– di Peppe Rock Suppa –
C’è una novità scientifica fresca fresca di giornata per tutti quelli che non aprono un libro dalle medie: abbiamo finalmente la carta d’identità dell’asteroide che 66 milioni di anni fa estinto i dinosauri. Spoiler: non era un sasso qualunque, ma un pezzo di sasso spaziale talmente raro che, al confronto, trovare un politico onesto sembra una passeggiata. Apparteneva a una dinastia di meteoriti carbonacee nate nei sobborghi più sfigati ed esterni del Sistema solare.
Di solito, quando provo a spiegare questa storia alla gente che ignora tutto dell’universo, mi scontro con un analfabetismo scientifico dilagante. La gente cade dal pero quando scopre che quei lucertoloni giganti che Spielberg ha cinematograficamente pompato sono rimasti in giro sulla Terra per ben 165 milioni di anni, mentre noi — che ci crediamo i padroni del mondo — siamo qui a fare danni da appena 300mila anni scarsi. Per non parlare del fatto che tra l’ultimo T-Rex e il primo ominide passano quasi 60 milioni di anni. Sì, tocca dirlo, perché c’è ancora gente convinta, come Al Bano, che a uccidere i dinosauri sia stata la nostra Specie. Ma la domanda da un milione di dollari che mi fanno sempre è: “Ma scusa, i dinosauri erano tutti ammassati in fila dove è caduto l’asteroide?”. Ma per favore.
Sessantasei milioni di anni fa, questo asteroide largo fino a quindici chilometri ha centrato in pieno lo Yucatán, in Messico, aprendo un buco da duecento chilometri noto come cratere di Chicxulub. Chiaramente, tutte gli esseri viventi che si trovavano in zona sono state vaporizzate all’istante tra esplosioni, onde d’urto e tsunami apocalittici. Ma a fare terra bruciata nel resto del pianeta non è stata la botta in sé, bensì l’effetto domino che ne è seguito. L’impatto ha sparato nell’atmosfera miliardi di tonnellate di polvere, fuliggine e gas serra al contrario, creando una coltre di smog permanente che ha spento il Sole. Risultato? Un inverno nucleare coi fiocchi. Temperature sotto zero, fotosintesi ko, piante morte, plancton estinto e addio catena alimentare. Prima sono morti i vegani della preistoria (gli erbivori) e subito dopo i predatori rimasti senza cibo. In breve: la Terra è diventata una discarica invivibile. E indovinate chi è sopravvissuto? Non il più forte, ma il più adatto (Darwin 1, palestratissimi dinosauri 0).
Ora, un team di cervelloni guidato da Georgy V. Makhatadze (dell’Institut de physique du globe de Paris) sotto l’occhio vigile di Frédéric Moynier, ha pubblicato su Science Advances la scientificissima prova del nove su quel killer cosmico.
Non si trattava di comune ghiaia intergalattica. L’assassino era una rarissima “condrite carbonacea del gruppo CO” (un nome che sembra un codice fiscale, derivato dalla meteorite di Ornans). Parliamo di materiale fottutamente primitivo, risalente a quando il Sistema solare era ancora in fasce, roba totalmente diversa dai sassi che di solito cadono in testa alla gente oggi.
Ovviamente di quel mega-asteroide è rimasto meno di niente, dato che si è letteralmente sciolto nell’impatto. Però, dato che il tempismo è tutto, le sue tracce microscopiche sono rimaste intrappolate in un sottilissimo strato di fango argilloso sparso in giro per il globo. I ricercatori hanno preso i campioni, hanno misurato gli isotopi del nichel con una precisione da maniaci del controllo e li hanno usati come un’impronta digitale chimica. Match perfetto: condriti carbonacee CO.
Vi starete chiedendo: “E a me che cazzo importa?”. Beh, dal punto di vista della scienza è un colpaccio. Sapevamo già che l’oggetto arrivava da oltre l’orbita di Giove, ma ora abbiamo proprio il nome della famiglia. Giusto per darvi un’idea di quanto i dinosauri abbiano avuto una sfiga fantozziana: queste condriti carbonacee rappresentano appena il 5% dei meteoriti terrestri, e il tipo “CO” è solo una briciola di quel 5%. In pratica, come ha fatto notare lo scienziato Philippe Claeys, i dinosauri sono stati centrati in pieno da un proiettile cosmico con una probabilità di uscita talmente bassa che vincere al SuperEnalotto sembra un gioco da ragazzi.
Ricapitolando: il killer dei dinosauri non era un alieno da un’altra galassia, era un vicino di casa psicopatico nato nel nostro cortile planetario e poi deviato per sbaglio verso di noi. Per ironia della sorte ora sappiamo vita, morte e miracoli isotopici di un asteroide assassino di 66 milioni di anni fa, ma dopo vent’anni siamo ancora in alto mare sul delitto di Garlasco e Alberto Stasi è finito in carcere, colpevole solo perché era il fidanzato della vittima. La giustizia umana fa acqua da tutte le parti, ma ehi, almeno l’identikit dell’asteroide è perfetto.



















