: Sentiva che parlavano di un prete fra loro o li sentiva parlare al telefono con questo sacerdote?

Giampiero Riccioli: Allora, di quello che abbia capito io, spesso parlavano insieme di questo sacerdote o non mi ricordo se è stato uno o più volte li ho sentiti anche che parlassero con questo prete.

Giampiero Riccioli: L’ha contattati mia figlia, cioè hanno parlato come primo contatto con mia figlia.

Giampiero Riccioli: Mia figlia mi contattò e mi disse: “Papà ho trovato questi due, sai di come stanno anzi ho parlato solamente con Alessandro” e mi spiegava che aveva un compagno, che hanno dei problemi perché lui lavorava in Svizzera, se non sbaglio, dice: “Hanno avuto dei problemi là, non accettavano il compagno, che fa ci sono problemi?”. Gli ho detto: “Fino a quando si comportano educatamente non c’è niente di male, lì dentro c’è una stanzetta, dormono lì dentro nella stanzetta perché qua ci sono minori”, ovviamente dovevo vedere come andavano la cosa, “Vediamo, proviamo”, gli ho detto il fatto di provare. Sono venute queste persone, devo dire che i primi 15-20 giorni, anche un mesetto, si erano comportati abbastanza bene… eh… puliti, ordinati, educati e cose varie. Sicchè il primo mese ci siamo trovati bene, poi abbiamo notate delle cose che non andavano, nel senso, e la tovaglia sporca, loro bevevano un pochettino, qualcuno nelle vicinanze, nelle villette in fondo, poi quando mi vedeva giustamente mi diceva: “Piero, sai, abbiamo saputo che gridavano, erano umbriachi di qua, di là”. Quindi io effettivamente gli ho detto: “Alessandro che sta succedendo?”, “Niente abbiamo problemi in famiglia con…” mi diceva mmm… mi ha raccontato una storia, nel senso che nella morte del papà di Alessandro non accettavano diciamo la loro omosessualità e avevano problemi con un fratello, di quello che abbia capito io, di quel poco che… eeee… loro in sintesi, i genitori dell’altro ragazzo, di Luigi, non accettavano nemmeno la situazione, quindi, a volte, effettivamente, poi io facendo delle puntate durante il giorno che cercavo di capire se era vera questa storia che bevevano un bicchiere di vino in più e non assistevano al mio papà pur essendo, le spiego, la situazione eee… me lo sono portato io il mio papà perché c’era una cosa legale fra me e i miei fratelli.

Il Riccioli prende le distanze dai due ragazzi scomparsi quando li definisce “questi due” e “queste persone”. 

Fa un certo effetto l’enfasi con cui il Riccioli sottolinea le parole “abbastanza bene”, ci fornisce informazioni sulla sua personalità.

Quando il Riccioli riferisce ciò che gli avrebbero detto i vicini afferma: “Piero, sai, abbiamo saputo che gridavano, erano umbriachi, di qua, di là”, non dice che i vicini gli avevano detto di aver sentito gridare ma che avevano saputo che gridavano e poi conclude con un vago “di qua, di là” nel tentativo di attribuire altri comportamenti disdicevoli ai ragazzi. 

“loro bevevano un pochettino” non equivale a “si ubriacano”. Si noti che il Riccioli riferisce di aver fatto delle “puntate” per controllarli ma non che li avesse trovati ubriachi. In ogni caso il fatto che continui a biasimare i due scomparsi è oltremodo sospetto.

La tirata oratoria del Riccioli viene interrotta dalla giornalista con un: Vabbè questa…

Purtroppo la giornalista impedisce al Riccioli di esprimersi sui rapporti tra lui e i suoi fratelli. 

Giampiero Riccioli: Le spiego la situazione fra me e i miei fratelli e giustamente cercavo di capire la situazione, se era vero, perché un domani poteva venire qualsiasi persona a controllare e, se giustamente non facevano il loro servizio, io andavo incontro a determinate cose. Un giorno, una sera quando noi siamo venuti eee… avevano un atteggiamento un po’ particolare, i bambini hanno visto delle cose, io ho detto: “Guardi, vi do io una settimana, dieci giorni di tempo, fatevi le vostre cose e ve ne andate perché non va bene”.

Il Riccioli sembra riferirsi ad eventuali effusioni tra i due che i bambini non avrebbero dovuto vedere e vuol lasciar intendere che siano stati proprio questi atteggiamenti ad indurlo a licenziare i due ragazzi. 

In precedenza ha fatto riferimento alla possibilità che qualcuno potesse introdursi in casa sua per controllare le condizioni in cui versava il padre e nelle risposte precedenti al fatto che i ragazzi bevessero. 

Giampiero Riccioli: Problemi sicuramente familiari, di quello che abbia capito io, perché a volte sentivo delle telefonate che litigavano spesso, di quello che abbia capito io che non ho giustamente della certezza, con il fratello perché non accettavano l’omosessualità fra di loro.

Giornalista: Cioè il fratel… co… Alessandro con uno dei suoi fratelli avrebbe litigato?

Giampiero Riccioli: Sì, di quello che abbia capito io, forse ne aveva uno fratello e una sorella.

Giampiero Riccioli: Era sceso dalla Svizzera che lavorava in iSvizzera e cercava qualcosa per avvicinarsi qui, mm… ha trovato noi ma poi avendo tutte queste discussioni, diciamo, la tranquillità, dato che vivevamo tutti insieme, non era tranquilla, soprattutto per i miei figli, perché giustamente si comportavano gridando eee facevano delle cose un po’ particolari.

Il Riccioli riferisce delle discussioni tra Alessandro ed i suoi familiari lasciando intendere di averli allontanati proprio a causa di queste discussioni e per le cose un po’ particolari che i due ragazzi facevano. 

Giornalista: Senta noi abbiamo sentito un po’ qua i vicini della via, anche la signora che ha il bar messinese, là lungo la via, che ce li descrivono come due ragazzi molto miti, socievoli, educati, anche a lei all’inizio avevano fatto questa impressione?

Giampiero Riccioli: Sì, sì, no, no, abbastanza educati anche perché con i miei figli si comportavano abbastanza bene, solo che a volte quando litigavano eee… fra di loro non riuscivano a capire, possibilmente a dire la parolaccia, non la dovevano dire davanti ai bambini o quell’atteggiamento un poo’… un po’ oltre, allora a volte si rimproverava per questo motivo ma per il resto non mi pos… non mi sono potuto mai lamentare.

Giornalista: Quand’è l’ultima volta che li ha visti? Come vi siete lasciati? Cosa vi siete detti?

Ancora domande in serie.

Giampiero Riccioli: Niente, è l’ultima volta cheeee… ci siamo visti è stato un paio di giorni prima mmm che io ho messo il mio papà eee… alla casa di cura e non mi ricordo il mese, il giorno, devo essere sincero, è stato all’incirca un sette otto mesi fa eeee ci siamo lasciati ee… che gli ho dato la mensilità, mi hanno firmato la modesta ricevuta regolarmente eee… di cui io gliel’ho dato all’amministratore di mio papà eeee… se ne dovevano andare, dovevano lasciarmi la chiave nella cassetta di sicurezza mmm… diciamo che un lato mi è molto dispiaciuto che se ne sono andati perché un lato, di quello che avevo capito io, non avevano tanti soldi, non avevano tante persone che lo aiutassero per questa situazione dell’omosessualità però di quello che abbia capito io e c’era anche mm… sentivo spesso che parlavano con un prete, non so della loro zona, di quello che abbia capito io, che spesso ha aiutato Alessandro o gli dava dei soldi, non so come situazione, pensavo che se ne doveva andare fuori, non so dove ma avevano o gli avevano trovato qualche posto di lavoro mmm… non so la verità.

Il Riccioli ha difficoltà a rispondere e, ancora una volta, attraverso una lunga tirata oratoria, cerca di convincere la sua interlocutrice che con tutta probabilità i due ragazzi sono stati aiutati da un prete. Si tratta forse di un depistaggio?

Giampiero Riccioli: Ero arrabbiato verso i confronti di mio fratello perché in mia insaputa ee… diciamo, entrava a casa mia.

Giornalista: Con… non chiamiamola complicità, con il loro aiuto.

Giampiero Riccioli: Sì, sì, con il loro aiuto.

Il Riccioli ha vissuto l’appoggio dato da Alessandro a suo fratello come un tradimento. Alessandro Sabatino, tre giorni prima di scomparire, il 9 maggio 2014, dichiarò all’amministratore di sostegno, l’avvocatessa Carmela Aliotta, in presenza del fratello dell’indagato: “Il signor Sabatino rappresenta che la dispensa è quasi vuota che in casa manca il frigorifero e che all’amministrato non viene cambiato il catetere da tempo e che non assume insulina da tempo, cioè a dire da almeno due mesi.  L’anziano ha ricevuto tante modificazioni da parte del figlio. La pasqua è stata trascorsa in miseria e solitudine. (…) mi vengono fornite con (…) e non sono sufficienti per le necessità dell’anziano, di me e della famiglia di Giampiero stesso che fruisce di questa casa. Di sera tardi, spesso Giampiero strilla al padre onde sollecitarlo a non gridare perché i bambini devono dormire e vengono disturbati dai lamenti del nonno al che io sono solito stare accanto al signor Vincenzo per confortarlo e calmarlo. Io sono la sua ombra lo aiuto a mangiare e gli sto vicino”. Dichiarazioni che avrebbero potuto indurre chi di dovere a spostare il signor Vincenzo in un luogo più idoneo privando così Giampiero Riccioli della sua pensione.

Giampiero Riccioli: Io ho una società che faccio anche sicurezza anti taccheggio e cose varie e facciamo anche noi indagini con le questure e i carabinieri quindi, giustamente, io la mia faccia non la metto mai.

Il Riccioli sente il bisogno di allinearsi con le forze dell’ordine. Evidentemente sente il bisogno di riabilitarsi agli occhi del suo prossimo per un qualche motivo. 

CONCLUSIONI

Deception Indicated

Il Riccioli non ha negato di essere coinvolto nella scomparsa dei due ragazzi, li ha invece criticati (blaming the victim) e ha cercato di spostare i sospetti da sé tirando in ballo in diverse occasioni un prete. 

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ursula franco 1 DUPLICE OMICIDIO DI ALESSANDRO SABATINO E LUIGI CERRETO: ANALISI DI UN’INTERVISTA RILASCIATA DA GIAMPIERO RICCIOLI* Medico chirurgo e criminologo, allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari

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