DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO D’AMORE? DI UN TSO DA FARE CON URGENZA

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di Giuseppe Rock Suppa 

“L’amore è quello stato in cui l’uomo vede le cose come non sono”, sentenziava Nietzsche. Ma dai? Davvero serve un filosofo per capire che l’innamorato medio ha la capacità di giudizio di un bradipo sotto anestesia? Eppure, questa gloriosa allucinazione collettiva ha mosso il mondo, fatto scoppiare guerre e riempito i palinsesti televisivi. Per Nietzsche, però, l’amore era solo un fastidioso bug del sistema. Un intralcio per il suo feticcio preferito: il Superuomo. Peccato che l’intera teoria del Superuomo puzzi terribilmente di meccanismo di difesa, nato guarda caso subito dopo che Friedrich si è beccato l’ennesimo, memorabile due di picche dalla splendida Lou Andreas-Salomé.

 

Nel Medioevo, almeno, avevano l’onestà intellettuale di chiamare le cose col loro nome: una patologia medica. Altro che farfalle nello stomaco. Nahyan Fancy, storico della medicina che evidentemente non sapeva come passare il tempo, ci spiega che nel mondo islamico del X secolo questa follia si chiamava ʿishq. All’inizio la diagnosi era una deliziosa mazzata classista: se eri ignorante o debole di mente, ti ammalavi d’amore. Praticamente, un giudizio morale travestito da ricetta medica. Poi, col tempo, i medici si sono accorti che l’idiozia amorosa colpiva anche nobili, santi e profeti. E allora via di retromarcia scientifica: “Ah no, scusate, l’amore è una forza che travolge chiunque!”. Tipo la Forza di Star Wars, ma con molti più pianti terapeutici.

 

La gestione clinica del fenomeno poi era un capolavoro di comicità involontaria. Nell’XI secolo, Avicenna descriveva donne ridotte a stracci per motivi psicosomatici. Nel XIII secolo, Ibn al-Nafīs – da vero genio della fisiologia – teorizzò che l’amore derivasse da un pericoloso accumulo di liquidi seminali. I soggetti più a rischio? Giovani e scapoli. Praticamente la stessa illuminata tesi scientifica espressa secoli dopo dall’immenso Franco Battiato in qualche suo viaggio mistico-musicale. La terapia medievale standard? Rapporti sessuali leciti. Curare l’ossessione romantica con una sana e prescritta dose di sesso: la mutua dell’epoca aveva decisamente più stile.

 

Ovviamente, la faccenda è sfuggita di mano. Tra il XIII e il XVI secolo, questo presunto accumulo di fluidi si è magicamente trasformato nel modello dell’amore mistico Sufi, dove l’oggetto del desiderio diventa Dio. Un medico ottomano, Ibn al-Mubārak, arrivò a dividere il mercato: da una parte l’amore dei poveracci, curabile a letto; dall’altra l’amore dei santi, tutto castità, perfezione divina e zero istinti carnali. Praticamente un’astinenza glorificata.

 

Ma non facciamo i superiori in Occidente. Anche da noi la sanità mentale sul tema è arrivata l’altro ieri. Abbiamo avuto Orlando che sradicava alberi per una delusione amorosa e, fino a pochi decenni fa, un codice penale che trattava le donne come proprietà privata e l’adulterio femminile come un crimine di stato. Poi, grazie a un barlume di Illuminismo e rivoluzione scientifica, abbiamo finalmente iniziato a separare il concetto di amore da quello di possesso immobiliare.

 

Un traguardo che in molte società islamiche attuali resta pura fantascienza. Lì siamo ancora fermi al pacchetto completo: veli obbligatori, poliginia di stato e restrizioni che farebbero apparire il Medioevo un festival progressista. Se una donna prova a emanciparsi secondo questo nostro bizzarro concetto occidentale di libertà rischia la lapidazione. E se sei omosessuale, la situazione si fa persino più esplosiva.

 

Il dettaglio più esilarante? Le femministe nostrane di ultima generazione. Quelle talmente accecate dall’odio per il “maschio bianco etero” da ignorare completamente la sistematica demolizione dei diritti delle donne altrove. Anzi, in nome del sacro “multiculturalismo”, se vedono un velo islamico corrono a metterselo pure loro per solidarietà. Geniali.

 

E noi occidentali cosa dovremmo fare? Esportare la Dichiarazione dei diritti umani? Ci abbiamo provato, con la consueta grazia elefantiaca e risultati pari a zero. Guardate l’Afghanistan: sono bastati cinque minuti di assenza degli americani perché i talebani rimettessero tutte in riga, cancellando vent’anni di “esportazione della democrazia” in un pomeriggio.

 

Alla fine, l’amore secondo Nietzsche resta una magnifica trasfigurazione: l’arte di vedere le cose come non sono. Da Nietzsche a Raymond Carver il passo è breve. Di cosa parliamo quando parliamo d’amore? Semplice: di un immenso, costosissimo e inguaribile casino. E la parola “casino” va interpretata a vostro libero piacimento