“THE PLACE”: “I MOSTRI PIÙ SPAVENTOSI SONO QUELLI CHE SI NASCONDONO NELLE NOSTRE ANIME”, SECONDO EDGAR ALLAN POE

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di Mariantonietta Losanno

Fin dove saremmo disposti a spingerci per ottenere quello che vogliamo? E, soprattutto, che tipo di desideri vorremmo fossero esauditi? 

Paolo Genovese in “The Place” osa mettendo in scena un’opera complessa, ambigua e difficile da realizzare. Il regista, particolarmente affezionato ad un’idea di cinema minimale (unica ambientazione e molti dialoghi) e corale (come in “Perfetti Sconosciuti”), (ri)tenta un esperimento “audace”: un uomo misterioso, seduto allo stesso tavolo dello stesso bar, incontra ogni giorno delle persone con cui stringe dei particolari “accordi”. Ognuno può scegliere un desiderio – anche il più impossibile da realizzare – e, in cambio di qualcosa di assolutamente folle, pericoloso e nella maggior parte dei casi illegale, verrà esaurito. Una sorta di patto con il diavolo a cui bisogna vendere la propria anima. La prima domanda che ci si pone è: c’è una moralità? Il regista si muove realmente senza seguire una logica e una coerenza? Quello che apparentemente sembra uno spietato e folle istinto omicida, è, in realtà un accurato metodo di recupero di consapevolezze per ritrovare se stessi. Riflettere su quali sarebbero le conseguenze più gravi di un’azione sconsiderata, ragionare su che cosa voglia dire ottenere qualcosa in cambio di altro, sono modi per arrivare a comprendere il peso delle proprie decisioni e il grado di pericolosità che può avere un desiderio. Cosa vuol dire desiderare davvero qualcosa? Entra in gioco anche, erroneamente, un concetto di “merito”? Come se, a un certo punto, si ritenesse giusto ottenere qualcosa perché ci si comporta secondo regole (implicite ed esplicite), perché si rispettano gli altri e ci si lascia guidare sempre dal buon senso. Oppure, potrebbe entrare in gioco l’idea che, per ottenere qualcosa bisogni impegnarsi al massimo e, dopo aver portato a termine l’impegno preso, si avrà una ricompensa. Che sia per merito o per impegno, nel maggior parte dei casi, si ritiene di dover ottenere qualcosa solo secondo una logica del “dare/avere”. Se, però, viene meno la morale cosa succede?

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Genovese insiste sul concetto di decisione e, per farlo, mette a nudo delle richieste inconfessabili e sconsiderate che, normalmente, nessuno avrebbe il coraggio di fare. A queste richieste si risponde, però con altrettante soluzioni sconsiderate. Ne scaturisce, allora, una riflessione sul perché bisognerebbe desiderare l’irrealizzabile. Perché si dovrebbe poter salvare qualcuno da una malattia? Perché si dovrebbe desiderare, ad esempio, di essere “più belli”? Tutte le richieste folli vengono, poi, poste ad una persona come tante che, nonostante proponga delle scelte totalmente irrazionali, non ha le sembianze di un “Diavolo”. È semplicemente un essere umano che prova a fare ragionare esasperando le situazioni e portando ogni cosa all’estremo. Perché “proprio lui” dovrebbe avere le risposte a tutte le domande? Perché dovrebbe esistere qualcuno in grado di poter decidere per gli altri? 

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“The place” è una rivoluzionaria seduta di psicoterapia. Rivela “illuminandoci” cosa sia un “mostro”, che aspetto abbia, che richieste ponga. Quanti demoni sono racchiusi in ognuno di noi? Genovese affronta argomenti come: il libero arbitrio, la follia, la sofferenza, l’amore, la non accettazione di se stessi, la religione, la malattia, la violenza. Ci sono dei confini da non oltrepassare, dei limiti etici insiti in ognuno di noi, o la brama e il desiderio possono far perdere la lucidità e portare a commettere atrocità che mai pensavamo di poter arrivare a compiere? Proprio come in una vera seduta di psicoterapia, ci si pone una serie di domande a cui è difficile dare una risposta.