Nuova legge elettorale, il paradosso del mentitore

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  –    di Vincenzo D’Anna*    –                                                       

“Tutti i Cretesi sono bugiardi”. Così il filosofo Epimenide, originario di Creta, formulò il celebre paradosso del mentitore, dimostrando come possa nascere un cortocircuito logico tra verità e menzogna. Se infatti egli stesso era cretese, allora doveva essere considerato bugiardo e, di conseguenza, falsa anche la sua affermazione. Quel paradosso, nato nel IV secolo avanti Cristo, conserva oggi una sorprendente attualità, soprattutto nella politica e nell’informazione. Un flusso continuo di notizie invade i social network e gli spazi digitali, amplificando la confusione tra vero e falso, specie tra quanti sono meno avveduti o privi degli strumenti culturali necessari per distinguere i fatti dalle manipolazioni. Così le menzogne, condivise e rilanciate, finiscono per assumere il rango di opinione pubblica. Alla base vi è l’illusione che chiunque possa parlare a tutti sia automaticamente in grado di sostenere tesi fondate e di confutare quelle altrui. Torna allora alla mente la celebre osservazione di Umberto Eco sui social: strumenti che consentono a milioni di ignoranti di sentirsi depositari della verità soltanto perché possono comunicare con il mondo intero. Il problema diventa ancora più grave quando la menzogna orienta le scelte politiche e determina la qualità della classe dirigente. Lo stesso accade nell’informazione tradizionale – giornali, radio, televisioni, talk show – dove troppo spesso prevale la propaganda sulla ricerca della verità. Con un pizzico di ironia, si potrebbe immaginare oggi Epimenide nei panni di direttore di giornale, conduttore televisivo o leader dell’opposizione, intento a utilizzare il suo paradosso per dimostrare tutto e il contrario di tutto. La politica vive di dialettica e confronto tra tesi opposte: è questa, in fondo, l’essenza della democrazia. In una società libera, chi sceglie i governanti deve anche poterli criticare e controllare, affinché il potere non si concentri nelle mani di uno solo o di una ristretta oligarchia. Tuttavia libertà e democrazia non possono esistere senza responsabilità, conoscenza e consapevolezza dei limiti entro cui esercitare i propri diritti. La tecnologia, invece, ha progressivamente separato libertà e democrazia dai loro necessari corollari. Ci ha illuso che la conoscenza sia superflua e che si possa esercitare la libertà persino facendo a meno della verità. Così il nostro tempo rischia di trasformare ignoranza e menzogna in prerogative accettabili, se non addirittura utili. Ma una democrazia autentica richiede cittadini capaci di distinguere il vero dal falso. Quando tutto appare indistinto, l’elettore finisce per scegliere secondo convenienza o suggestione, mentre il voto perde il valore di dovere civico e si riduce a una rappresentazione vuota. O rinascono partiti democratici e scalabili, scuole di formazione politica e confronti fondati su valori e visioni economico-sociali anche alternative tra loro, si introduce un criterio di verifica di un bagaglio di minime ed idonee conoscenze culturali per potersi inserire in un elenco per coloro che sono candidabili , come già avviene in altre delicate fattispecie, oppure le elezioni finiranno per diventare soltanto “ludi cartacei”. E apparirà persino ridicola la pretesa di salvare la democrazia con l’ennesima, furbizia di una nuova legge elettorale.

*già parlamentare