Il 2026 porta con sé un nuovo tentativo di adattare al grande schermo l’opera immortale di William Golding che nel 1983 gli valse il Nobel per la letteratura. Dopo i primi tentativi del 63’ e del 90’ (entrambi con scarsi risultati) si ritenta oltre 70 anni dopo la prima pubblicazione del romanzo. Questa volta con una serie tv a cura di Jack Thorne che da poco giunta al terzo episodio promette più che bene, riuscendo a trasportare nelle atmosfere proprie del romanzo di Golding. Ci tengo a dichiarare il mio amore per l’opera originale la quale riuscì a cambiarmi già dalla prima lettura e che consiglio vivamente a tutti.

La trama ruota intorno a dei ragazzini della buona borghesia inglese che ritrovatisi soli dopo uno schianto aereo, devono riuscire a sopravvivere su un isola deserta. Ben presto si svilupperanno però dinamiche di forza e prevaricazione. Tutta l’opera vuole essere un enorme allegoria del rapporto fra individuo e società con annesse riflessioni sulle pulsioni più nascoste dell’animo umano. Molti sono i simboli rintracciabili che si presentano a letture e interpretazioni al di là del sensibile.

L’isola dove si svolge la vicenda è una porzione di spazio che simbolizza in scala ridotta la società con le sue regole. I ragazzi non sono altro che piccoli uomini all’interno di questa pseudo-società e in quanto tali inizieranno ad organizzarsi per convivere al suo interno e fra loro.
La conchiglia che Ralph e Piggy trovano all’inizio permette loro di comunicare, esprimersi ed essere ascoltati. E’ simbolo del diritto di e alla parola rappresentando l’ordine e la democrazia. Chi ha la conchiglia ha la capacità di far udire la propria voce. Non a caso durante la ribellione sarà distrutta
Gli occhiali di Piggy(ragazzo più intelligente e razionale del gruppo) rappresentano la ragione, la logica, il sapere di tipo scientifico che si oppone all’istinto che con lo scoppio di violenza e guerre diventano il primo bersaglio.
La Bestia è l’animale feroce che inizia ad insinuarsi nella mente dei ragazzi incutendo loro terrore e sgomento. Rappresentano l’istinto primordiale: più si fà forte più si accentua lo stato di irrazionalità e barbarie.
Il Signore delle Mosche è il modo in cui i ragazzi si riferiscono alla testa di maiale mozzata e issata sul palo intorno a cui i ragazzi iniziano a praticare riti. L’idolo diventa un emanazione fisica del male che regna sull’isola. Il Signore delle Mosche è anche uno dei tanti epiteti con cui si fa riferimento a Satana, ingannatore per eccellenza(il titolo fu suggerito a Golding da T.S. Eliot).

Non importa quanti decenni passeranno ma la domanda perentoria e a suo modo spaventosa dell’opera rimarrà sempre la medesima: Chi può avere la certezza che l’uomo sia per sua natura intrinsecamente buono?



















