CIAO FRANCO

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   –   di Alessandro Barbieri*   –   

   Ciao Franco. 

Sono passati solo pochi minuti da quando un mio collega (con cui condividevo la Sua difesa) mi ha riferito che Franco Delvino ci ha lasciati.

Lo ha fatto in silenzio, un silenzio fragoroso, un silenzio di ferma protesta.

Ha scelto il modo più dignitoso, contrapponendosi a coloro, tanti, troppi, che per lungo tempo lo hanno scelto come vittima della loro inutile cattiveria.

Lo avevo conosciuto di persona durante un Consiglio Comunale (quasi quindici anni orsono) nel quale avevamo avuto un litigio di carattere istituzionale.

Dopo pochi minuti, mi aveva chiesto di potermi incontrare.

Ascoltai le Sue ragioni ma ritenni di avere io ragione e – con molta protervia – gli dissi a muso duro cosa pensassi di lui e di quanto stesse facendo a livello amministrativo.

Lui non mi rispose e con garbo si allontanò.

Dopo pochi mesi, sancimmo un patto tra gentiluomini in un’osteria beneventana.

Compresi che era un uomo onesto ma che, in fondo, aveva un grande difetto.

Era innamorato del proprio lavoro e per tutelarlo era disposto a compiacere il potente di turno, il Sindaco che in quel momento incarnava le istituzioni.

Ma si era imposto un limite che non riusciva ad oltrepassare.

La sua lealtà non poteva essere utilizzata dal politico di turno, soprattutto non tollerava che le Sue funzioni fossero asservite ai desiderata politici.

Così ha iniziato un lungo peregrinare tra città lontane dalla Sua amata Puglia e dalla Città di Caserta, sino a quando non è arrivato in un covo di vipere nella città di Frosinone.

Lì, stanco di tanto peregrinare, cercò di trovare un po’ di pace ma, sempre per la Sua lealtà, fu trascinato in un vortice di piccolo malaffare, una putrida fogna che lo distrusse.

Ha affrontato quella vicenda a testa alta, rivendicando sempre la sua innocenza.

Ed innocente lo era sul serio, straniero in terra straniera.

Ciò che gli ha riservato tale vicenda, e le inutili e squallide cattiverie operate sulla Sua fragile persona, sono state un peso che negli ultimi mesi non riusciva più a sopportare.

Solo ieri, caro Franco, ci siamo parlati e visti.

Avevo compreso che eri stanco e sfiduciato.

Oggi, poche ore prima dell’inizio del Tuo viaggio, Ti ho risposto a monosillabi sulla nostra chat.

Scusami.

Lasciami dire solo un’ultima cosa, Francesco,

Buon viaggio ovunque Tu sia.

* avvocato